Attualità
Tra voto russo e raid, la pace è lontanissima
“Esiste un rischio reale e concreto che droni o vettori balistici possano penetrare nel territorio di uno o più Paesi del nostro fianco orientale e provocare danni gravissimi, mentre la versione ufficiale di Mosca continuerà a sostenere che si sia trattato soltanto di un incidente”. Questo lucido e severo allarme, pronunciato dal primo ministro polacco Donald Tusk nel suo intervento dinanzi al parlamento di Varsavia, riassume l’atmosfera di estrema precarietà e di tensione strisciante che si respira sull’asse tra il confine ucraino e i territori dell’Alleanza Atlantica. Le ultime ventiquattro ore hanno registrato un drastico salto di qualità nei livelli di scontro, estendendosi con violenza dai fronti terrestri del Donbass fino alle rotte commerciali del Mar Nero e alle complesse geometrie diplomatiche tra Washington, Bruxelles e Pechino.
LA RISPOSTA DELL’ALLEANZA: AEREI IN VOLO E IL NODO DELLA NUOVA BASE AMERICANA. L’avvertimento di Tusk ha trovato una rispondenza immediata nei fatti sul campo. Nella giornata di ieri la Polonia ha dovuto far decollare in fretta i propri aerei da combattimento in due distinte occasioni nel giro di poche ore. Il primo allarme scattato dalle sale operative di Varsavia ha riguardato l’avvicinamento pericoloso di un vettore aereo della Federazione Russa allo spazio aereo nazionale; la seconda mobilitazione generale è invece avvenuta nella tarda serata di ieri, quando le forze armate polacche e gli assetti di sorveglianza della NATO sono stati schierati in massima allerta per tracciare e proteggere il confine rispetto ai massicci raid aerei condotti da Mosca contro le infrastrutture civili e militari dell’Ucraina centrale.
Proprio per consolidare la postura deterrente della linea orientale di fronte alla pressione di Mosca, l’asse tra la Casa Bianca e Varsavia ha registrato una forte accelerazione sul piano dell’infrastruttura bellica permanente. Annunciando “ottime notizie” con un messaggio diffuso ieri sui propri canali ufficiali, il presidente americano Donald Trump ha confermato che “si stanno compiendo importanti progressi verso la creazione di una base militare statunitense in Polonia”. Rendendo omaggio all’intesa tattica e alla “leadership audace” del presidente polacco Karol Nawrocki, definito un suo stretto alleato, l’inquilino della Casa Bianca ha precisato che “se questo progetto andrà in porto, la sua ubicazione sarà annunciata molto presto” e rappresenterà “un passo storico per la nostra grande alleanza tra Stati Uniti e Polonia”. Nawrocki ha subito replicato assicurando che Varsavia metterà a disposizione il miglior sito strategico possibile, consolidando così l’annuncio dei 5.000 soldati americani aggiuntivi già promessi da Trump in primavera.
L’ATTACCO NEL MAR NERO: MERCANTILI NEL MIRINO E LA GUERRA DELLE INFRASTRUTTURE. Mentre in Europa orientale si pianifica il ridisegno delle basi alleate, la tensione nei bacini marittimi ha raggiunto un nuovo vertice di drammaticità. Ieri un attacco mirato condotto da droni suicidi russi ha colpito in pieno mare aperto un cargo commerciale battente bandiera della Tanzania che stava navigando verso i porti ucraini. Il raid ha provocato la morte immediata del capitano dell’imbarcazione e il grave ferimento di tre membri dell’equipaggio. Il Ministero delle Infrastrutture di Kiev ha denunciato l’episodio come una flagrante violazione del diritto marittimo e dell’incolumità della navigazione civile nel corridoio alternativo aperto nell’agosto del 2023 dopo la cancellazione degli intesi sul grano.
Dal canto suo, il Ministero della Difesa della Federazione Russa ha confermato l’esecuzione di una serie di attacchi ad alta precisione lungo la costa ucraina, sostenendo di aver centrato nei pressi del porto di Chornomorsk, nella regione di Odessa, e nelle acque prossime allo scalo fluviale di Izmail due navi mercantili che, secondo l’intelligence di Mosca, trasportavano un ingente carico di armamenti e attrezzature ad uso strettamente militare. Gli attacchi ai vettori civili confermano la volontà del Cremlino di strangolare le residue capacità di esportazione e importazione di Kiev, colpendone la logistica proprio mentre le forze russe intensificano l’uso di bombe a guida aerea contro i nodi portuali della regione di Mykolaiv.
PIOGGIA DI FUOCO SULLE CITTÀ E BLITZ DELL’INTELLIGENCE DI KIEV. Parallelamente alla battaglia navale, la pressione delle forze di occupazione russe sulle regioni civili ucraine continua a mostrare numeri spaventosi. Nel solo arco della giornata di ieri, la provincia di Zaporizhia è stata bersagliata da oltre mille attacchi condotti con artiglieria, missili e droni, lasciando a terra un bilancio drammatico di un morto e almeno 14 feriti civili, inclusi i passeggeri di un autobus di linea centrato dai raid. Dalla serata di ieri, anche il territorio di Dnipropetrovsk è stato investito da più di dieci bombardamenti a catena che hanno provocato danni alle abitazioni e il ferimento di due persone, mentre nella capitale Kiev l’allarme aereo è risuonato a più riprese per l’abbattimento di oltre cento droni e svariati vettori balistici.
La controffensiva di Kiev non si è fatta attendere, colpendo in profondità nel territorio nemico. Lo Stato Maggiore ucraino ha confermato che, in un’operazione congiunta dei servizi segreti e delle forze speciali condotta tra la notte di mercoledì e la giornata di ieri, sono stati centrati la raffineria di petrolio di Yaroslavl e la base aerea di Rostov, portando alla distruzione o al danneggiamento di due velivoli da trasporto An-26, un An-12 e tre elicotteri d’attacco. Sul piano delle perdite umane e materiali patite dalle truppe d’invasione, le stime ufficiali fornite da Kiev indicano che l’esercito della Federazione Russa ha perso altri 1.420 soldati nelle ultime ventiquattro ore di aspri combattimenti lungo i settori chiave di Pokrovsk e Kostiantynivka.
IL CANALE STRATEGICO DELL’UE E LO STALLO DELLE SANZIONI GLOBALI. Sotto il profilo economico e del sostegno alla resistenza, il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha tenuto ieri un vertice cruciale con la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen. Al centro del colloquio vi è stata la necessità di individuare soluzioni finanziarie immediate e strutturali per garantire l’autonomia industriale della difesa di Kiev. In particolare, la discussione si è focalizzata sulla possibilità di sbloccare ed erogare celermente i fondi rimanenti del programma europeo SAFE (Security Action for Europe), destinandoli al finanziamento diretto di progetti industriali e militari congiunti tra le aziende ucraine e i consorzi della Difesa dell’Unione Europea. A margine dei colloqui, von der Leyen ha confermato lo sblocco di un’ulteriore tranche da 3,3 miliardi di euro destinata all’acquisto urgente di sistemi di difesa aerea, missili e droni.
Nel frattempo, sul versante delle sanzioni internazionali si consuma uno scontro a distanza tra Washington e Pechino. Un funzionario della Casa Bianca ha reso noto che il presidente Trump intende firmare “presto” il nuovo pacchetto legislativo approvato dal Congresso statunitense per inasprire ulteriormente le sanzioni economiche contro la Russia, introducendo persino dazi punitivi fino al 100% per gli Stati che continuano ad acquistare idrocarburi da Mosca. La reazione della Cina è arrivata senza ritardi: il Ministero degli Esteri di Pechino ha condannato con fermezza le nuove misure americane dirette contro i partner commerciali della Russia, respingendo qualsiasi forma di sanzione “unilaterale” e rivendicando il pieno diritto della Repubblica Popolare di proseguire i normali scambi economici e strategici con il Cremlino.
ESPROPRI DI STATO A MOSCA E LE URNE BLINDATE PER LA DUMA. La risposta di Vladimir Putin alla pressione finanziaria dell’Occidente si è concretizzata ieri in un nuovo atto di forza contro il capitale estero. Il leader del Cremlino ha firmato un decreto presidenziale che pone sotto “amministrazione temporanea” e sotto il diretto controllo dello Stato gli asset e le filiali russe di diversi importanti colossi commerciali europei. Tra le società colpite dalla misura figurano i gruppi francesi Auchan, Leroy Merlin e FM Logistic, oltre alla multinazionale alimentare svizzera Nestlé, la cui operatività nel Paese viene di fatto congelata e trasferita a dirigenti nominati dalle autorità governative russe. Questa stretta economica coincide temporalmente con l’inizio di una scadenza politica interna di fondamentale importanza per il regime: si sono infatti ufficialmente aperti i primi seggi elettorali nella penisola di Kamchatka e nel distretto autonomo della Chukotka, dando il via a tre giornate di votazioni per il rinnovo della Duma di Stato, la camera bassa del parlamento di Mosca composta da 450 seggi. Le operazioni di voto, la cui conclusione è prevista per la serata di domenica, rappresentano le prime elezioni parlamentari tenute in Russia dall’inizio dell’invasione su larga scala dell’Ucraina nel febbraio 2022. Le votazioni si svolgono in un clima di totale controllo dell’informazione e vengono imposte in modo illegittimo anche all’interno dei territori ucraini parzialmente occupati e annessi con la forza, in un esercizio elettorale che la comunità internazionale ha già dichiarato di non voler riconoscere.
CORSA AL RIARMO NEL BALTICO E LA DIFESA DEI MARI. La percezione che il conflitto si stia trasformando in una guerra d’usura di lunghissima durata spinge infine i Paesi del Nord Europa a prepararsi agli scenari più estremi. La Finlandia ha avviato proprio nelle ultime ore un programma speciale di addestramento intensivo volto a istruire il proprio personale militare e la guardia costiera nelle tecniche di arrembaggio, ispezione e neutralizzazione di navi civili o sospette nel Mar Baltico. La misura si è resa indispensabile di fronte al moltiplicarsi dei rischi di sabotaggio e attacchi ibridi contro le infrastrutture sottomarine strategiche, dai cavi per le telecomunicazioni ai gasdotti energetici, in una regione ormai trasformata in uno dei fronti caldi della nuova Guerra Fredda.
