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Consiglio d’Europa: c’è chi diffonde odio. Necessaria un’azione forte, specie in politica
Il recente Rapporto 2026 di Ecri (Commissione europea contro il razzismo e l’intolleranza, con sede a Strasburgo) lancia un allarme. Tra i “bersagli” origine etnica, nazionalità, religione, genere e orientamento sessuale. Appello alle istituzioni
“L’origine etnica o nazionale è spesso tra i motivi più comuni del discorso d’odio, seguita da religione, cittadinanza, orientamento sessuale e identità di genere”. L’allarme viene dal Consiglio d’Europa, organizzazione internazionale che comprende 46 Paesi. I documenti e le prese di posizione di questo organismo sono, in genere, ben ponderate: e dunque il documento prodotto da Ecri (la Commissione europea contro il razzismo e l’intolleranza, che afferisce al Palais de l’Europe di Strasburgo) non può passare inosservato.
Ecri nel suo Rapporto 2026 osserva “allarmanti livelli di discorso d’odio e la sua crescente banalizzazione in tutta Europa”.Il discorso xenofobo “si diffonde, anche nei contesti di inasprimento delle politiche migratorie”.

I rom “sono frequentemente esposti al discorso d’odio, che spesso li dipinge come minaccia per la sicurezza o la salute pubblica”. Il discorso d’odio antisemita e antimusulmano “resta prominente nelle statistiche ufficiali di vari Paesi europei, a un livello molto superiore rispetto a prima dell’attacco di Hamas contro Israele il 7 ottobre 2023 e della successiva guerra a Gaza”. Non mancano segnali di minacce a fedeli e comunità cristiane. “La retorica xenofoba si coniuga talvolta con il razzismo nei confronti dei neri, soprattutto online e nello sport”. Per quanto riguarda la Lgbti-fobia, le persone transgender continuano a essere prese particolarmente di mira, spiegano a Strasburgo.
Ecri specifica che molti interventi provenienti dalla politica accrescono diffidenze, timori, atteggiamenti discriminatori, unendosi alla “misinformazione”, in particolare durante i periodi elettorali.
“Il discorso d’odio prende di mira non solo le singole persone, ma la società nel suo insieme”,ha sottolineato Bertil Cottier, presidente di Ecri, illustrando il rapporto. “Quando le persone si sentono in pericolo per ciò che sono o per come vengono percepite, potrebbero sentirsi escluse e ritirarsi dalla vita pubblica”. Questo è il motivo per cui il discorso d’odio, che si esprime sotto diverse forme, “danneggia non solo le vittime e le comunità colpite, ma anche la democrazia stessa”. Quindi un richiamo: “I leader politici, i funzionari pubblici e gli operatori delle piattaforme online dovrebbero prendere piena consapevolezza del loro ruolo e delle loro responsabilità, ripudiare il discorso d’odio e promuovere narrative inclusive”.
Quindi un’altra, forte, raccomandazione, che chiede – e impegna lo stesso Consiglio d’Europa – di “combattere il discorso d’odio nella sfera politica, rafforzare le politiche e la legislazione, sfruttare l’intelligenza artificiale per combattere l’odio online, proteggere i minori e i giovani e fornire un ambiente sicuro a tutte le persone attive nella lotta contro il discorso d’odio”.Fra l’altro Ecri ha incoraggiato più volte i partiti politici ad autoregolamentarsi per prevenire e combattere il discorso d’odio,in particolare firmando la Carta dei partiti politici europei per una società non razzista e inclusiva. “Le narrative di contrasto al discorso d’odio dovrebbero essere valorizzate e incoraggiate”.
Ovviamente ruoli altrettanti importanti per costruire comunità tolleranti e inclusive spetta alle famiglie, alla scuola, alle università, ai mondo del volontariato e dell’associazionismo. A ciascuno la sua parte.
Sir
