Onu tra paralisi e multipolarità

“La vera domanda non è se l’ordine globale stia cambiando, ma se il Palazzo di Vetro sia ancora capace di registrarne le scosse senza crollare”. È questo il giudizio amaro che si rincorre nei corridoi di Manhattan mentre l’81esima Assemblea Generale delle Nazioni Unite apre i propri battenti. L’assise prende il via in un clima di eccezionale incertezza politica e di frammentazione geopolitica, schiacciata dall’ombra dei due grandi conflitti contemporanei — la guerra in Ucraina e la crescente escalation aperta tra Stati Uniti e Iran — a cui si salda la mai sopita crisi nel Medio Oriente, dove la questione palestinese rimane un’aperta ferita per la coscienza collettiva internazionale. Un quadro a cui si aggiungono la pressione dei flussi migratori, la fame nel mondo, l’emergenza climatica e i rischi sanitari di un pianeta che fatica ancora a metabolizzare le lezioni strutturali impartite dalla pandemia di Covid.

LA DIPLOMAZIA DEI CORRIDOI: I DOSSIER ENERGETICI TRA PARIGI E WASHINGTON. A catalizzare le attenzioni non sono soltanto i discorsi ufficiali dall’ambone, ma il fittissimo calendario di bilaterali. Ieri il presidente francese Emmanuel Macron ha incontrato l’inquilino della Casa Bianca Donald Trump per un vertice ad alto tasso di tensione focalizzato sul conflitto ucraino e sulla nuova fiammata dei prezzi del greggio. Il capo dell’Eliseo ha prospettato al presidente americano una serie di iniziative per raffreddare i listini dell’oro nero, includendo l’ipotesi di una “moratoria” concordata sugli attacchi russi e ucraini rivolti contro le rispettive infrastrutture energetiche. Allo stesso tempo, si attende l’arrivo nelle prossime ore a New York del presidente iraniano Masoud Pezeshkian, la cui delegazione prende parte ai lavori dell’Onu. Nonostante una pace duratura con Washington appaia ancora del tutto lontana, la presenza dei vertici di Teheran al Palazzo di Vetro dimostra come l’assise rappresenti l’ultimo forum di contatto aperto in una fase in cui l’instabilità del Medio Oriente minaccia ripercussioni dirette sui mercati globali.

L’INCROCIO GLOBALE: LA PREPARAZIONE DEL VERTICE TRA TRUMP E XI. Sullo sfondo delle sessioni di New York si proietta tuttavia l’attesa per il vero piatto forte della diplomazia d’inizio autunno: l’imminente incontro bilaterale tra il presidente americano Donald Trump e il presidente cinese Xi Jinping, atteso a Washington per una visita di Stato subito dopo la parentesi diplomatica delle Nazioni Unite. Ieri le diplomazie dei due Paesi hanno limato i dettagli al termine di un vertice fiume tenutosi proprio a Manhattan tra il Segretario al Tesoro Scott Bessent e il vicepremier cinese He Lifeng. L’obiettivo dei due giganti è gettare le basi per un’intesa formale sulla regolamentazione dell’intelligenza artificiale e sul prolungamento della tregua commerciale. “La cosa più importante è iniziare a parlarsi, per questo abbiamo istituito il meccanismo di dialogo sull’IA” ha dichiarato ieri il ministro americano Bessent al termine delle trattative a New York, sottolineando la necessità di creare un canale di notifica preventivo sugli incidenti legati alle tecnologie emergenti che possano impattare sulla sicurezza nazionale. L’incrocio tra la diplomazia multilaterale dell’Onu e il confronto bilaterale sino-americano testimonia come le reali decisioni sugli equilibri del XXI secolo stiano viaggiando su binari paralleli.

LA SUCCESSIONE A GUTERRES E LA PARTITA DELLE GRANDI POTENZE. Tra i dossier più caldi che attraversano le delegazioni presenti a New York c’è quello relativo alla successione del Segretario Generale António Guterres, il cui mandato scadrà il prossimo 31 dicembre. Dopo le prime consultazioni informali all’interno del Consiglio di Sicurezza, la corsa alla guida del Palazzo di Vetro si annuncia complessa e priva di un favorito assoluto. In pole position per una candidatura storica al femminile restano la costaricana Rebeca Grynspan e l’ecuadoriana María Fernanda Espinosa, affiancate dai profili dell’emiratina Lana Nusseibeh e dell’olandese Sigrid Kaag, senza trascurare le ambizioni del presidente kazaco Kassym-Jomart Tokayev. Ma la scelta finale dipenderà interamente dai mercanteggiamenti sottotraccia tra Washington e Pechino: la nomina del futuro leader dell’Onu si giocherà sulla disponibilità delle due superpotenze a non esercitare il diritto di veto, trasformando l’elezione in una vera e propria moneta di scambio politico nell’ambito dei negoziati bilaterali sul commercio e sulla sicurezza tecnologica.

LA SCANSIONE DEI LAVORI E LA COPERTURA DEI MEDIA INTERNAZIONALI. Oggi l’attenzione si sposta sull’avvio effettivo del Dibattito Generale, articolato nella consueta scansione oraria. La sessione antimeridiana prende il via alle 09:00 ora di New York (le 15:00 in Italia) per concludersi attorno alle 14:45 (le 20:45 italiane). I lavori riprendono nel pomeriggio dalle 15:00 alle 21:00 locali, corrispondenti alla fascia che va dalle 21:00 alle 03:00 del mattino seguente secondo il fuso orario italiano. L’assise vede la presenza ufficiale dei rappresentanti dei 193 Paesi membri, con oltre tremila incontri collaterali in programma. Il racconto dell’evento restituisce spaccati e priorità totalmente difformi a seconda dei contesti geografici. La stampa americana evidenzia con approccio pragmatico i rischi di stallo sistemico, concentrandosi sull’impatto economico dei conflitti e sulla necessità di fissare argini allo sviluppo incontrollato dell’intelligenza artificiale. Di contro, i network russi e cinesi utilizzano l’appuntamento per denunciare l’inadeguatezza dell’impostazione occidentale, promuovendo il consolidamento del blocco multipolare e la centralità del Global South. Nel continente europeo la narrazione si divide tra la difesa del diritto internazionale promossa dai quotidiani francesi e la rigida analisi tedesca sulla sostenibilità finanziaria delle missioni di pace, mentre le emittenti arabe e iraniane mantengono il punto sulle emergenze umanitarie del Medio Oriente.

UN’ISTITUZIONE ALLA PROVA DEL NOVE. L’81esima Assemblea Generale si presenta dunque come un passaggio spartiacque per il multilateralismo. In un contesto internazionale caratterizzato dalla sovrapposizione tra conflitti bellici, emergenze energetiche e la difficile gestazione di un nuovo ordine bipolare tra Stati Uniti e Cina, il Palazzo di Vetro si trova costretto a dimostrare la propria utilità residua, nel difficile tentativo di non ridurre la diplomazia globale a un puro esercizio di retorica.