L’Angelus di Leone XIV del 20 settembre, il pensiero alla Somalia

Cari fratelli e sorelle, buona domenica!

Nella liturgia di oggi, il Signore, per bocca del profeta Isaia, ci dona un grande motivo di speranza, dicendoci che i suoi pensieri non sono i nostri pensieri e le sue vie non sono le nostre vie (cfr Is 55,8). Sì, i disegni di Dio sono infinitamente più grandi e, diciamo pure, più “umani” rispetto a quelli che noi uomini e donne, segnati dal peccato, possiamo concepire e realizzare. Perciò, ecco l’appello quanto mai attuale del profeta: abbandonare le nostre vie distorte e ritornare al Signore, che è misericordia e perdono (vv. 6-7).

Nel Vangelo, le parabole di Gesù descrivono la novità di ciò che Dio ha in serbo per noi, ma in genere manifestano anche la resistenza che siamo pronti a opporre a una giustizia più generosa e a un amore più grande. Oggi, in particolare, ascoltiamo il racconto degli operai chiamati a lavorare nella vigna (cfr Mt 20,1-16), chi per una giornata intera, chi soltanto per qualche ora, chi già quasi al tramonto. Ma il centro della parabola è nel momento della retribuzione, quando il padrone mantiene la parola con i lavoratori della prima ora e li paga come d’accordo, ma vuole che vedano la sua bontà e, davanti ai loro occhi, tratta gli ultimi allo stesso modo.

Un dettaglio, infatti, non deve sfuggirci. Il padrone indica al fattore un preciso ordine da seguire: gli operai andranno pagati «incominciando dagli ultimi fino ai primi» (Mt 20,8). La reazione negativa di chi aveva lavorato tutto il giorno si sarebbe, dunque, potuta evitare facilmente, invece è voluta, perché la rivelazione della bontà di Dio è per tutti, non solo per qualcuno. Dio ha vie diverse e pensieri nuovi anche per coloro che si ritengono i primi e ritengono di essersi guadagnati ciò che sono, di aver meritato i risultati che hanno raggiunto. Tutti, invece, guadagniamo gioia, intelligenza e futuro quando la legge dell’amore interrompe quella del calcolo, l’esperienza della misericordia allarga quella del merito, il dono della pace sospende le rivalità e avvicina nella gratitudine.

Fratelli e sorelle, è una grazia essere collaboratori di Dio, lavorare nella sua vigna, servire il suo Regno di giustizia e di pace! Non c’è spazio per l’invidia e la divisione là dove irrompe la novità di Dio. Cerchiamo, dunque, il Signore, mentre si fa trovare, invochiamolo, mentre è vicino; abbandoniamo la vie distorte e i pensieri iniqui (cfr Is 55,6-7)!

Guardiamo alla nostra Madre Santissima: è creatura come noi, ma è senza macchia, perciò ci aiuta a sperare in Dio e ad affidarci alla sua misericordia, così che le sue vie diventino le nostre vie e i suoi pensieri diventino i nostri pensieri.

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Dopo l’Angelus

Cari fratelli e sorelle,

Seguo con grande preoccupazione la crisi umanitaria in atto in alcune zone della Somalia, dove episodi di violenza e fenomeni climatici estremi stanno aggravando le già precarie condizioni di vita della popolazione, in particolare di donne e bambini. Auspico un generoso coinvolgimento della comunità internazionale, affinché non manchi a questi nostri fratelli e sorelle l’assistenza necessaria.

Ed ora rivolgo il mio saluto a tutti voi, romani e pellegrini!

Do il benvenuto al Vescovo e ai fedeli della diocesi di Toruń, in Polonia, che visitano in Italia i luoghi dei miracoli eucaristici; come pure alle famiglie provenienti dalla diocesi di Spiš, in Slovacchia.

Saluto i Padri Gesuiti che iniziano il loro nuovo percorso di studi a Roma; e il gruppo della Parrocchia romana della Sacra Famiglia di Nazareth, con la Polisportiva Centocelle e l’Oratorio “San Giuseppe Manyanet”.

Invio la mia benedizione alla popolazione di Pescantina, presso Verona, che oggi si stringe intorno al Monumento agli Ex Internati, per ricordare quanti sono stati deportati e prigionieri durante la II Guerra Mondiale. Lo faccio per sottolineare che non bisogna dimenticare, ma  imparare dalla storia per non ricadere negli errori del passato.

Carissimi, vi ringrazio di essere venuti. Buona domenica a tutti!