Territorio
Giovanni Chinnici a Belmonte, “mio padre Rocco? Un uomo, un padre, un marito. Non un eroe”
In occasione della rassegna “Scrittori a palazzo”, il castello di Belmonte Calabro ha ospitato la presentazione del libro “Trecento giorni di sole” del figlio del magistrato ucciso nel 1983. Sul prossimo numero di PdV l’intervista a Giovanni Chinnici
Una testimonianza straordinaria e arricchente. Così può definirsi quella di Giovanni Chinnici, figlio di Rocco Chinnici, magistrato ucciso nel 1983. Il castello di Belmonte Calabro è stato il teatro di un incontro pregevole. L’iniziativa rientra nella rassegna “A palazzo con lo scrittore”, organizzata dal Comune insieme ad alcune realtà istituzionali come l’Associazione Dimore storiche d’Italia. Prezioso anche l’apporto della Pro loco, diretto da Giovanna Ruggiero. Proprio all’interno dei ruderi del castello medievale si trova la biblioteca comunale e la sede della Pro loco. Pregevole l’esposizione di Olinda Suriano, docente di filosofia, che ha tracciato, con un andamento poetico, la storia del castello di Belmonte.
In introduzione è intervenuto il sindaco di Belmonte, l’ingegnere Roberto Veltri, che ha sottolineato la significatività dell’evento. Veltri ha sottolineato proprio la straordinaria testimonianza di Rocco Chinnici e l’importanza dell’impegno del figlio Giovanni, che in lungo e in largo per l’Italia porta la narrazione della propria vicenda e l’attualità della figura del magistrato che ha perso la vita nel 1983.

Forti le parole dell’avvocato Chinnici. “I magistrati possono fare tanto nella fase repressione, poi ci vuole la politica, che non può limitarsi a dare le risorse per le indagini. La politica deve arrivare prima”. Da qui l’esempio: “I ragazzi che nascono allo Zen di Palermo possono scegliere o il traffico della droga, o furti o danneggiamento o, se gli va bene, di andare via. Una politica che consente questo non distruggerà mai la mafia”. Rocco Chinnici, difatti, invocava proprio la volontà politica come necessità per sconfiggere definitivamente le mafie.
“Oggi i magistrati hanno l’appoggio dell’opinione pubblica, ma all’epoca non era così, la mafia a quell’epoca era sistema e non era diversa dalle Istituzioni”, ha detto Giovanni Chinnici, che per l’occasione ha presentato il libro “Trecento giorni di sole”, in cui ripercorre gli eventi dell’uccisione di suo padre e la sua stessa vicenda personale.
“In quegli anni la mafia, che oggi conosciamo nella sua struttura interna, non era conosciuta. Rocco Chinnici intuisce la struttura, un struttura a strati, però piramidale, come raccontata poi ai giudici dai pentiti”.
Giovanni Chinnici, recuperando l’impegno del padre, ricorda che “fu estremamente lungimirante perché riuscì a intuire il coinvolgimento di alcuni esponenti dello Stato”. “Il pool antimafia, la specializzazione giudiziaria, le indagini patrimoniali sono tutti elementi inventati da Rocco Chinnici”. Eppure, e ci tiene a evidenziarlo, “non era un eroe. Era un uomo, un marito, un padre, un lavoratore”.

