Nuovi scavi archeologici sul Monte Tabor, luogo della Trasfigurazione

Scopo dei lavori è comprendere lo stile di vita e le abitudini di chi abitò in quest’area geografica

Riprendono gli scavi archeologici sul Tabor, il monte in Galilea legato all’episodio della Trasfigurazione di Gesù alla presenza di Pietro, Giacomo e Giovanni, su cui oggi sorge un santuario. Don Gianantonio Urbani, archeologo dello Studium Biblicum Franciscanum di Gerusalemme, responsabile di questa campagna di scavi, ha spiegato che i nuovi lavori riguarderanno, più da vicino, un sistema di grotte e di cavità di epoca bizantina, identificato oltre un secolo fa dall’architetto Antonio Barluzzi. Usando una mappa poco nota elaborata da quest’ultimo, gli esperti faranno uno studio topografico di tutta l’area e analizzeranno il perimetro delle cavità, procedendo con interventi di pulizia e di messa in sicurezza. Le grotte sono fondamentali perché, conoscendole più in profondità, possono svelare dettagli curiosi sulla vita che si conduceva sul Tabor, oltre ad essere testimoni della tradizione cristiana. Secondo le fonti bizantine, un’antica comunità monastica abitò questo luogo, e un certo monaco, chiamato Eliseo, guidava i fedeli, alternando preghiera e lavoro manuale per la produzione di cesti per il popolo. La montagna del Tabor è un sito storico che cela più stratificazioni, riconducibili ad epoche diverse. Sotto la Basilica della Trasfigurazione, per esempio, vi sono tracce di presenze umane addirittura del Bronzo Medio, quindi antecedenti all’epoca cristiana. Alla delicata fase bizantina hanno poi fatto seguito le epoche crociata e medievale che, spesso, hanno cancellato o offuscato elementi precedenti. Ci sono prove che attestano, perfino, forme di culto anteriori allo sviluppo del cristianesimo, ma l’attenzione principale della nuova campagna di scavi si concentrerà sulle ere paleocristiana e bizantina. Per comprendere, in maniera più adeguata, lo stile di vita ordinario della gente che frequentava il Tabor, i ricercatori hanno impiegato, già nelle campagne precedenti, le tecniche di micro-archeologia, che consiste nell’analisi di reperti e di sedimenti invisibili o microscopici (suoli, pollini ecc.), ricostruendo così le attività umane invisibili, come la nutrizione della gente che viveva sul monte e l’organizzazione degli spazi. Alcune indagini hanno già restituito risultati stupefacenti: i gradini dell’ipogeo della Basilica, per esempio, non sono di epoca antica ma di epoca più recente (forse XVII-XVIII secolo), a testimonianza del fatto che il lavoro archeologico non si limita all’era in cui nacque un sito, ma comprende anche le trasformazioni subite nei secoli. La sfida più importante per gli esperti è condurre gli studi sul luogo, nel pieno rispetto del paesaggio circostante e della spiritualità, senza nulla togliere all’offerta turistica che merita la giusta valorizzazione. Gli interventi toccheranno anche il piccolo museo francescano, che sorge vicino al convento della Custodia di Terra Santa, e che verrà riallestito con una cura speciale che riguarderà le teche lignee, nelle quali sono preservati vari reperti. La finalità degli archeologi è quella di capire il contesto storico nel quale si è sviluppato il Tabor, insieme a tutti i dettagli concernenti la vita quotidiana degli abitanti, i rapporti con Nazaret, le attività umane e la rete di comunicazione con il resto della regione. È importante, in questa fase, far luce sulla funzione che questa montagna aveva all’epoca delle predicazioni di Gesù e, quindi, il suo ruolo nel periodo del Nuovo Testamento. I primi dati scientifici dovrebbero essere pubblicati entro la fine dell’anno o, al più, agli inizi del 2027. Seguiranno poi conferenze in Israele e in Europa, per condividere massimamente, con la comunità scientifica e con i fedeli, i risultati di una campagna fondamentale per la conoscenza di un sito cruciale per il cristianesimo.