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Legge elettorale, ok dal Senato. La palla passa alla Camera
Il Senato ha approvato la nuova legge elettorale, che ora torna all’esame della Camera. Il provvedimento, sostenuto dalla maggioranza, introduce un sistema proporzionale con premio di maggioranza (fissato al 42%), soglie di accesso al 3% e il ritorno parziale delle preferenze (con capilista bloccati e senza alternanza di genere), con l’obiettivo dichiarato dal centrodestra di garantire maggiore stabilità e consentire agli elettori di scegliere la coalizione destinata a governare. Per il governo il testo rappresenta un intervento strutturale sulle regole del voto, mentre le opposizioni contestano soprattutto il premio di maggioranza, i capilista bloccati e il rischio di una compressione della rappresentanza. Tra i punti centrali della riforma c’è la soglia del 42% dei voti per l’assegnazione del premio di maggioranza, che porta complessivamente a 105 i seggi aggiuntivi attribuiti alla coalizione vincente: 70 alla Camera e 35 al Senato. La maggioranza difende il meccanismo come strumento per assicurare governabilità, mentre il Pd e il M5S ritengono che alteri l’equilibrio tra rappresentanza e governabilità. Il capogruppo Pd al Senato Francesco Boccia ha parlato di una legge che rischia di creare “un equilibrio” non ragionevole tra le due esigenze e ha contestato il fatto che con il 42% si possa “prendere quasi tutto”. La riforma reintroduce inoltre le preferenze, dopo oltre trent’anni, mantenendo però una quota di candidati bloccati. Per il senatore di FdI Andrea De Priamo si tratta di “una conquista di democrazia”, perché le preferenze “tornano al Parlamento dopo più di 30 anni grazie al governo Meloni, grazie a questa maggioranza”. De Priamo ha respinto le critiche dell’opposizione, sostenendo che la nuova legge abbia l’ambizione di essere una disciplina “per i prossimi lustri e non certamente per questa o quella maggioranza”.
Di segno opposto il giudizio del capogruppo Pd Francesco Boccia, secondo cui quelle introdotte dalla maggioranza non sarebbero vere preferenze: “Il primo numero è bloccato, lo decide il partito prima che l’elettore entri in cabina”. Anche la vicepresidente del gruppo M5S Alessandra Maiorino ha parlato di “un danno per il Paese” e di “una truffa ai danni dell’elettorato”, sostenendo che i parlamentari effettivamente scelti attraverso le preferenze sarebbero circa il 18%, mentre il resto sarebbe determinato dalle segreterie di partito. Il leader di Italia Viva Matteo Renzi ha invece riconosciuto alla maggioranza di avere compiuto un passo avanti sulle preferenze, pur contestando il mantenimento dei capilista bloccati. Renzi ha però accusato il centrodestra di aver voluto la riforma non per garantire la stabilità, ma per “paura di perdere”. “La politica fa la differenza, non la legge elettorale”, ha detto, ricordando che nel 2022 il centrodestra avrebbe vinto soprattutto grazie alla divisione della sinistra. Durissimo anche il giudizio di Boccia sul premio di maggioranza e sull’impianto complessivo della riforma. Il presidente dei senatori dem ha accusato la maggioranza di essere “ossessionata dal potere” e ha sostenuto che le riforme portate avanti dal governo, dalla legge elettorale all’autonomia e alla giustizia, rappresentino un tentativo di “comprimere la Costituzione”. Boccia ha inoltre criticato le norme sulla rappresentanza femminile e quelle relative agli italiani all’estero, chiedendo alla maggioranza “cosa vi hanno fatto gli italiani che vivono all’estero?” e accusandola di aver “offeso la memoria” dell’ex ministro Mirko Tremaglia.
Sul fronte della maggioranza, De Priamo ha difeso l’impianto della legge sostenendo che il precedente Rosatellum fosse stato costruito per “portare al pareggio, alla palude, all’incertezza” e che l’obiettivo della nuova disciplina sia invece trasformare la stabilità dell’attuale governo “in una costante strutturale del sistema politico italiano”. “La rappresentanza senza governabilità produce un indebolimento della politica”, ha osservato. Dopo il via libera del Senato, la ministra per le Riforme Elisabetta Casellati si è detta ottimista sul passaggio alla Camera. “Non vedo nessuno scoglio. Sono ottimista che passerà, non credo che ci sarà qualche sovvertimento”, ha detto ai cronisti. Quanto all’eventuale ricorso alla fiducia a Montecitorio, Casellati ha frenato: “Questo non lo so. Adesso facciamo un passo alla volta, è stata approvata qui, c’è l’altro passaggio”. La ministra ha inoltre respinto le preoccupazioni dell’opposizione sulla rappresentanza femminile. “Sono sempre i partiti con qualsiasi legge elettorale a posizionare i candidati”, ha spiegato Casellati, sottolineando che il meccanismo delle quote “può restare un fatto semplicemente formale se poi non c’è un’attuazione conforme da parte dei partiti”. “Non sono preoccupata per questo, anche se ho ritenuto che le quote abbiano avuto un grande valore per far entrare più donne”, ha aggiunto. Ora, ha concluso, la responsabilità resta ai partiti, ai quali spetta riconoscere “il merito alle donne e i talenti delle donne” nella rappresentanza politica.
