Attualità
Se la guerra batte alle porte della Nato
Un attacco a due chilometri dal confine polacco, mentre il convoglio delle diplomazie europee stava lasciando l’Ucraina. “L’escalation russa sta diventando un dato di fatto”, ha denunciato ieri il primo ministro polacco Donald Tusk, commentando il raid condotto dai droni di Mosca contro il valico di frontiera di Yahodyn-Dorohusk e la linea ferroviaria che collega Kiev a Varsavia. L’ultimo rapporto dell’Institute for the Study of War (ISW) traccia un quadro estremamente preoccupante dell’evoluzione del conflitto, evidenziando come l’azione militare russa stia deliberatamente alzando il livello dello scontro ai confini orientali dell’Alleanza Atlantica.IL RAID AL CONFINE POLACCO: LA DIPLOMAZIA NEL MIRINO. L’episodio più grave si è verificato ieri mattina. Secondo quanto ricostruito dai dirigenti delle ferrovie ucraine Ukrzaliznytsia e confermato dal presidente ucraino Volodymyr Zelensky, un drone russo ha colpito in pieno la motrice di un treno passeggeri diretto in Polonia, a soli due chilometri dalla linea di confine. Nelle stesse ore, un secondo raid ha centrato un distributore di benzina nei pressi del valico doganale di Yahodyn, scatenando un vasto incendio. Le informazioni raccolte indicano che il bersaglio del raid potrebbe non essere stato casuale. Il media tedesco Der Spiegel e il Financial Times hanno rivelato che su quel tragitto stavano viaggiando diverse personalità europee di primo piano, tra cui il consigliere tedesco per la politica estera e di sicurezza Günter Sautter, il deputato del Bundestag Robin Wagener e l’ex primo ministro britannico Boris Johnson, di ritorno dalla conferenza annuale Yalta European Strategy (YES) a Kiev. La delegazione diplomatica è stata evacuata dal centro di monitoraggio ucraino appena 15 minuti prima che l’aeromobile a pilotaggio remoto centrasse il convoglio.Il ministero della Difesa russo ha rivendicato gli attacchi, sostenendo di aver colpito infrastrutture ferroviarie utilizzate per il trasporto di forniture militari dall’Europa. Tuttavia, la dinamica e la tempistica del raid — contro un treno passeggeri in uscita dall’Ucraina — suggeriscono una chiara manovra d’intimidazione tattica. Il ministro degli Esteri ucraino Andriy Sybiha ha definito l’attacco “il terrore russo che bussa alle porte della Nato”, mentre il portavoce del Comando operativo delle forze armate polacche, il tenente colonnello Jacek Goryszewski, ha sottolineato che la minaccia rappresentata dalle provocazioni di Mosca è ormai “reale e imminente”.GUERRA COGNITIVA E LO STALLO SUI NEGOZIATI. L’escalation ai confini con la Polonia si inserisce in una complessa partita d’scacchi diplomatica. Tra la giornata di sabato e quella di ieri si sono susseguite dichiarazioni contrastanti sullo stato delle trattative di pace. Jared Kushner, ex consigliere anziano della Casa Bianca, ha dichiarato sabato che Washington, Kiev e Mosca avrebbero già raggiunto un’intesa su quasi tutti i punti chiave dell’accordo, fatti salvi i dettagli territoriali. La replica del Cremlino non si è fatta attendere. Ieri l’assistente presidenziale russo Yuriy Ushakov ha gelato gli entusiasmi, smentendo l’esistenza di un testo condiviso e ribadendo che le questioni territoriali restano il nodo principale. La posizione di Vladimir Putin rimane ancorata alle richieste formalizzate nel giugno 2024: la cessione totale di quattro oblast (Donetsk, Luhansk, Zaporizhzhia e Kherson), comprese ampie porzioni di territorio che le forze russe non sono mai riuscite a occupare militarmente sul campo.Analizzando la linea del Cremlino, gli esperti dell’ISW evidenziano come Mosca stia conducendo una vera e propria operazione di “guerra cognitiva” (Cognitive Warfare). Consapevole di non disporre delle risorse militari per conquistare rapidamente le roccaforti ucraine sul campo, la dirigenza russa sta palesemente cercando di persuadere gli Stati Uniti a fare pressione su Kiev affinché ceda a tavolino territori strategicamente vitali. Sul fronte negoziale trilaterale, il portavoce del Cremlino Dmitry Peskov ha confermato ieri che si attendono colloqui tra Russia, Stati Uniti e Ucraina negli Emirati Arabi Uniti in un prossimo futuro, ma la reale volontà di Mosca di giungere a un compromesso rimane tutta da dimostrare.LA REALTÀ DEL FRONTE: I LIMITI DELL’AVANZATA DI MOSCA. Le valutazioni dell’ISW smentiscono la narrazione di un’inevitabile vittoria russa. I dati sul terreno mostrano che le forze ucraine sono riuscite a contrastare l’iniziativa strategica di Mosca, mantenendo la linea del fronte in una condizione di sostanziale stallo fin dalla primavera. Nel Donbass, la tanto decantata offensiva contro la “cintura delle fortezze” — l’area difensiva che comprende Slovyansk, Kramatorsk e Druzhkivka — prosegue a rilento e con costi umani e materiali enormi per l’esercito russo. A Kostiantynivka, le truppe di Mosca hanno ottenuto guadagni tattici fin dall’autunno del 2025, ma non sono ancora riuscite a completare la presa della città. Secondo le stime analitiche dell’ISW, mantenendo l’attuale ritmo di avanzata, la Russia impiegherebbe anni solo per completare la conquista dell’oblast di Donetsk. Inoltre, la recente eliminazione del saliente russo a nord di Lyman ha mandato all’aria i piani del comando di Mosca per un grande accerchiamento da nord. Sul fronte interno russo, il calo dei reclutamenti volontari sta spingendo il Cremlino a preparare il terreno per possibili chiamate alle armi della riserva dopo le elezioni per la Duma di Stato di settembre, a dimostrazione di una macchina bellica in affanno.LA PRESSIONE STRATEGICA E I DILEMMI DELL’OCCIDENTE. Mentre sul terreno le truppe di Kiev continuano a colpire con successo raffinerie, depositi di carburante e basi aeree all’interno del territorio russo, il dibattito politico a Washington rischia di condizionare la strategia militare. La richiesta formulata nei giorni scorsi da Donald Trump di interrompere i raid ucraini contro le infrastrutture energetiche russe punta a congelare l’escalation, ma rischia di privare le forze armate ucraine di uno degli strumenti di pressione strategica più efficaci finora impiegati per indebolire l’economia di guerra di Mosca. Gli eventi accaduti ieri al confine polacco pongono la Nato di fronte a una decisione procrastinata troppo a lungo. La strategia di intercettare droni e missili russi solo una volta che questi abbiano sconfinato nello spazio aereo dell’Alleanza si sta rivelando insufficiente a proteggere le infrastrutture critiche e il traffico diplomatico. Come richiesto a gran voce dal ministro degli Esteri estone Margus Tsahkna, l’Occidente si trova ora a un bivio: rafforzare immediatamente la difesa aerea di Kiev e consentire la neutralizzazione dei vettori russi prima che raggiungano i confini alleati, oppure rassegnarsi a veder scivolare la provocazione di Mosca sempre più all’interno del territorio europeo
