Ricerca sulle origini dei Rotoli di Qumran

Un progetto europeo cerca di far luce sulla provenienza dei frammenti, sui siti di produzioni e sugli scribi

Un nuovo progetto di ricerca dal titolo Tracing Scribes and Scrolls, finanziato dal Consiglio europeo di ricerca (ERC), sotto la guida di Mladen Popović dell’Università olandese di Groningen, con il sostegno dell’Autorità israeliana per le Antichità, di diversi laboratori europei e di varie università, tra qui quella di Pisa, tenta di far luce sulle origini dei famosi Rotoli del Mar Morto o Rotoli di Qumran, i più antichi testi conosciuti di molti libri dell’Antico Testamento scritti in ebraico, aramaico e greco, datati tra il III secolo a.C. e il I secolo d.C. Il nuovo studio combina intelligenza artificiale, analisi chimica, paleografia, codicologia e archeometria, allo scopo di studiare alcune delle domande più importanti: “Dove sono stati prodotti e copiati i Rotoli del Mar Morto?” oppure“Cosa rivelano le loro origini sui centri di apprendimento e sulla trasmissione della conoscenza nel periodo del Secondo Tempio?” Lilit Cohen, direttrice del laboratorio dei manoscritti di Qumran, sostiene che le opinioni sui luoghi di scrittura di questi frammenti sono diverse, ma è possibile che siano stati composti tutti a Qumran. Vi era, infatti, una comunità che viveva in isolamento, nella convinzione di doversi tenere lontana da Gerusalemme, da tutto il sistema che considerava corrotto nel Tempio e dai sacerdoti che esercitavano il culto. Altri ricercatori ritengono, invece, che nessuno dei testi sia stato scritto a Qumran, altri ancora sono certi che una parte sia stata composta lì, un’altra parte stilata da ebrei in fuga dai romani, forse da Gerusalemme, che la nascosero nelle grotte intorno al sito, nella speranza di poter tornare in seguito a recuperarla. Nei prossimi 5 anni il team di ricerca analizzerà circa 250 campioni della collezione dei manoscritti del Mar Morto. Per la prima volta, i papiri egiziani saranno esaminati, insieme a quelli provenienti da Qumran e da altri siti del deserto della Giudea. Si prevede che queste analisi aiuteranno a identificare le impronte fisiche dei papiri, a rivelare l’origine dei materiali grezzi e la composizione delle pelli di animali, a determinare i metodi di produzione, l’impaginazione delle colonne e dei margini, le tecniche di cucitura, gli inchiostri impiegati e le sostanze organiche, oltre a scoprire i collegamenti tra i diversi centri di attività scrittoria. Il progetto consentirà ai ricercatori di sviluppare un modello senza precedenti, per mappare oltre 25 mila frammenti dei manoscritti del Mar Morto, conservati dall’Autorità israeliana per le Antichità, collocando ogni testo e scriba nel proprio contesto geografico e temporale, e svelando ulteriori segreti rimasti per secoli rinchiusi nelle grotte. Il tutto porterà a realizzare il primo grande database della “firma chimica” dei Rotoli. Ogni documento sarà associato ad una sorta di “impronta digitale”, in grado di svelare i rapporti con gli altri testi e l’eventuale comunanza a livello di luoghi di redazione. “Se avremo successo con l’aiuto della ricerca analitica, forse capiremo cos’è successo, e risolveremo molte delle domande che le persone si pongono da secoli o almeno negli ultimi 70-80 anni”, ha aggiunto Cohen.