Cultura
Bav, una mostra sul legame tra libri ed elementi naturali
Il ciclo espositivo sarà inaugurato alla presenza di Papa Leone XIV
La Biblioteca Apostolica Vaticana, con il sostegno di Fondazione Roma e di Intesa Sanpaolo, è la curatrice del ciclo espositivo dal titolo “AQVA. Catastrofe e meraviglia”, che sarà inaugurato lunedì 14 settembre alla presenza di Leone XIV. Il tema principale della rassegna ruota attorno agli elementi naturali, che rappresentano uno dei principali pericoli per la conservazione del patrimonio culturale, simboli delle inquietudini umane e delle paure più intime, ma anche risorse essenziali per cercare la speranza. Il primo appuntamento del ciclo di mostre si focalizza sull’acqua che è, allo stesso tempo, forza devastante e rigeneratrice. Dalla filosofia alla storia passando per le religioni, l’acqua è sempre stata identificata come il principio di tutte le cose, belle e meno belle, e come causa scatenante di determinati fenomeni. Per Talete di Mileto è l’origine (archè) di tutto, per Eraclito di Efeso è alla base del divenire del mondo, per Empedocle di Agrigento si mescola agli altri tre elementi (aria, terra e fuoco) e si divide da essi generando ogni cosa, per Platone sta tra la leggerezza del fuoco e la pesantezza della terra, mentre per Aristotele è uno dei costituenti fondamentali del mondo “sublunare”. Pochi elementi come l’acqua rivestono un ruolo decisivo e trasversale in molte religioni, come il Cristianesimo. L’acqua ricorda il diluvio universale che segnò la fine del peccato e l’inizio della vita nuova, ma anche l’esodo degli ebrei lungo il Mar Rosso in cerca della propria libertà. È, inoltre, emblema di nascita e di purificazione (il battesimo) e mezzo per esaudire i miracoli. Il punto di partenza dell’intero ciclo espositivo è il trattato di bibliofilia di Gartano Volpi intitolato Del furore d’aver libri (1756), nel quale l’autore elenca i pericoli che minacciano la conservazione dei libri antichi (acqua, fuoco, luce, animali, uomo) e invita ad una corretta custodia. Cuore della mostra è il dialogo fra tre creativi contemporanei (l’artista francese JR, il tipografo americano Bill Moran, e lo chef italiano Fulvio Pierangelini) e le collezioni storiche della Bav. Questi geni rifletteranno sul rapporto tra l’acqua e i testi, insegnando ad affrontare le paure e a lanciarsi verso nuovi orizzonti esistenziali. JR (classe 1983) è un fotografo francese contemporaneo, noto per i suoi giganteschi collage fotografici in spazi pubblici. È autore di molte creazioni su canali e fiumi d’acqua, come l’installazione “La Caverne du Pont Neuf” sulla Senna, a Parigi, o l’opera “Il Gesto” sul Canal Grande a Venezia. Racconterà l’acqua legandola alla sua ventennale ricerca espressiva, focalizzata sul legame tra le immagini e lo spazio pubblico. Bill Moran, grafico, tipografo e art director all’Hamilton Wood Type Museum in Wisconsin, è esperto della produzione di figure con caratteri tipografici. Gli è stato chiesto di comporre, per questa retrospettiva, immagini di pesci seguendo la sua tecnica di lavoro. Il cuoco Fulvio Pierangelini, che ha dato un forte impulso alla cucina italiana con il “Gambero Rosso” di San Vincenzo (Livorno), ha scritto sei racconti di animali, che saranno pubblicati sull’Agenda della Biblioteca Vaticana del 2027. In questi scritti mostra un’approfondita conoscenza delle tecniche della pesca. Il visitatore si renderà conto che l’acqua non è necessariamente un elemento di distruzione dei libri, ma è una fonte di ispirazione per gli stessi, nonché una parte integrate del loro processo di produzione e di restauro. L’esposizione alla Bav è a cura di don Giacomo Cardinali, Simona De Crescenzo, Francesca Giannetto e Delio Proverbio. L’intento – spiega l’arcivescovo Giovanni Cesare Pagazzi, archivista e bibliotecario di Santa Romana Chiesa – è quello di “favorire il dialogo tra arte contemporanea e il secolare patrimonio della Vaticana”. La mostra Aqva è anche un modo per celebrare i 470 anni dalla pubblicazione, a spese della Bav, del trattato sui pesci Aquatilium animalium historiae, liber primus, cum eorundorum formis (1557) del medico Ippolito Salviani. In quest’opera, interamente illustrata con figure in rame, il dottore descrive, su una tavola sinottica su doppia pagina, le caratteristiche delle varie specie ittiche che aveva, personalmente, osservato con nomi greci, latini e italiani. Contribuì, in questo modo, alla diffusione del tema naturalistico in tutta Europa, a partire dalla metà del ‘500. La mostra sarà visitabile dal 23 settembre al 14 maggio 2027, in alcuni giorni della settimana.
