Città
Il PIS garante dei diritti delle persone
Da marzo ad oggi effettuati 60 interventi anche in virtù della grande ondata di caldo
I bisogni cambiano fisionomia, si nutrono di nuove fragilità. Hanno forme inattese, spesso sbracciano per farsi spa zio e venire a galla. In questo contesto il Pronto intervento sociale (PIS) è uno dei servi zi più innovativi del Welfare. Sa essere risposta a situazioni di emergenza, è garantire protezione e dignità alle persone più vulnerabili. “Finanziato con risorse del Fondo Povertà, il PIS prende in carico adulti, anziani, minori non accompagnati, donne vittime di violenza. Basta chiamare il 112 o gli altri numeri di emergenza e il PIS sarà immediatamente attivato. Il modello operativo- ha spiegato a PdV l’assessore al Welfare del Comune di Cosenza, Veronica Buffone – si basa su una centrale h24 che opera 7 giorni su 7”.

La sede centrale operativa, che ha casa in via Paolo Borsellino, lavora in collaborazione con la Cooperativa “Strade di Casa” e l’Associazione Croce Rossa Italiana, comitato di Cosenza, è, inoltre, sempre in contatto anche con altre realtà associative del territorio, garantendo un monitoraggio attento degli eventuali bisogni o necessità. Risposta a situa zioni di emergenza che vanno dalla violenza domestica alla povertà, dal disagio all’abbandono delle persone più vulnerabili, è riconosciuto tra i Livelli essenziali delle prestazioni sociali, opera per tutto l’Ambito Territoriale n.1 di Cosenza. “Il valore del PIS risiede nel suo meccanismo di attivazione che si basa sulla sinergia tra tutti i soggetti coinvolti nel le emergenze. È un servizio che si inserisce all’interno di un sistema più ampio”, sotto linea. Una cabina di regia che consente la programmazione, il monitoraggio e la continuità degli interventi, “uno strumento che opera in emergenze complesse. L’intervento è nell’immediato, c’è la presa in carico da parte dei servizi sociali comunali la presa in carico della persona che viene inserita in un percorso di deistituzionalizzazione, orientamento o crescita. Nei casi di donne vittime di violenza si apre tutto un percorso di protezione, per i senza dimora si lavora all’inserimento in una struttura”, spiega. “Sono soddisfatta, il Pronto intervento socia le insieme a progetti come la stazione di posta, l’housing sociale e la partecipazione del Comune di Cosenza nella cabina di regia sulla povertà promossa da FIOPS nazionale e Caritas sta facendo un lavo ro capillare; abbiamo avviato un percorso in cui si lavora per intervenire e rispondere all’emergenza sociale, alla povertà, alla fragilità in maniera concreta, immediata e con servizi che vengono concessi alla cittadinanza H24, 7 giorni su 7. I cittadini devono sape re che non sono da soli, che le istituzioni lavorano per loro. È nostro dovere dare risposte, possono contare su presenza, ascolto e aiuto, è questo il nostro dovere, noi ci saremo sempre”, la chiosa finale dell’assessore Buffone.

Se la povertà materiale è sotto gli occhi di tutti, ci sono vuoti da riempire difficili da scorgere. Solitudine e vulnerabilità psichica non guardano in faccia ragioni più diverse. La società corre a ritmi sempre più veloci, il tempo dedicato alle relazioni è sempre meno e questo rende difficile anche mantenere una semplice rete di vicinanza. A volte un intervento non consiste soltanto nel risolvere un problema pratico, ma nel restituire alla persona la consapevolezza di non essere sola”. nessuno: “Gli anziani spesso sono da soli per i motivi più svariati. Si viaggia su velocità diverse, il tempo ha un valore altro rispetto al passato, quindi è più difficile coordinarsi con il ritmo della vita. Ci si ritrova ad avere bisogno di supporto anche per cose semplici. Di recente ci ha contattato un signore perché era saltata la corrente, era in difficoltà. Ci siamo sincerati sullo stato di salute, il nostro intervento è stato di supporto e ascolto. Fisicamente stava bene, a pesare era la solitudine, l’assenza di qualcuno con cui parlare e confrontarsi”. L’assistente sociale Adriana Scaramuzzino, coordinatrice del Pronto Inter vento Sociale dell’Ambito Territoriale Sociale di Cosenza, racconta il volto meno visibile dell’emergenza sociale, quello che ogni giorno incontra sul territorio attraverso interventi tempestivi, valutazioni professionali e un costante lavoro di rete con i servizi. “L’emergenza sociale non è fatta sol tanto di povertà economica. Sempre più spesso ci troviamo di fronte a persone sole, prive di una rete di supporto o con bisogni complessi che richiedono competenze professionali, capacità di ascolto, tempestività e una presa in carico costruita insieme ai servizi del territorio”. Se la povertà materiale è sotto gli occhi di tutti, esistono forme di fragilità molto più difficili da vedere. “La solitudine e la vulnerabilità psicologica non fan no differenze e rappresentano oggi una delle emergenze so cali più silenziose che riguarda tutti. Gli anziani, ad esempio, spesso vivono soli per le Da marzo ad oggi il Pronto Intervento Sociale ha effettuato circa sessanta interventi, riguardando persone senza dimora, anziani soli, minori stranieri non accompagnati, situazioni ad alta emergenza e cittadini segna lati dalle Forze dell’Ordine, anche in contesti di violenza domestica, “Siamo intervenuti inoltre a supporto delle famiglie coinvolte nell’incendio di Donnici e in occasione dei crolli verificatisi nel centro storico, garantendo una risposta immediata nei momenti di maggiore difficoltà. Dietro ogni attivazione, però, non c’è mai un intervento improvvisa to. Il nostro metodo di lavoro parte da una valutazione tempestiva del bisogno, prosegue con l’analisi del contesto fa miliare, sanitario e sociale e si sviluppa attraverso la costruzione di una rete di intervento. L’urgenza richiede rapidità, ma non superficialità: ogni situazione viene letta nella sua complessità per individuare la risposta più appropriata e attivare i servizi competenti. La professionalità degli operatori consiste proprio nel coniugare tempestività, capacità di ascolto e lavoro multi disciplinare. In questi giorni l’emergenza caldo rappresenta un’altra priorità, “in stretta collaborazione con la Stazione di Posta – Centro Servizi monitoriamo costantemente le persone in grave marginalità adulta Conosciamo i luoghi in cui vivono, le raggiungiamo per verificare le loro condizioni, portiamo acqua, viveri, farmaci e cerchiamo di intercettare eventuali bisogni. Ad esempio, c’è un anziano senza dimora che vive su una panchina dell’autostazione: ogni giorno passiamo da lui, non solo per consegnargli beni di prima necessità, ma anche per assicurarci che stia bene. Anche questo significa prendersi cura: costruire una relazione di fiducia che, nel tempo, può diventare il primo passo verso un percorso di inclusione. La vera sfida è garantire un servizio sempre più organizzato, tempestivo e di qualità. Da soli sarebbe impossibile rispondere alla complessità dei bisogni che incontriamo. Il lavoro di rete con il Servizio Sociale Professionale, con la Stazione di Posta, con le Forze dell’Ordine, con il sistema sanitario, con il terzo settore e con tutti gli altri servizi del territorio è ciò che rende possibile una risposta efficace. Nella maggior parte dei casi riusciamo a intervenire nel giro di trenta minuti dalla chiamata, naturalmente quando le condizioni lo consentono. La rapidità è importante, ma ancora più importante è la capacità di costruire una presa in carico condivisa che non si esaurisca con l’emergenza”. La città ci restituisce ogni giorno il volto di una povertà che non è soltanto economica. Molte persone convivono con la solitudine, con il disagio psicologico o con l’impossibilità di accedere ai servizi. “Eppure, non tutto è indifferenza. Tante segnalazioni arrivano da cittadini che scelgono di non chiudere gli occhi. Penso a una signora anziana, senza figli né parenti, la cui situazione è stata monitorata proprio grazie all’attenzione dei vicini di casa. Sono gesti semplici, ma possono fare la differenza e dimostrano che una comunità attenta è il primo presidio contro l’emarginazione. Ogni intervento lascia qualcosa anche in noi operatori. Le storie delle persone che non hanno una rete familiare, che vivono sole o in strada, sono quelle che spesso rimangono più impresse. Noi possiamo garantire una risposta immediata e costruire percorsi di aiuto, ma sappiamo anche che la burocrazia, a volte, rallenta le soluzioni. Nel nostro modello operativo abbiamo la possibilità di attivare una struttura di accoglienza temporanea gestita dalla Croce Rossa Italiana, che rappresenta un ponte tra l’emergenza e la presa in carico da parte dei servizi. Quando è possibile lavoriamo per favorire percorsi di inclusione più stabili; non sempre ci riusciamo, perché alcune persone scelgono di continuare a vivere in strada, ma questo non significa smettere di tendere loro una mano”. Il Pronto Intervento Sociale è un Livello Essenziale delle Prestazioni Sociali. Non è soltanto un servizio di emergenza, ma un presidio di prossimità che tutela diritti, intercetta bisogni e costruisce opportunità. Ogni intervento è guidato da un metodo, dalla collaborazione tra professionisti e dalla convinzione che dietro ogni richiesta di aiuto ci sia una persona, non un caso. “Il messaggio che sento di rivolgere alla comunità è semplice: non voltarsi dall’altra parte. Davanti a una persona in difficoltà, anche una telefonata, una segnalazione o un gesto di attenzione possono rappresentare l’inizio di un percorso di aiuto. Restare umani significa proprio questo: accorgersi dell’altro, riconoscerne la dignità e scegliere di non lasciarlo solo”.
In foto l’assessore Veronica Buffone e l’assistente sociale Adriana Scaramuzzino
