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Ucraina e Russia al tavolo, ma la pace è lontana
“Abbiamo avuto un buon colloquio, già in diverse occasioni, e ci risentiremo oggi. L’obiettivo principale è raggiungere una pace dignitosa, affidabile e duratura per l’Ucraina”: con questa formula diffusa attraverso i suoi canali ufficiali, il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha commentato la fitta serie di consultazioni svoltesi a Kiev con gli inviati speciali americani, Steve Witkoff e Jared Kushner. I due diplomatici hanno lasciato la capitale ucraina nella tarda serata di ieri a bordo di un treno speciale messo a disposizione dalle autorità locali, diretti verso il confine polacco dopo un’intensa giornata di incontri.
Al di là del linguaggio formale e delle rassicurazioni di facciata, tuttavia, la missione degli emissari statunitensi lascia trasparire l’immagine dell’ennesimo stallo negoziale. L’attivismo dell’amministrazione guidata dal presidente Donald Trump continua a scontrarsi con l’assenza di reali concessioni strutturali da parte del Cremlino, trasformando questi passaggi diplomatici in un esercizio di forma più che di sostanza.
IL VERTICE DI TRE ORE AL CREMLINO: CORTESIA ISTITUZIONALE E FERMEZZA TATTICA. La tappa a Kiev ha fatto seguito al vertice tenutosi a Mosca sabato 5 settembre, quando il presidente russo Vladimir Putin ha ricevuto Witkoff e Kushner per un colloquio a porte chiuse durato oltre tre ore e conclusosi attorno alla mezzanotte. In quell’occasione, la presidenza russa si è mostrata disponibile a discutere di proposte generiche e persino di future intese economiche bilaterali tra Mosca e Washington, concordando una tregua temporanea di 72 ore sui cieli delle due capitali per garantire la sicurezza della delegazione.
Dietro la cordiale accoglienza riservata agli inviati americani, la mossa di Putin risponde tuttavia a una precisa convenienza tattica: mostrare deferenza e apertura verso la Casa Bianca senza però cedere un solo millimetro sulle proprie rivendicazioni di fondo. Trattare con i messaggeri di Washington consente al Cremlino di mantenere aperto un canale privilegiato e di accreditarsi come interlocutore ragionevole, mantenendo però del tutto inalterata la pressione militare e politica sul fronte ucraino.
L’INVERNO DI COMBATTIMENTI E LA RIGIDITÀ SUL DOSSIER TERRITORIALE. Che la mediazione americana non abbia prodotto alcuna svolta sostanziale lo confermano le stesse valutazioni espresse dalla presidenza ucraina. Sebbene le fonti ufficiali abbiano parlato di nuove opzioni definite “più efficaci” presentate dagli emissari americani, lo scenario strategico prospettato da Kiev resta dominato dalla prospettiva di una lunga prosecuzione delle ostilità.
Durante una conferenza stampa tenuta a margine degli incontri, Zelensky non ha nascosto la realtà della situazione: “Speriamo sinceramente di raggiungere un accordo con i nostri partner americani e contiamo sul sostegno dei nostri partner europei, se la guerra dovesse protrarsi per tutto l’inverno, come sembra essere il caso al momento”. La presa di atto che i combattimenti proseguiranno nei mesi freddi smentisce nei fatti i proclami su un’intesa imminente. Il leader ucraino ha inoltre ribadito la sua fermezza sul nodo cruciale dei confini: “Voglio rimanere fermo sulla mia posizione, ovvero che questioni così complesse possono essere risolte solo a livello di leadership”. Una puntualizzazione che ridimensiona il ruolo degli emissari di Washington, riaffermando come l’intricata matassa territoriale non possa essere sciolta se non da un vertice diretto con il presidente russo Putin, opzione che il Cremlino continua regolarmente a respingere.
L’INGRESSO DELL’EUROPA COME SCUDO DIFENSIVO E I CONTATTI ATTESI. Di fronte al rischio di subire decisioni calate dall’alto sull’asse bilaterale tra Washington e Mosca, l’Ucraina ha messo in atto una precisa contromossa diplomatica. Nella terza fase dei colloqui di ieri a Kiev, il tavolo è stato allargato ai consiglieri per la sicurezza nazionale giunti da Regno Unito, Germania e Francia. Un accorgimento con cui Zelensky intende blindare la propria posizione, evitando di rimanere isolato rispetto ai piani americani e garantendosi la copertura politica delle principali cancellerie europee.
“È altrettanto importante il fatto che i nostri colleghi europei si siano uniti a noi nella terza parte dei negoziati e che abbiamo concordato che Ucraina, Europa e America si incontreranno a breve”, ha evidenziato il presidente ucraino. Zelensky ha aggiunto di essere aperto a qualsiasi sede per i prossimi appuntamenti: “Non so dove si terrà l’incontro: in Europa, negli Stati Uniti d’America, o forse di nuovo in Ucraina. In ogni caso siamo aperti a qualsiasi possibilità”.
Mentre i due emissari rientrano negli Stati Uniti dopo le consuete attestazioni di gratitudine espresse dalle ferrovie ucraine per il viaggio in treno (“Abbiamo inviato un treno speciale per Steve Witkoff e Jared Kushner. Li abbiamo ringraziati per la visita e abbiamo trasmesso loro i nostri migliori auguri”), i contatti a distanza previsti nella giornata di oggi serviranno soltanto a mantenere in vita un format negoziale che, al momento, appare ben lontano dal poter incidere sulle dinamiche sul campo.
