Attualità
Elezioni in Germania. Affermazione per l’ultradestra
“Abbiamo fatto la storia in questo Paese”: con queste parole pronunciate ieri sera nel vecchio teatro di Magdeburgo, il leader regionale dell’Alternative für Deutschland (AfD), Ulrich Siegmund, ha celebrato un risultato elettorale che segna uno spartiacque profondo per la Germania e per l’intera Europa. I dati delle elezioni regionali in Sassonia-Anhalt consegnano al partito della destra radicale una vittoria senza precedenti, trasformandolo nella prima forza politica del Land con il 44,5% dei voti e un distacco di ben 26 punti percentuali sui conservatori dell’Unione Cristiano-Democratica (CDU).
Il successo dell’AfD, forza caratterizzata da posizioni anti-immigrazione, filo-russe e dichiaratamente vicine alle istanze dell’ex presidente statunitense Donald Trump, scuote le fondamenta della Repubblica Federale. Non si tratta soltanto di un’affermazione locale, ma di un terremoto politico che mette in discussione i pilastri su cui si è retta la stabilità della Germania dal secondo dopoguerra a oggi.
IL CROLLO DEL “CORDONE SANITARIO” E L’INCERTEZZA SUL GOVERNO DI MAGDEBURGO. Accolto dai festeggiamenti dei propri sostenitori, Siegmund ha di nuovo ribadito come l’esito delle urne rappresenti una “serata storica” e “un segno per tutta la Germania”. La portata del voto pone ora l’intero arco parlamentare di fronte a un dilemma sistemico. All’AfD mancano pochissimi seggi per raggiungere la maggioranza assoluta a quota 42. Qualora le proiezioni finali confermassero la mancanza di una quota sufficiente ad autogovernarsi in autonomia, la formazione radicale dovrà provare a rompere il cosiddetto Brandmauer (il cordone sanitario opposto da tutte le altre forze politiche per escluderla dalle coalizioni) oppure cercare di attrarre singoli deputati dell’opposizione.
Ieri sera Siegmund ha lanciato un chiaro segnale tattico, dichiarando di voler “tendere la mano” a una forza politica o a singoli funzionari eletti nel tentativo di comporre la compagine di governo. Dal canto suo, il ministro-presidente uscente della Sassonia-Anhalt, il conservatore Sven Schulze, cerca di guadagnare tempo per tessere la complessa rete di un’alleanza che metta insieme tutti gli altri partiti rappresentati. Nel commentare le prime stime, Schulze ha affermato che “i cittadini hanno mandato un segnale. Ora spetta a chi ricopre incarichi di responsabilità all’interno del parlamento regionale, ma anche al di fuori di esso, in tutta la Sassonia-Anhalt, tenerne conto e dare seguito a questo segnale”. Un’apertura che lascia intendere come la spinta verso un riposizionamento strategico possa presto varcare la soglia del dibattito interno alla stessa CDU.
LA FRAMMENTAZIONE DEI PARTITI TRADIZIONALI E LE DIMISSIONI NEL CENTRODESTRA. I numeri usciti dalle urne evidenziano il ridimensionamento dei partiti di governo e delle forze tradizionali. Tra i principali sconfitti si registrano i Socialdemocratici (SPD), i Verdi e la Sinistra (Die Linke), compresi complessivamente in un margine risicato tra l’8,5% e il 9%. Il Partito Liberale Democratico (FDP) ha registrato un crollo fermandosi a circa il 2,5%, spingendo la propria leader locale, Lydia Hüskens, ad rassegnare le dimissioni all’indomani dell’annuncio dei risultati provvisori. Rimanendo nell’area della sinistra populista, la formazione filo-russa Bündnis Sahra Wagenknecht (BSW) resta in attesa di capire se riuscirà a superare lo sbarramento del 5% necessario per entrare nel Landtag.
L’esito elettorale punisce in maniera severa la CDU guidata dal cancelliere Friedrich Merz, il quale, al momento della sua elezione a capo dell’esecutivo nel maggio del 2025, aveva promesso alla nazione di arginare l’ascesa dell’estrema destra. La sconfitta subito sul campo smentisce le rassicurazioni offerte e mette a nudo l’incapacità dei conservatori di arginare l’emorragia di consensi verso destra nelle regioni orientali dell’ex Repubblica Democratica Tedesca.
L’ALLARME DELLE COMUNITÀ EBRAICHE E LA MEMORIA DELL’OLOCAUSTO. Il successo dell’AfD ha suscitato un’ondata di sdegno e profonda preoccupazione tra i rappresentanti della società civile e le organizzazioni a tutela della memoria storica. A provocare apprensione non sono solo i programmi sull’immigrazione, ma anche la volontà espressa da Siegmund durante la campagna elettorale di rompere con la cultura politica e morale della Germania del dopoguerra, storicamente fondata sul pentimento per i crimini del nazismo e sul valore del ricordo.
Dure le reazioni arrivate dai vertici delle organizzazioni storiche ed ebraiche. “Che un partito di estrema destra possa tornare a essere la forza politica dominante in un parlamento regionale tedesco è qualcosa che noi, sopravvissuti all’Olocausto, non avremmo mai immaginato possibile”, ha dichiarato con sgomento Eva Umlauf, presidente del Comitato Internazionale di Auschwitz.
A farle eco è Josef Schuster, presidente del Consiglio centrale degli ebrei in Germania, il quale si è detto inorridito dichiarando alla Welt: “L’esito delle elezioni non è ancora noto, ma una cosa è già chiara: un partito classificato come decisamente di estrema destra è sul punto di governare da solo uno stato tedesco”. Ugualmente accorato il commento di Charlotte Knobloch, presidente della comunità ebraica di Monaco e dell’Alta Baviera, che ripresa dalla Süddeutsche Zeitung ha ammesso: “Oggi quasi non riconosco più la mia patria”.
IL RIFLESSO SULLA POLITICA FEDERALE E I CONTRACCOLPI A BERLINO. I contraccolpi del voto di Magdeburgo si proiettano con forza sulla capitale della Repubblica Federale. I sondaggi su scala nazionale evidenziano come l’AfD sia salita al 27-28% delle preferenze, guadagnando circa sette punti percentuali rispetto alle elezioni federali del febbraio 2025. Al contrario, l’alleanza conservatrice del cancelliere Merz (CDU/CSU) registra un netto ridimensionamento, scivolando al 21-22% contro il 28,5% ottenuto solo un anno e mezzo fa.
Il vicecancelliere socialdemocratico Lars Klingbeil ha commentato la portata della sconfitta parlando di “un segnale inviato a Berlino”, precisando che la classe dirigente della coalizione deve “riflettere sul percorso di riforme intrapreso”.
I partiti tedeschi hanno previsto per la giornata di oggi una serie di riunioni ai vertici federali e conferenze stampa decisive per stabilire la linea politica da seguire. Secondo quanto riportato dall’emittente radiofonica MDR Sachsen-Anhalt, i primi a parlare in mattinata saranno i co-leader nazionali dell’AfD, Alice Weidel e Tino Chrupalla. A seguire sono previsti gli interventi dei vertici dell’FDP e della Linke.
Particolarmente atteso per mezzogiorno è il discorso del cancelliere Merz insieme al ministro-presidente uscente Schulze, chiamati a fornire una risposta politica e strategica alla crisi dell’Unione. Nel pomeriggio prenderanno invece la parola il leader della SPD, Klingbeil, affiancato dal candidato principale del Land, Armin Willingmann.
PROSPETTIVE ED IMMINENTI SCADENZE ELETTORALI. L’esito della consultazione in Sassonia-Anhalt non rimane un caso isolato, ma si inserisce in un calendario elettorale denso di insidie per l’establishment istituzionale. Tra due settimane, il 20 settembre, la forza elettorale dell’AfD affronterà un nuovo banco di prova nelle elezioni regionali previste in altri due Länder: Berlino e il Meclemburgo-Pomerania Anteriore.
I dati relativi alle intenzioni di voto mostrano un trend in sensibile ascesa. A Berlino, l’estrema destra si attesta attorno al 18%, raddoppiando il dato registrato nel 2023. Nel Meclemburgo-Pomerania Anteriore, il partito raggiunge il 35%, facendo registrare un balzo in avanti di ben 19 punti percentuali rispetto al 2021.
L’analisi dell’evoluzione politica evidenzia come il malcontento sociale, alimentato da spinte sovraniste e da posizioni di contrasto alla gestione dei flussi migratori e alla linea sulla guerra in Ucraina, stia travolgendo gli argini tradizionali della politica tedesca. Le trattative per la formazione del governo a Magdeburgo e le imminenti consultazioni nei due Länder vicini stabiliranno se l’avanzata della destra radicale possa tradursi nell’assunzione di responsabilità dirette d’esecutivo o se la tenuta del sistema politico federale riuscirà a strutturare una nuova e complessa stagione di convergenze trasversali.
