Restauro della loggia di Raffaello

Il progetto di ammodernamento interessa, per prima, l’ala ovest e coinvolge 20 restauratori vaticani

La loggia di Raffaello, situata al secondo piano del Palazzo Apostolico di Roma, tornerà a splendere grazie ad un team di 20 restauratori dei Musei Vaticani, che si sta occupando del restauro dell’ambiente, lavorando con tecnologie a laser su una delicata e mirabile superficie decorata. Affacciata sul cortile di san Damaso, essa costituisce il nucleo più celebre del complesso delle logge vaticane, comprendente tre spazi progettati da Bramante, su desiderio di Giulio II, con prosecuzione dei lavori sotto Leone X de’ Medici e la supervisione di Raffaello, dopo la morte dell’architetto di Fermignano. La prima di queste stanze ad essere decorata, tra il 1517 e il 1519, fu proprio quella al secondo piano, poiché confinante con l’appartamento papale. Gli allievi dell’artista urbinate (Perin Delvaga, Luca Penni, Giovanni da Udine) lavorarono alle decorazioni, basandosi talvolta su disegni preparatori realizzati dal maestro. La seconda loggia fu considerata, fin da subito, una delle più alte espressioni dell’arte rinascimentale, applicata all’architettura. “Le logge sono una testimonianza importantissima del modo progettuale di Raffaello – ha sostenuto Paolo Violini, Direttore Restauro Dipinti e Materiali Lignei dei Musei Vaticani – non c’è la mano di Raffaello in queste decorazioni, ma c’è lo spirito di Raffaello, c’è la sua progettualità, c’è il suo modo di organizzare la bottega, e tutti quegli artisti che, una volta morto il maestro, continueranno la cosiddetta maniera”. L’intervento, della durata prevista di cinque anni, è sostenuto dal World Monuments Fund e riguarda una sezione corposa di tutto il Palazzo Apostolico. Il lavoro è abbastanza complesso e interesserà, nella fase iniziale, il restauro dell’ala ovest della seconda loggia. Gli affreschi raffigurano episodi della storia biblica, incastonati in una decorazione meravigliosa dai colori vivaci, caldi, luminosi, ricchi di sfumature e stesi con competenza tecnica, capace di definire la volumetria in maniera equilibrata e simmetrica, dolce e dinamica, comunicando una bellezza ideale, pura e sublime. Queste immagini, che includono perfino fiori, frutta, mele, meloni, melograni, fichi, uva, ortaggi e zucche, si definiscono “grottesche”, perché gli artisti rinascimentali (Signorelli, Pinturicchio, Raffaello e altri) si calavano nelle grotte dell’Esquilino con le torce in mano, per riprendere e riprodurre le decorazioni delle ville romane, scoperte sul finire del Quattrocento negli scavi della Domus Aurea di Nerone. Le volte a padiglione della seconda loggia, dedicate all’Antico Testamento, sono 13, ognuna delle quali ha 4 affreschi, per un totale di 52 storie della Bibbia, realizzate con tecniche diverse. Le tematiche tratte sono varie: la creazione dell’universo e degli animali, la cacciata di Adamo ed Eva dal Paradiso terrestre, Abramo che si inginocchia davanti a tre angeli, Isacco che benedice Giacobbe, Esaù che torna dalla caccia con la selvaggina e implora di essere benedetto anche lui, ma è troppo tardi, Giacobbe che sogna la scala percorsa dagli angeli e che arriva fino al cielo, e di nuovo Giacobbe che al pozzo incontra Rachele e se ne innamora. E ancora, Giuseppe calato in un altro pozzo, Giuseppe che sfugge alla moglie di Putifarre, a cui resta il suo vestito impuro, Giuseppe che spiega al faraone i suoi sogni. La vita di Mosè è rappresentata con le 4 fasi della vita dell’uomo: Mosè bambino, giovane, adulto e anziano. Raffaello, allievo di Perugino e rivale di Leonardo e di Michelangelo, pone al centro delle sue opere l’idea di bellezza, di equilibrio compositivo e di perfezione formale. Cerca di comunicare l’armonia tra l’uomo, la natura e la storia, realizzando una sintesi tra classicismo e naturalismo. Sanzio – come scrive il Vasari ne “Vite de’ più eccellenti pittori, scultori ed architettori” – esprime nei suoi lavori tutte “l’infinite ricchezze” del cielo. Il restauro della seconda loggia di Raffaello è un punto di passaggio tra l’antico e il contemporaneo. “È la nostra missione – dice Barbara Jatta, direttrice dei Musei Vaticani – preservare e condividere, ed è quello che vogliamo fare. E lo dobbiamo fare in un punto cruciale, lo dobbiamo fare secondo delle modalità in sicurezza e nel rispetto di luoghi, chiaramente, sensibili”.