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Fine vita: mons. Moraglia, dopo l’approvazione della legge in Veneto “la dignità della vita meno tutelata”
“La percezione della dignità della vita umana appare da oggi meno tutelata”. Lo afferma mons. Francesco Moraglia, patriarca di Venezia e presidente della Conferenza episcopale triveneta, in una dichiarazione diffusa dopo l’approvazione, oggi, della legge regionale del Veneto sul suicidio medicalmente assistito. Il Consiglio regionale ha dato il via libera al progetto di legge d’iniziativa popolare con 32 voti favorevoli, 14 contrari e 5 astenuti: il Veneto è la quarta Regione italiana a dotarsi di una normativa in materia, dopo Toscana, Sardegna ed Emilia-Romagna, e la prima amministrata dal centrodestra. Nella nota il patriarca esprime “amarezza”, poiché “in tal modo si afferma un modello culturale e un modello di sanità che possono portare ad una deriva difficilmente controllabile”, e manifesta “grande preoccupazione per le persone fragili e sole”, che affrontano la vecchiaia “non potendo contare su un effettivo accompagnamento e supporto umano e affettivo”. Quanto alle motivazioni psicologiche, “i cui margini di interpretazione soggettiva sono ampi”, le situazioni in cui sarà consentito intervenire “tenderanno a moltiplicarsi”, si legge nel testo, che si chiede “quali saranno i criteri effettivamente utilizzati per definire e valutare oggettivamente, di volta in volta, una sofferenza come ‘insopportabile’”. “Oggi non ha vinto o perso qualcuno, ma, certo, un modello di vicinanza umana è stato, in qualche modo, ferito e limitato”, conclude Moraglia, indicando l’impegno a promuovere “una cultura di prossimità” e ad accompagnare i malati con le cure palliative, senza “alcuna forma di accanimento terapeutico”, e l’auspicio che l’obiezione di coscienza “sia davvero garantita”.
L’approvazione da parte del Consiglio regionale del Veneto della legge che regolamenta le procedure per il suicidio assistito “suscita forte sdegno, profonda preoccupazione e ferma condanna da parte del mondo medico e della società civile”. Questa la “durissima la presa di posizione” dell’Associazione medici cattolici italiani (Amci) che definisce il provvedimento come “un grave arretramento per la missione stessa della professione medica e per la tenuta del sistema sociale”.
“L’Amci apprende con profonda preoccupazione l’approvazione della legge sul suicidio assistito, che segue quanto già avvenuto in Lombardia – dichiara Stefano Ojetti, presidente nazionale dell’Amci -. Rileviamo ancora una volta la deriva delle Regioni che scelgono di affrontare un tema complesso e delicato come quello del fine vita affidando al Sistema sanitario regionale l’onere di accompagnare alla morte, anziché incentivare la vita attraverso l’allocazione di risorse economiche e assistenziali. Risorse fondamentali per non far sentire solo e abbandonato chi, pur desiderando vivere, si trova impossibilitato a farlo per mancanza di sostegni adeguati”.
Ojetti sottolinea la gravità del messaggio culturale e sanitario che deriva da questo voto: “Non si è consumata una vittoria di civiltà, quanto piuttosto una sonora sconfitta della medicina, della politica e della famiglia, che non hanno saputo assolvere al compito fondamentale di offrire un’assistenza adeguata. Un’assistenza che avrebbe evitato di spingere chi soffre a chiedere l’interruzione della propria esistenza”.
L’Amci rilancia con forza il proprio impegno sul campo per sviluppare “una reale cultura della prossimità, investendo sulle cure palliative che la scienza offre per eliminare il dolore senza cedere ad alcuna forma di accanimento terapeutico”. “È fondamentale restituire centralità alla vicinanza umana e al sostegno affettivo, affinché nessuna diagnosi infausta si trasformi in una condanna alla solitudine”, sottolinea l’Amci.
