È morto Enzo Bianchi, fondatore della Comunità di Bose

Enzo Bianchi entra nel mistero della morte e della Resurrezione. Il fondatore della Comunità monastica di Bose aveva 83 anni.

Con la sua morte si chiude la vicenda terrena di una delle figure più note del cattolicesimo italiano contemporaneo.Nato nel 1943 a Castel Boglione, in provincia di Asti, Bianchi nel 1965 si ritirò a Bose, nel Biellese, dove avviò un’esperienza monastica caratterizzata dalla preghiera, dall’ascolto della Scrittura e dal dialogo tra diverse confessioni cristiane.La Comunità di Bose divenne negli anni un importante luogo di confronto ecumenico e culturale. Bianchi ne fu il priore fino al 2017 e attraverso libri, articoli e numerosi interventi pubblici contribuì al dibattito sulla fede e sulla vita della Chiesa.

Nel 1983 ha fondato la casa editrice Edizioni Qiqajon che pubblica testi di spiritualità biblica, patristica, liturgica e monastica. Nel 2000 l’Università degli Studi di Torino gli ha conferito la laurea honoris causa in “Scienze Politiche” e nel 2016 anche l’Università degli studi di Scienze Gastronomiche di Pollenzo gli ha conferito la Laurea Honoris Causa.

Tra i temi più presenti nella sua riflessione vi furono la morte, la fragilità, la solitudine, la fraternità e il rapporto dell’uomo con Dio. Il suo linguaggio, diretto e accessibile, gli permise di raggiungere anche persone lontane dagli ambienti ecclesiali.La sua storia con Bose conobbe però anche una fase difficile. Nel 2020, dopo una visita apostolica, la Santa Sede dispose il suo allontanamento dalla comunità da lui fondata. Bianchi si trasferì quindi nel Torinese, dove continuò la sua attività di scrittore e di uomo di ricerca spirituale.La sua figura ha suscitato consensi e critiche, ma ha rappresentato per decenni un punto di riferimento nel panorama religioso e culturale italiano.Con la sua morte viene meno una voce autorevole, capace di interrogarsi sulle grandi questioni dell’esistenza senza sottrarsi alle inquietudini dell’uomo contemporaneo.Il ricordo di Enzo Bianchi resterà legato a Bose e a un’idea di vita monastica aperta all’ascolto, al dialogo e alla ricerca della fede.