Chiese di Calabria
Tempo del Creato: mons. Savino (Cassano all’Jonio), “custodire il suolo è restituire futuro alla comunità”
“Chiunque pronunci la parola creato compie, quasi senza avvedersene, un atto di umiltà e insieme un atto di resistenza, poiché ammette l’esistenza di un Donatore e con essa il dovere del rendimento di grazie”. Lo scrive il vescovo di Cassano allo Jonio, mons. Francesco Savino, in occasione dell’inizio del Tempo del Creato che si aperto ieri. Il presule cita il messaggio del Papa che “colloca una crisi etica e culturale fatta di smarrimento del senso del limite, di desiderio di dominio e di appetito per il guadagno immediato, e indica come rimedio una conversione capace di raggiungere i deserti interiori prima ancora delle strutture, poiché una pace edificata sopra cuori aridi resta breve e fragile”, scrive mons. Savino sottolineando che “chi oggi incendia gli uliveti dell’avversario, mina i campi, avvelena i pozzi e affama le città assediate calpesta una legge antichissima, e le immagini che arrivano da troppe terre in guerra mostrano un’umanità regredita rispetto al Deuteronomio”. Per il vescovo la nostra generazione è chiamata a “trasformare le armi in aratri. E in Calabria lo sappiamo bene cosa vuol dire: trasformare il deserto in giardino”. La Calabria è “terra di ulivi antichi e di acque generose”: “mostri all’Italia che il cammino dal deserto al giardino resta percorribile ogni volta che qualcuno decide di piantare un albero destinato a fare ombra a chi verrà dopo di lui”. Il Pollino – ha detto il presule – “brucia ogni estate e la Sibaritide finisce sott’acqua ogni inverno, e questa alternanza racconta una sola malattia, il legame spezzato tra una comunità e il suo suolo. Custodire significa qui cose molto precise, ossia curare i boschi lungo tutto l’anno anziché piangerli in luglio, restituire ai fiumi lo spazio che l’abusivismo ha loro sottratto, sostenere i giovani che tornano a coltivare, ridurre gli sprechi d’acqua dentro le nostre stesse strutture parrocchiali, e insegnare ai bambini i nomi degli alberi, poiché ciascuno difende bene soltanto ciò che sa chiamare per nome” Da qui l’invito alla chiesa diocesana di vivere il “Tempo del Creato” “con almeno un gesto concreto per ogni parrocchia, dal momento che una preghiera priva di conseguenze somiglia a un seme lasciato nel sacco”.
