I Vescovi delle aree interne: ripensare il futuro delle aree più fragili del Paese

Si è conclusa questa mattina a Benevento la due giorni di confronto tra una trentina di vescovi provenienti dalle diocesi delle Aree interne, un appuntamento che negli ultimi anni ha assunto una dimensione nazionale. Al centro del dibattito, la necessità di ripensare il futuro dei territori più fragili del Paese, segnati da spopolamento, invecchiamento della popolazione, riduzione dei servizi e crescente isolamento sociale.

Una sfida che, secondo il card. Matteo Zuppi, presidente della Cei, richiede un cambio di prospettiva: le Aree interne, ha affermato, sono “una risorsa straordinaria” e custodiscono un patrimonio comunitario che altrove si è indebolito. Da qui l’invito a riconoscerne il valore e a sostenerle, evitando quella “desertificazione delle Aree interne” che si genera quando i giovani sono costretti a partire senza possibilità di rientro.
Il confronto di Benevento – del quale parleremo nel prossimo numero del giornale – ha segnato un passaggio ulteriore: dalla riflessione pastorale alla consapevolezza di una responsabilità anche sociale. Mons. Mariano Crociata, vescovo di Latina, ha ricordato che la Chiesa non è chiamata a sostituirsi alle istituzioni, ma a essere “formatrice di coscienze”, promuovendo partecipazione, corresponsabilità e attenzione al bene comune. Una visione che si intreccia con la “Lettera aperta al Governo e al Parlamento”, firmata da 141 presuli un anno fa, nella quale si chiedeva di “invertire l’attuale narrazione delle Aree interne” e di sostenere le buone pratiche già presenti.
Il percorso, nato a Benevento, è oggi coordinato dalla CEI, come ha spiegato mons. Giuseppe Baturi, segretario generale, con l’obiettivo di mettere a sistema iniziative, esperienze e competenze già attive nei territori.

La proposta di un tavolo stabile e di un osservatorio dedicato va in questa direzione, così come l’ipotesi di un “Policoro 2” capace di rispondere alle nuove esigenze dei giovani e del lavoro. La mancanza di opportunità, infatti, resta uno dei nodi più critici: in molti Comuni la natalità è quasi azzerata e le attività artigianali rischiano di scomparire per assenza di ricambio generazionale.
Non sono mancati segnali di speranza: esperienze di comunità che si ricompongono, giovani che tornano, famiglie che scelgono di vivere nelle canoniche, iniziative pastorali che ridanno slancio ai territori.
La direzione tracciata è chiara: le Aree interne non sono destinate al declino. Il futuro passa dalla capacità di creare lavoro, rafforzare i servizi, sostenere i giovani e costruire alleanze stabili tra istituzioni, comunità e realtà sociali.