Il dramma dei bambini nello Yemen in guerra

In Yemen il 12,5% dei bambini tra i 5 e i 14 anni è coinvolto nel lavoro minorile, una percentuale che sale al 15,4% nelle aree rurali. Si tratta spesso di lavori pericolosi, come la raccolta di rottami metallici, il lavoro nei cantieri o la raccolta di legna da ardere. I bambini sono costretti a lavorare per necessità: oltre dieci anni di conflitto interno tra il governo sostenuto da una coalizione araba a guida saudita, ribelli houti sostenuti dall’Iran e separatisti, crisi economica e shock climatici hanno infatti lasciato oltre 22,3 milioni di persone bisognose di assistenza umanitaria in Yemen, pari a circa due terzi della popolazione, tra cui 12,2 milioni di bambini.

Quasi due terzi dei bambini in quattro distretti dello Yemen meridionale non possono frequentare la scuola come riferisce Save the Children alla luce di un’indagine condotta su 2.214 nuclei familiari alla vigilia del nuovo anno scolastico. L’indagine ha rilevato che circa un bambino su tre (32%) non è mai stato iscritto a scuola, mentre un ulteriore quarto ha abbandonato gli studi e necessita di un sostegno urgente per poter tornare in classe. Circa un quarto delle famiglie intervistate aveva vissuto l’esperienza dello sfollamento, come Waleed, 17 anni, fuggito con la sua famiglia dalla propria casa nel governatorato di Hodeidah verso un campo a Lahj nel 2017, dopo anni di conflitto, bombardamenti ripetuti e insicurezza. “Ogni giorno sentivamo missili ed esplosioni. Vedevamo i razzi esplodere e il terreno tremare sotto i nostri piedi”, racconta. Costretto a lasciare la propria casa e la scuola a soli otto anni, Waleed ha cercato di continuare gli studi in spazi di apprendimento temporanei privi dei servizi essenziali. In seguito, però, ha dovuto interrompere il percorso scolastico per aiutare il padre anziano a sostenere economicamente la famiglia. “Le difficili condizioni economiche della mia famiglia mi hanno costretto ad aiutare mio padre. Lavora come facchino trasportando carichi pesanti e, con l’avanzare dell’età, ha spesso bisogno del mio aiuto”, spiega. Grazie al supporto di Save the Children, Waleed è riuscito a tornare a scuola e ha completato il nono anno di studi. Tuttavia, a causa delle limitate strutture disponibili nel campo in cui vive, quest’anno non potrà proseguire il suo percorso scolastico.

L’indagine realizzata dall’organizzazione umanitaria evidenzia un ulteriore peggioramento della crisi educativa che colpisce l’intero Paese, aggravata dall’aumento dei prezzi di cibo e carburante e dai tagli agli aiuti internazionali, che incidono su ogni aspetto della vita dei minori. Secondo il Piano di risposta umanitaria delle Nazioni Unite per lo Yemen, quest’anno 6,6 milioni di bambini, circa un terzo della popolazione minorile del Paese, sono esclusi dal sistema di istruzione. L’indagine ha inoltre rilevato che quasi un caso su cinque di abbandono scolastico è legato al lavoro minorile, con bambini costretti a lavorare invece di frequentare la scuola a causa delle condizioni di estrema difficoltà economica delle loro famiglie. Tra gli intervistati, il 92% delle famiglie ha dichiarato di non sapere come riuscirà a procurarsi il prossimo pasto, mentre il 95% ha affermato di dipendere dal lavoro giornaliero per sopravvivere.  L’84% ha inoltre riferito di non potersi permettere le spese scolastiche, come uniformi e libri. Questa situazione è aggravata da una grave crisi dei finanziamenti umanitari, causata dai tagli globali agli aiuti. Lo scorso anno il Piano di risposta umanitaria delle Nazioni Unite per lo Yemen ha ricevuto soltanto il 25% dei fondi necessari, portando alla chiusura di numerosi programmi. Allo stesso tempo, l’aumento dei costi di cibo e carburante, dovuto alle interruzioni del traffico nello Stretto di Hormuz e all’impennata delle tariffe del trasporto marittimo commerciale, sta rendendo ancora più difficile la sopravvivenza delle famiglie. Nel frattempo, oltre 2.375 scuole sono state danneggiate, distrutte oppure utilizzate per scopi militari o come centri per sfollati interni, compromettendo ulteriormente l’accesso all’istruzione. I bambini continuano inoltre a essere uccisi o feriti negli attacchi contro le scuole o lungo il percorso per raggiungerle, nonostante questi luoghi dovrebbero rappresentare spazi sicuri dedicati all’apprendimento. Secondo un recente rapporto della Global Coalition to Protect Education from Attack, tra il 2024 e il 2025 ben 283 studenti e insegnanti sono stati uccisi o feriti in attacchi contro l’istruzione in Yemen, uno dei livelli più elevati al mondo.

“I bambini yemeniti rischiano di diventare una generazione perduta. L’aggravarsi della crisi li sta allontanando dalle aule scolastiche e spingendo verso lavori pericolosi. Più a lungo i bambini restano fuori dalla scuola, minori sono le probabilità che vi facciano ritorno, con conseguenze dirette sulla capacità dello Yemen di ricostruire il proprio futuro dopo oltre un decennio di conflitto”, ha dichiarato  Rishana Haniffa, direttrice di Save the Children in Yemen. “In situazioni di conflitto l’attenzione è spesso concentrata sulla sopravvivenza quotidiana e l’importanza dell’istruzione rischia di passare in secondo piano. Ma l’istruzione non è un lusso: è un diritto fondamentale di ogni bambino e bambina nel mondo. Sono necessari finanziamenti umanitari maggiori e sostenuti nel tempo per aiutare le famiglie a sopravvivere e consentire loro di mandare i figli a scuola. Le autorità devono inoltre ripristinare l’accesso a un’istruzione sicura e inclusiva”.