Chiese di Calabria
Mons. Savino scrive alla comunità dopo i fatti di Lauropoli
Un uomo è morto ed un altro è rimasto ferito ieri mattina in un probabile agguato
“Un omicidio ha squarciato il silenzio di Lauropoli, portando con sé lo sgomento, le domande senza risposta e il tormento di una comunità che si sente stretta in una morsa di dolore e di rabbia”. Lo scrive il vescovo di Cassano allo Ionio, mons. Francesco Savino, in una lattera alla comunità di Lauropoli – frazione di Cassano allo Ionio – dopo che un uomo è morto ed un altro è rimasto ferito questa mattina in un probabile agguato. Il presule riconosce il turbamento della comunità: molti in queste ore sono smarriti e si sentono “traditi dalla propria terra”. Mons. Savino comprende questo smarrimento, ma rifiuta l’idea che la Calabria possa essere paragonata a “Sodoma e Gomorra”. La terra non è maledetta: è “una terra ferita”, e le ferite “si curano, non si subiscono”.”Ricordate la Scrittura?” si domanda: “quando il giudizio sembrava incombere, Dio disse che avrebbe risparmiato l’intera città per il pianto e la preghiera di pochi giusti. E io, guardandovi, guardando le vostre famiglie, i vostri anziani, i vostri giovani, vi dico: qui i giusti sono la stragrande maggioranza”. Mons. Savino esprime “gratitudine” alle Forze dell’Ordine e agli investigatori che “stanno lavorando senza sosta. Loro sono i custodi della nostra sicurezza notturna. Tengono la tela della verità nel silenzio, con competenza e dedizione. A loro va il nostro grazie, la nostra collaborazione e la nostra fiducia incrollabile: non ci lasceranno soli, e noi non dobbiamo mai ostacolarli con chiacchiere da piazza, ma sostenerli con la nostra lealtà.
“La giustizia umana farà il suo corso, e sarà giusto che sia così”. Il presule parla di un’altra giustizia che “dobbiamo fare noi, oggi, come popolo” sottolineando che la criminalità non vuole solo colpire beni e attività, ma “predare la nostra anima”, rubare il sonno ai figli e dividere Lauropoli e Cassano attraverso la paura. Per questo chiede di “non concedete questa vittoria” e invita alla “unità”, a essere “Chiesa viva”, a non chiudersi in casa. Partecipare alla vita comunitaria – sottolinea – significa costruire “la diga contro l’alluvione della criminalità”. La risposta al male deve essere una “solidarietà feroce, tenace, indistruttibile”. In questo momento “dobbiamo stare vicini. Chi si chiude in casa e si isola regala una vittoria al male. Chi scende in piazza, chi saluta il vicino, chi partecipa alla vita della comunità, sta costruendo la diga contro l’alluvione della criminalità”. E rivolgendosi a chi compie questi atti dice che la loro è una “vittoria di cartone”, un potere fondato su “sabbia e sangue”. Pur avendo le armi, “non avete il futuro”. E alla comunità l’invito a “rialzare la fronte”: “siete figli di una storia di sacrificio, di mare, di sudore e di fede. Il male fa molto rumore, ma è il bene che fa la storia”. E ancora l’invito a non avere paura: “la paura è l’ombra che il male proietta, ma voi siete figli della luce. Il vostro pastore è con voi. Non sono – scrive – un osservatore distante, non sono una voce che arriva da lontano. Sono qui, con le scarpe impolverate delle vostre stesse strade, con il cuore che batte al ritmo del vostro. Condivido il vostro pianto, ma insieme a voi voglio condividere la speranza”.
