Intelligenza artificiale: Unctad, il divario globale rischia di lasciare indietro il Sud del mondo

L’intelligenza artificiale può trasformare lo sviluppo umano, ma i suoi benefici rischiano di concentrarsi nelle mani di pochi Paesi e imprese. È l’allarme lanciato dall’Unctad, la Conferenza delle Nazioni Unite sul commercio e lo sviluppo, che stima il valore del mercato globale dell’IA a 4.800 miliardi di dollari entro il 2033, circa quanto l’economia della Germania e 25 volte il valore di 10 anni prima. L’accesso, però, resta fortemente diseguale: meno di un terzo dei Paesi in via di sviluppo dispone di una strategia nazionale sull’intelligenza artificiale e tra i Paesi meno sviluppati la quota scende al 12%. Circa il 65% della popolazione dei Paesi meno sviluppati è inoltre ancora offline. Secondo l’Unctad, fino al 40% dei posti di lavoro nel mondo potrebbe essere interessato dall’automazione legata all’IA, con rischi particolari per le economie in sviluppo che fanno affidamento sul costo contenuto del lavoro. A questo si aggiunge un deficit di rappresentanza: 118 Paesi, in gran parte del Sud globale, non partecipano ai principali forum sulla governance dell’IA. Per l’Unctad, infrastrutture, dati e competenze sono i 3 elementi decisivi per trasformare l’IA in uno strumento di sviluppo, soprattutto nei settori dell’agricoltura, della sanità di base, della gestione delle emergenze e della pubblica amministrazione. Tra le priorità indicate: infrastrutture condivise, modelli e dati open source, maggiore trasparenza delle imprese e cooperazione, in particolare Sud-Sud, per rafforzare le competenze e consentire ai Paesi in via di sviluppo di partecipare alla rivoluzione dell’intelligenza artificiale.

. fonte: AgenSIR