Cultura
Meeting di Rimini, esposto l’Ecce Homo di Antonello da Messina
Gli esperti riflettono sul valore dell’arte in attesa del recupero dei capolavori rubati a Ferragosto
La celebre tavoletta bifronte “Ecce Homo” di Antonello da Messina è esposta, a partire dal 20 agosto, al Meeting di Rimini in uno spazio speciale. Nella speranza che le altre opere del genio messinese, rubate recentemente, vengano presto recuperate facciamo il punto su questo dipinto, acquistato recentemente dal Ministero della Cultura.
L’Ecce Homo è tra i più importanti dipinti del Quattrocento, finora conservato in una collezione privata. Il tema trattato nell’immagine è il Cristo sofferente e in lacrime, che tornerà in altri contributi successivi dello stesso Antonello da Messina. Nato fra il 1425 e il 1435 a Messina, dove morì nel 1479, l’artista si formò verosimilmente fra Napoli e Palermo, dove assimilò una cultura artistica caratterizzata dall’accostamento di motivi fiamminghi, catalani e provenzali. Dal mondo delle Fiandre ereditò l’analisi minuziosa della realtà, una concezione più empirica dello spazio, la fusione tra colori e forme monumentali e l’impiego unificatore della luce, che avvolge ogni parte della rappresentazione, valorizzandone i minimi particolari. Seguendo l’esempio di Piero della Francesca, il genio conferì alle sue composizioni un certo plasticismo e un’evidente volumetria spaziale. Decisivo fu il breve viaggio che compì, tra il 1475 e il 1476, a Venezia dove venne a contatto con la pittura di Giovanni Bellini, prima di rientrare in Sicilia. Dipinto intorno al 1465, nella fase giovanile di tutta la produzione antonelliana, il quadro acquistato dall’Italia presenta, sul recto, la figura dell’Ecce Homo coronato di spine mentre, sul verso, san Girolamo penitente. La tavola è stata attribuita ad Antonello nel 1985 dallo storico dell’arte Federico Zeri, il quale spiegò che l’immagine di San Girolamo sul verso era consumata, perché trasportata in una bisaccia di cuoio e ripetutamente baciata dai suoi proprietari. In questo capolavoro Antonello da Messina propone un’immagine moderna e piena di umanità dell’uomo dei dolori della tradizione cristiana, riprendendo e modificando gli antichi moduli dell’iconografia bizantina. Il Cristo flagellato e coronato di spine, che Pilato presenta alla gente secondo la narrazione fatta nel Vangelo di Giovanni, è ritratto con grande naturalismo su uno sfondo nero. Il volto della Passione appare scavato e trattenuto dalle pene, ha gli occhi gonfi e arrossati, è isolato da qualsiasi contesto affollato ed è vicino a chi lo osserva. Il mezzo busto incurvato è proiettato verso la realtà a partire da un parapetto su cui poggia, segno che indica la ricerca dello sguardo dello spettatore. Le lacrime, appena accennate, sono suggerite dall’arrossamento e dall’umidità della faccia, inducendo il fedele alla contemplazione del mistero della Passione. Le lacrime sono un elemento essenziale e misurato di espressione della sofferenza, che approssimano la figura del Figlio dell’uomo al mondo concreto, rendendola una presenza viva, vulnerabile e tangibile. L’artista le inserisce sul disegno mediante una precisa tecnica pittorica, capace di far percepire la trasparenza del liquido grazie all’uso delle cromie e al gioco della luce vibrante, che crea una continuità con il resto del corpo. San Girolamo penitente è ritratto sul verso, mentre si inginocchia davanti ad un libro aperto e ad un calamaio in un atteggiamento di ascesi spirituale, un chiaro riferimento al suo lavoro traduttivo della Bibbia in latino. Il paesaggio circostante, contraddistinto dalla presenza di rocce e di specchi d’acqua, è delicatamente illuminato con varie sfumature di tono e di colore, svelando la propensione dell’artista per la miniaturizzazione e il realismo, due caratteristiche mutuate dall’arte fiamminga. L’immagine del santo sposta lo sguardo dello spettatore dalla contemplazione del dolore di Gesù alla sua progressiva interiorizzazione, incoraggiando una trasformazione dell’anima. Il soggetto della Passione è al centro di altre opere del pittore messinese, oggi sparse per il mondo, come il “Cristo in pietà e un angelo” (1476-78), conservato nel Museo del Prado a Madrid, e il “Cristo alla colonna” (1476-78), conservato al Louvre.
