Fuorisede, è tempo di ripartire

E come cantavano i Righeira, “L’estate sta finendo”, l’inno di intere generazioni quando termina la stagione più attesa, soprattutto dai giovani. Quelli di ieri, ormai adulti, e quelli di oggi, sempre più spesso fuorisede.

La nostalgia cresce e dalla fine di Ferragosto, la Calabria comincia a svuotarsi: gli studenti e i lavoratori vanno via. Ma è quello che succede ogni fine anno, ogni Pasqua e dopo tutte le feste.

Le piazze si sono riempite di voci che non si sentivano da un po’. Si salutano i nonni, i genitori, gli amici di una vita intera, le comitive distanti ma vicine, e si pronuncia il classico “ci vediamo a Natale”, sapendo che, in realtà, Natale è ancora troppo lontano.

E i bagagli si riempiono così di ricordi: fotografie fatte troppo in fretta, sfocate, sughi preparati con tanto amore dalla mamma e gli appunti stropicciati — portati pensando, inutilmente, di usarli per studiare.

Ma chi riparte porta con sé qualcosa di più di una conserva e di una maglietta: il rumore delle serate estive, i tramonti luminosi, le albe stanche, le notti interminabili, le sei di mattina, l’odore dei falò e le risate con gli amici ritrovati dopo mesi.

Questa sensazione è difficile da spiegare a chi non l’ha mai provata: quella di tornare, per un attimo, esattamente nel posto da cui si era partiti. Casa, che in realtà casa non è più, o almeno è solo una delle tante.

Quel treno che parte dalla stazione, quell’aereo che si alza in cielo, quell’automobile che imbocca l’autostrada verso Nord non rappresentano soltanto una partenza, ma il futuro. Partire non significa necessariamente voler andare via: a volte significa semplicemente non avere la possibilità di rimanere, perché altrove c’è il lavoro e lo studio, quello che qui manca. La Calabria, però, è una terra talmente bella da non poterne stare lontani troppo a lungo e, allo stesso tempo, talmente amara da costringerti a non voltarti quando arriva il momento di partire.

Le case delle vacanze, chiuse per gran parte dell’anno, hanno riaperto le porte e le famiglie si sono riunite attorno alle tavole. Poi, lentamente, tutto torna come prima.

Ma c’è qualcosa che non va mai via davvero: il senso di appartenenza. Perché puoi vivere a Milano, a Copenaghen, a Roma, ma basta un profumo, una parola per riportarti ai tuoi luoghi di origine. E allora, mentre le ultime valigie vengono chiuse, non bisogna dire addio, ma arrivederci.

Arrivederci a Natale, a Pasquetta, alla prossima estate o, semplicemente, a quando si sentirà ancora quel bisogno impellente di rivedere il mare, la casa, la strada dove si è cresciuti.

Michaela Benedetta Lopez