Territorio
Il 25 agosto “I Moti del 1806. Il De Micheli a Longobardi”, l’arte di Massimo Restuccia racconta il territorio
Il 25 agosto nel centro storico del paese tirrenico un’opera che recupera i fatti storici avvenuti dopo l’invasione di Napoleone. Intervista a Massimo Restuccia, docente di arte e immagine e animatore teatrale. Per la serata longobardese scritturati attori del comprensorio
Docente di arte e immagine, storico, regista e attore di teatro, Massimo Restuccia ha dedicato molti anni della sua vita all’arte e alla promozione della cultura.
Il prossimo 25 agosto, alle ore 21, andrà in scena, nel borgo di Longobardi, nella centrale piazza San Francesco, la rievocazione storica “I Moti del 1806. Il De Micheli a Longobardi”. Dialogare con Massimo Restuccia in una piacevole sera d’estate offre la possibilità ai nostri lettori di tracciare, passo dopo passo, fasi, obiettivi e mission educativa dell’idea progettuale.
Come è nata “I Moti del 1806. Il De Micheli a Longobardi” e qual è l’obiettivo che l’ha spinta a scrivere questa rievocazione storica?
Già nel 2012, come gruppo storico, Klampetia, grazie al mio impegno e all’impegno di tanti altri appassionati, si è occupata di recuperare i fatti storici che seguirono l’invasione napoleonica. Il riferimento è a marzo 1806 e, ovviamente, siamo partiti da Amantea, che è la città che ha sostenuto maggiormente un lungo assedio contro i soldati di Napoleone. Ma abbiamo sempre avuto l’idea di coinvolgere tutti quei paesi che, insieme, hanno combattuto eroicamente e, sottolineo eroicamente, contro l’armata Napoleonica. Amantea, in prima fila, poi Belmonte Calabro, Longobardi, Fiumefreddo, Lago, San Pietro in Amantea (che prima era casale di Amantea) e, facendo uno studio più approfondito, abbiamo scoperto che tantissime persone di Cleto, di Aiello o Serra si unirono agli altri patrioti in gruppi chiamati ‘masse’. Queste persone diedero la vita per l’ideale, per l’appartenenza, l’identità culturale. Ciò a prescindere dall’idea politica, che noi non trattiamo ovviamente all’interno di una rievocazione storica, in quanto ciò che ci preme sottolineare é, ripeto, l’idea dell’appartenenza, dell’identità e del legame verso l’idea di nazione, Regno, Stato, facendone conoscere i personaggi.
Avete scelto di iniziare da un personaggio longobardese, il barone Giovan Battista De Micheli.
Si, il De Micheli fu un personaggio importantissimo. Combatté a fianco del cardinal Ruffo di Calabria, calabrese anch’egli, nativo di San lucido, che si era distinto e che già allora probabilmente incontrò quello che fu un po’ un suo alter ego, a livello strategico – militare, il colonnello Michele Pezza da Iri, passato alla storia col nomignolo di fra’ Diavolo. Il De Micheli era vicepreside dell’udienza generale di Cosenza. Ed era secondo solo al colonnello Carbone che, una volta ritiratosi, andò in Sicilia, e Giovan Battista De Micheli divenne il preside della Calabria Citra, cioè quella che oggi è conosciuta più o meno come la provincia di Cosenza. Erano titoli politici e militari importantissimi. Il tenente colonnello Mirabelli di Amantea e il barone De Micheli furono gli eroi di questa resistenza. Spesso questi personaggi sono stati accantonati dalla storiografia, dai francesi che disprezzano tutti coloro i quali si pongono di fronte a loro come nemici. Smitizzati, dicendo addirittura che fossero briganti, che fossero persone che non erano degne di combattere per una nazione. Invece, il De Micheli e il Pezza si fecero impiccare e non accettarono di passare con i francesi, preferendo la morte.
Chi verrà per la rievocazione storica cosa avrà l’opportunità di vedere, quali saranno i personaggi? e come è stata pubblicizzata sul territorio?
Tra i personaggi che interpreteremo c’è, ovviamente, il De Micheli, il colonnello Pezza da Itri e Vincenzo Presta, che combatté con grande onore e con grande forza contro i francesi. Ritroveremo Angela Pizzini, la moglie del De Micheli, poi troveremo il popolo, la gente comune, che è quella che accorre alla chiamata del De Micheli alle armi contro i soldati di Napoleone. Purtroppo sarà il popolo che subirà l’onta della violenza. Soprattutto le donne, che subiranno violenze di ogni genere. Un altro personaggio è un frate, Michele Ala, che combatté ad Amantea contro i napoleonici.
Infine si incontreranno i fratelli Zupi, che uccideranno materialmente Giovan Battista De Micheli.
Ovviamente l’ultima scena storicamente si svolge nel castello di Fiumefreddo, appena bombardato. Noi, ovviamente non ci sposteremo nel castello della Valle ma adatteremo una zona della piazza, come fosse un eremo del castello, il bastione, dove si presume, o meglio dai documenti si deduce, che fu il luogo nel quale venne ucciso il patriota, l’eroe di Longobardi, Giovan Battista De Micheli.
L’idea è partita molti anni fa per per coinvolgere tutti i paesi circondari. Devo ringraziare il sindaco Giacinto Mannarino che ha creduto molto in questo nostro lavoro, grazie anche alla Pro Loco di Longobardi, nella persona di Cinzia Presta e all’assessore Simona Brusco, e tutti quelli che ci hanno aiutato, Franco Saliceti e sua moglie, che ci ospitano nella bellissima piazza San Francesco.
Prof. Restuccia, ci delinea l’aspetto educativo e la finalità della rievocazione storica in un contesto socio-culturale come quello che viviamo?
L’aspetto educativo è molto importante. Come docente sto facendo un percorso nel plesso della scuola secondaria di primo grado di Longobardi, creando un laboratorio teatrale e mettendo in scena una parodia umoristica dei promessi sposi ad Alessandro Manzoni, chiamata “I promessi Ziti”; è un’opera in dialetto ed è un’idea che vogliamo estendere a tutti i ragazzi dei tre comuni dell’Istituto Comprensivo di Belmonte Calabro dove ho la fortuna di insegnare. L’aspetto educativo è rivolto alla possibilità, attraverso il teatro, di superare le proprie paure. Cominciare a credere maggiormente in sè stessi e, soprattutto, migliorare il linguaggio e il modo d’esprimersi, anche attraverso il dialetto. Questa è la nostra finalità principale. Ovviamente, un altro obiettivo è far conoscere la storia, i personaggi storici del paese, soprattutto dobbiamo far sì che i nostri allievi non si sentano mai inferiori di fronte a nessuna altra realtà; la storia di questi tre paesi è la storia dell’umanità.
Klampete ha tra i suoi progetti altri personaggi di cui raccontare le gesta e altri territori da far conoscere. Quali sono i progetti futuri e quali saranno i protagonisti?
Sono molti anni che portiamo la storia della Calabria nei borghi, prendiamo personaggi storici e li facciamo uscire dalle pagine dei libri. Abbiamo, molti anni fa, iniziato un processo contro chi condannasse i briganti a prescindere, e abbiamo sempre detto che brigante non era indicativo di un’offesa come oggi si potrebbe dire mafioso. Brigante era lo spirito dei calabresi che a un certo momento della storia, per non sottostare alle prepotenze di Baroni o persone che venissero da fuori per conquistare la nostra terra, si davano al brigantaggio e combattevano il sopruso, l’angheria contro il prepotente. Credo che noi dobbiamo far emergere i personaggi che sono un po’ nascosti nelle pagine dei della storia. E allora qual è l’idea? La nostra l’idea è, insieme al sindaco Giacinto Mannarino, di portare avanti questi eventi. Questa è l’edizione zero, e il prossimo anno partirà la prima edizione dei “moti del 1806”, porteremo qui molti più figuranti. Adesso saremo solo in 20, ma noi abbiamo una potenza di figuranti che arriva fino a 2000 persone e quindi possiamo fare tantissime scene. In questa prima uscita ci limiteremo a tre scene molto sintetiche, belle, intense, ma ci sono tantissime storie da raccontare. A Longobardi, per esempio, c’è anche l’idea di recuperare la parte legata al sacro, e vorremmo portare sulle scene tre figure: San Nicola Saggio, Arcangela Filippelli, perché l’eroismo del sacrificio è attualissimo oggi e, per concludere, con un grandissimo personaggio, povero e umile, Silvio Celaschi, che fu il parroco di Longobardi. Ho avuto l’onore di essere stato suo alunno, in quanto lui era il mio professore di religione e di cui conservo gelosamente in casa un suo libro con dedica per un tema che io avevo fatto. Don Silvio è ancora sia oggi nella memoria degli abitanti dei Longobardi: era simpatico. Una curiosità: non sapeva guidare bene. Ma era un uomo povero.
C’è l’idea, inoltre, di riprendere il progetto delle visite guidate in costume per permettere ai turisti di conoscere i personaggi della storia dei paesi del comprensorio.
