Leone XIV: messa a Rimini, “tutto ciò che siamo e abbiamo è dono di Dio”, “alcune forme di svago portano alla rovina”

“Tutto ciò che siamo e abbiamo è dono di Dio, affidatoci perché, nelle sue mani, possiamo essere gli uni per gli altri, strumenti di salvezza nella giustizia”. Lo ha ricordato Papa Leone XIV nell’omelia della messa celebrata questa sera nel porto di Rimini, richiamando la figura di Sebna, il funzionario a cui il re Ezechia aveva affidato “un grande progetto di rinnovamento religioso, morale e sociale di Gerusalemme e del regno di Giuda”. “Per ambizione e avidità – ha spiegato il Pontefice – quest’uomo potente aveva cominciato ad abusare dell’autorità conferitagli, accumulando ricchezze per sé e per la sua cerchia di amici e parenti e spadroneggiando sulle persone”. Sebna, ha aggiunto Leone XIV, “aveva dimenticato che la cosa più importante dell’avventura in cui il suo Signore lo aveva coinvolto, non erano i mezzi economici e il potere, ma la possibilità, attraverso di essi, di promuovere un disegno di rinascita per il bene di tutta la comunità”: per questo venne destituito e la sua missione affidata a Eliakim, “uomo onesto e libero da condizionamenti”. Valori di “onestà, di gratuità, di benevolenza” che il Papa ha definito “notoriamente cari alla gente di Romagna, schietta e di indole gioviale, laboriosa e solidale”.

“Il mondo in cui viviamo offre tante forme di svago, alcune delle quali, però, portano piuttosto alla dispersione e alla rovina che non a un vero ‘tornare in sé’, e lasciano il vuoto nel cuore”. Così Papa Leone XIV nell’omelia della messa celebrata questa sera nel porto di Rimini. “C’è chi le chiama ‘evasione’, come se la vita ordinaria fosse una prigione da cui fuggire”, ha osservato il Pontefice: “Ma noi sappiamo che il luogo più vero in cui trovare ristoro, in cui incontrare Dio per incontrarci davvero tra noi, non è fuori, nel caos, ma dentro di noi, nel profondo dell’anima”. Di qui l’incoraggiamento di Leone XIV a “far sì che questo territorio sia accogliente, oltre che per il ristoro e il divertimento, anche per lo spirito”, nei confronti di “chi cerca un meritato tempo di riposo dopo un anno di lavoro” e di “chi, ferito nel corpo e nello spirito, chiede rifugio, cibo e assistenza lontano dalla propria terra”. Il Papa ha infine ripreso la lettera pastorale del vescovo di Rimini, mons. Nicolò Anselmi, che indica “la preghiera, l’unità, l’ascolto, il coraggio, la semplicità, la gratitudine, la bellezza” come “atteggiamenti sempre presenti in ogni frammento della vita”. Alle 20 la partenza in elicottero per il Vaticano.