Cultura
Raffaele Parise, il canonico del Seminario oggi biblioteca Nazionale
Il sacerdote, originario della frazione Cuti, s’impegnò per la vita religiosa e culturale cosentina. I lavori del Seminario, avviati nel 1882, si conclusero nel 1905
Raffaele Parise, il canonico che diede casa alla religiosità e alla cultura. Non lasciò soltanto un ricordo nella storia ecclesiastica cosentina. Lasciò un edificio. E quell’edificio, nato come Seminario arcivescovile, è oggi una delle principali case pubbliche della cultura in Calabria: la Biblioteca Nazionale di Cosenza. Sacerdote, parroco della Cattedrale, rettore del Seminario, Parise appartiene a quella schiera di figure operose che hanno inciso sulla vita delle città più attraverso le opere che attraverso la notorietà personale. Secondo una ricostruzione genealogico-storica, nacque nel 1837 nel rione Cuti di Rogliano, dato oggi meritevole di ulteriore verifica anagrafica. Ma la sostanza della sua vicenda non è in discussione: dalle radici roglianesi, il canonico Parise arrivò a legare il proprio nome a una delle pagine più significative della storia religiosa, educativa e culturale di Cosenza. Il cuore della sua opera fu il Seminario arcivescovile. Dal 1882 al 1905 Parise ne resse la guida e fu protagonista dell’ideazione e della realizzazione del nuovo grande complesso seminariale. Non si limitò ad amministrare un’istituzione già esistente. Ne immaginò l’ampliamento, ne sostenne il progetto, ne accompagnò la costruzione e vi impegnò anche risorse personali e familiari. In quell’iniziativa si coglie il tratto più alto della sua figura: la capacità di trasformare una responsabilità ecclesiastica in un’opera destinata a durare oltre la sua stessa biografia. Il nuovo Seminario nacque per rispondere a un’esigenza precisa della Chiesa cosentina: dare una sede adeguata alla formazione del clero e alla vita culturale dell’istituzione diocesana. Era un tempo in cui il Seminario non rappresentava soltanto un luogo di preparazione sacerdotale, ma anche uno spazio di studio, disciplina intellettuale, educazione e trasmissione del sapere. Parise comprese che una comunità ecclesiale aveva bisogno non solo di uomini, ma anche di luoghi capaci di formarli. I lavori, avviati nel 1882, si conclusero nel 1905. L’imponente complesso seminariale voluto da lungimirante sacerdote attraversò, poi, le ferite del Novecento. La parte più antica del Seminario fu distrutta dai bombardamenti della seconda guerra mondiale; il corpo più recente, legato alla sua iniziativa, sopravvisse. Dopo restauri, trasformazioni e passaggi patrimoniali, dal 1985 ospita la Biblioteca Nazionale di Cosenza. È in questo passaggio che la storia di Parise assume un significato più ampio. Un edificio pensato per la formazione ecclesiastica è diventato sede di una grande istituzione culturale pubblica. La funzione è mutata, ma la vocazione profonda è rimasta: custodire libri, favorire lo studio, servire la conoscenza, offrire alla città uno spazio di memoria e ricerca. Non c’è frattura tra le due vite dell’edificio. C’è, piuttosto, una continuità inattesa: dalla formazione dei seminaristi alla formazione dei lettori, degli studiosi, degli studenti. Per questo il nome del canonico roglianese non appartiene soltanto alla storia interna della diocesi. Appartiene anche alla storia civile di Cosenza. Dietro le mura della Biblioteca Nazionale c’è la tenacia di un sacerdote che vide nello studio una forma alta di servizio e nella costruzione di un edificio un atto di responsabilità verso il futuro. Riscoprire Raffaele Parise significa allora guardare alla città attraverso le sue stratificazioni più profonde. Le pietre, quando hanno una storia, non sono mai semplici pietre. Conservano intenzioni, sacrifici, progetti, visioni. Nel caso di Parise, conservano l’idea di una cultura nata dentro la Chiesa e poi consegnata alla comunità intera. Da Rogliano a Cosenza, dal Seminario alla Biblioteca Nazionale, il suo percorso racconta una trasformazione esemplare. Raffaele Parise convertì risorse personali, fede e volontà educativa in un’opera concreta. Trasformò un patrimonio personale in patrimonio della città.
Luigi Michele Perri
Foto interno Biblioteca Nazionale – copyright PdV
