Chiese di Calabria
Cassano allo Ionio, appello Osservatorio sui fenomeni mafiosi e per la legalità. “La dignità del lavoro non si brucia”
“Non resteremo in silenzio: la dignità del lavoro non si brucia”. E’ questo il monito dell’osservatorio sui fenomeni mafiosi e per la legalità della diocesi di Cassano allo Ionio. In queste ultime settimane, insieme al vescovo, mons. Francesco Savino, l’osservatorio ha seguito “con apprensione le vicende che hanno riguardato alcune aziende agricole del nostro territorio, vittime di una serie di incendi e atti intimidatori”. La diocesi cassanese “non solo esprime vicinanza e solidarietà a quanti hanno subito questi vili attentati”, ma rinnova l’invito a “reagire” e a “non subire passivamente l’aggressione criminale di chi si sente in diritto di calpestare e mortificare, in pochi istanti, il lavoro e i sacrifici di quanti, attraverso il lavoro onesto, danno dignità alla propria vita ma anche a un intero territorio”.
Per l’osservatorio sui fenomeni mafiosi e per la legalità “non si tratta solo di dignità, ma anche di una questione di libertà: chi vede vanificare in questo modo anni di fatiche e di sforzi economici, non può dirsi libero di progettare un proprio futuro; chi, prima di investire, è costretto a fare i conti con la prepotenza mafiosa, non è libero; ma neanche è libero chi, magari per paura o anche per rassegnazione, pur sapendo o avendo visto qualcosa, preferisce restare in silenzio. Ogni rogo appiccato a un capannone, a un raccolto, a un macchinario – si legge nella nota – non è soltanto un danno economico: è una ferita inferta all’intera comunità, un messaggio di terrore che pretende di piegare la volontà di chi sceglie la via della legalità. La nostra terra non può e non deve arrendersi a questa logica”. Per questo motivo, “incoraggiati dalle sollecitazioni” del vescovo, l’osservatorio sui fenomeni mafiosi e per la legalità ricorda a quanti hanno subito questi attentati e a coloro che “in silenzio stanno subendo l’oppressione mafiosa” la disponibilità dell’osservatorio ad “affiancare i percorsi di sostegno previsti dalle leggi”, e rinnova alla popolazione l’invito a “riscoprire il dovere della denuncia come annuncio del Vangelo, perché la denuncia, nel correggere i fratelli che sbagliano, restituisce libertà ai fratelli oppressi. Denunciare non è un atto di coraggio isolato: è un gesto comunitario, un seme di giustizia che, se condiviso, diventa foresta inarrestabile. Nessuno deve sentirsi solo in questa scelta. La porta dell’Osservatorio è aperta: ascoltare, accompagnare, custodire chi ha subito ingiustizia è parte della nostra missione. Il silenzio protegge solo chi opprime; la parola restituisce dignità a chi lavora”.
