Attualità
Cresce petizione Nobel a bambini Gaza
“Un semplice sì, un aderisco. Ma anche ragionamenti più articolati, riflessioni accorate, preghiere, denunce. Hanno ormai toccato quota 17mila le adesioni raccolte in poco più di una settimana dalla proposta lanciata dal professor Eugenio Mazzarella. Il quotidiano Avvenire è diventato, attraverso questa petizione, il punto di riferimento per chi chiede che venga consegnato il Nobel per la pace ai bambini di Gaza, come simbolo di tutte le infanzie violate nel mondo” scrive il quotidiano che a sostegno della campagna ha attivato la mail petizione.gaza@avvenire.it che oltre che per comunicare la propria adesione può essere utilizzata per condividere un pensiero di pace e di solidarietà. Verso i bambini di Gaza ma anche verso tutti i bambini e tutte le vittime innocenti delle tante, troppe guerre in corso. Come scrive il direttore del quotidiano, Marco Girardo, lavoreremo “per far sì che anche questa proposta avanzata da un filosofo napoletano non resti sospesa nel simbolico. Ce lo chiedono espressamente tutte le persone che ci hanno scritto. Sappiamo bene che il Nobel ha regole, procedure, limiti. Ma sappiamo anche che certi segni e segnali in tanto rumore servono prima di tutto a svegliare la coscienza pubblica. Poi ci ingegneremo per ancorare la sollecitazione di Mazzarella a una iniziativa concreta, individuando con l’aiuto della nostra comunità di lettori un’associazione o una realtà non divisiva capace di portare aiuto reale ai bambini di Gaza – e non solo a loro. Avendo sempre nel cuore e nello sguardo tutti gli altri bambini feriti dalle guerre. Perché non c’è una pace palestinese, israeliana, ucraina, sudanese o afghana. C’è la pace dei bambini, che poi è la pace di ogni donna e uomo. E se non impariamo a guardarla da lì, continueremo a perdere anche noi la nostra parte più umana. ‘Al di là delle idee, al di là di ciò che è giusto e ingiusto – nelle splendide parole del poeta mistico persiano Jalal al-Din Rumi –, c’è un luogo. Noi ci incontreremo là’. E cioè in quello spazio interiore di pace e silenzio, di preghiera – come ricorda papa Leone in ogni occasione in cui parla di pace – dove la guerra delle idee e il dolore della guerra scompaiono perché ci riconosciamo fratelli tutti”.
Fonte: 9Colonne
