Il dl lavoro è legge

Dall’aula del Senato via libera con 94 sì, 61 no e 2 astenuti alla fiducia sul decreto legge lavoro, in materia di salario giusto, di incentivi all’occupazione e di contrasto del caporalato digitale, nel testo approvato dalla Camera. Il testo ora è legge. Cuore del provvedimento è l’articolo 7, il quale stabilisce che la contrattazione collettiva costituisce, ai sensi e per gli effetti dell’articolo 36 della Costituzione, lo strumento per la determinazione del salario giusto, assicurando ai lavoratori un trattamento economico complessivo adeguato alla quantità e alla qualità del lavoro prestato. Ai fini dell’individuazione del salario giusto, l’articolo dispone che si fa riferimento al trattamento economico complessivo definito dai contratti collettivi nazionali di lavoro stipulati dalle organizzazioni dei datori di lavoro e dei lavoratori comparativamente più rappresentative sul piano nazionale.  “Manteniamo gli impegni presi con gli italiani: difendere chi lavora, favorire nuove occupazioni, premiare le imprese che investono sul lavoro di qualità – rivendica su X la premier Giorgia Meloni – Lo facciamo introducendo il principio del salario giusto e intervenendo sulla disciplina dei rinnovi dei contratti collettivi, incentivando le assunzioni per giovani e donne, favorendo la conciliazione tra vita familiare e lavoro, contrastando sfruttamento e caporalato digitale. Continuiamo a seguire una strada chiara: sostenere il lavoro, non la dipendenza dai sussidi. Creare opportunità, non assistenzialismo esasperato. Dare dignità a chi ogni giorno manda avanti questa Nazione con il proprio lavoro. Avanti così, perché il lavoro è dignità, libertà e futuro”. “Per noi è un passo fondamentale, E’ un decreto a cui abbiamo lavorato tanto, su cui abbiamo avuto anche un’importante condivisione e anche un importante confronto con le parti sociali”. Così la ministra del Lavoro Marina Elvira Calderone, parlando con i cronisti a Palazzo Madama dopo il via libera definitivo al decreto. “Arriva come decreto ‘primo maggio’, oggi convertito in legge – aggiunge –  però è frutto di un lavoro che va avanti da quattro anni e che ci vede portare i temi del lavoro e delle politiche sociali in ogni provvedimento importante che il governo Meloni ha adottato”. “Quindi – ricorda la ministra – il decreto 62, oggi convertito, è figlio anche di quelle che sono  le politiche che noi abbiamo fatto in sede di legge di bilancio 2026: lì abbiamo sostenuto i rinnovi contrattuali, abbiamo sostenuto la fiscalità di vantaggio per la contrattazione di secondo livello e per il lavoro faticoso,  oggi sosteniamo le aziende che assumono lavoratori e lavoratrici che sono giovani oppure che operano nei territori della Zes unica del Mezzogiorno, sosteniamo la stabilizzazione dei contratti a termine, soprattutto quelli a causali. Quindi diamo continuità e i nostri interventi hanno uno spirito comune, quello di costruire e di mettere dei tasselli importanti” sottolinea Calderone, per poi concludere: “Introduciamo per legge il ‘salario giusto’ e lo ancoriamo al trattamento economico complessivo. Per me è ovviamente importante ringraziare il presidente della Commissione Lavoro Zaffini, che ci ha accompagnato con l’attività della sua Commissione in questo ultimo percorso parlamentare”. E Zaffini ironizza: “Viene denunciato che questo provvedimento è stato prodotto il 1° maggio, quasi che fosse una sorta di vilipendio alla bandiera rossa. Io dico magari ogni 1° maggio, qualunque sia il governo, produca un provvedimento sul lavoro”. Ma le opposizioni sono molto critiche:  “A smentire il trionfalismo del Governo, a pochi passi da noi, di fronte Palazzo Vidoni stanno manifestando i lavoratori della sanità privata e del sociosanitario assistenziale, le RSA, per denunciare il torto che stanno subendo – sottolinea la senatrice Pd Susanna Camusso – Con un emendamento alla Camera è stato deciso che i lavoratori e le lavoratrici di questo settore fossero equiparati a dei lavoratori stagionali ed esclusi da tutti i vincoli introdotti nel decreto-legge. Il settore della cura che, com’è noto, è già uno dei meno retribuiti e non vede rinnovato il contratto da 8 e da 14 anni e oggi il Governo ha tolto loro anche la speranza di rinnovare rapidamente il contratto. Quelle lavoratrici oggi prendono molto meno di quello che avrebbero con quel salario minimo che tanto il Governo depreca”. Ma la ministra assicura: “Non c’è nessuna volontà di escludere un settore importante come quello della sanità privata: ci sarà e c’è la giusta attenzione da parte del governo su tutta la stagione dei rinnovi”.

Fonte: 9Colonne