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Temporali, quanti rischi in montagna
”I temporali estivi rappresentano uno dei principali pericoli per chi frequenta la montagna. Le condizioni meteorologiche possono cambiare rapidamente e, soprattutto in quota, fulmini, forti precipitazioni, grandine, raffiche di vento e improvvisi aumenti della portata dei corsi d’acqua possono determinare situazioni di rischio anche per escursionisti esperti. La prima forma di protezione è la prevenzione. Prima di partire è fondamentale consultare le previsioni meteorologiche locali e valutare non soltanto la possibilità di pioggia, ma soprattutto quella di temporali. Quando questi sono previsti nelle ore pomeridiane, è opportuno anticipare la partenza e programmare l’itinerario in modo da essere fuori dalle zone più esposte prima del possibile peggioramento. In montagna bisogna inoltre osservare costantemente l’evoluzione delle condizioni atmosferiche. La comparsa di nubi temporalesche, l’aumento del vento, l’oscuramento improvviso del cielo e soprattutto i primi tuoni devono indurre a rivalutare immediatamente il programma”. Lo afferma Fabrizio Pregliasco, direttore della scuola di specializzazione in igiene e medicina preventiva Università degli Studi di Milano La Statale, past president di ANPAS e vice presidente di Samaritan International.
“Sentire un tuono significa che il temporale è sufficientemente vicino da richiedere prudenza. Non è quindi opportuno attendere che la pioggia o il temporale raggiungano direttamente l’escursionista. È necessario lasciare cime, creste, selle e altri punti particolarmente esposti e scendere di quota, scegliendo un percorso sicuro ed evitando di correre su terreno scivoloso o accidentato. Occorre inoltre allontanarsi da alberi isolati, croci di vetta, antenne, pali e altre strutture prominenti. Ripararsi sotto un albero isolato non costituisce una protezione adeguata. Un edificio chiuso rappresenta una soluzione sicura; anche un’automobile con carrozzeria metallica e finestrini chiusi offre una buona protezione”. ”Le vie ferrate richiedono particolare cautela durante un temporale per la contemporanea presenza di esposizione, quota e strutture metalliche. Quando il peggioramento è ancora distante e le condizioni lo consentono, è opportuno interrompere l’itinerario e raggiungere una zona meno esposta attraverso una via sicura. La presenza di un temporale non deve però indurre a comportamenti che aumentino il rischio immediato di caduta. Non bisogna sganciarsi dai dispositivi di sicurezza quando questo comporta il pericolo di precipitare. La scelta più efficace resta quindi preventiva: in presenza di una significativa probabilità di temporali è opportuno evitare di iniziare ferrate o itinerari lunghi, impegnativi e particolarmente esposti”.
“Una tenda protegge dalla pioggia ma non deve essere considerata un rifugio sicuro contro i fulmini. Anche tettoie aperte, piccole grotte e semplici sporgenze rocciose non garantiscono automaticamente una protezione adeguata. In particolare, nei ripari rocciosi è necessario evitare di sostare all’imboccatura o a contatto con le pareti. Se non è possibile raggiungere un riparo adeguato, bisogna cercare una zona più bassa e meno esposta. Non bisogna sdraiarsi a terra, perché in caso di fulmine la corrente può propagarsi anche attraverso il terreno. In presenza di segnali compatibili con una scarica imminente nelle vicinanze, come capelli che si rizzano, formicolii, ronzii o crepitii, è opportuno ridurre al minimo il contatto con il terreno, accovacciandosi con i piedi vicini. Se si è in gruppo è inoltre preferibile non rimanere ammassati, in modo da diminuire la possibilità che una singola scarica coinvolga contemporaneamente più persone”. ”Durante un forte temporale il pericolo non è rappresentato soltanto dai fulmini. Bisogna evitare torrenti, impluvi, canaloni, laghi e aree soggette ad allagamenti, perché precipitazioni molto intense possono determinare aumenti improvvisi della portata dell’acqua. Occorre prestare attenzione anche al terreno reso scivoloso dalla pioggia, alla grandine, alla riduzione della visibilità e alle raffiche di vento, adattando velocità e percorso alle condizioni ambientali. La cessazione della pioggia non significa necessariamente che il pericolo dei fulmini sia terminato. È prudente attendere circa 30 minuti dall’ultimo tuono prima di tornare su cime, creste o altre aree aperte ed esposte”.
Fonte: 9Colonne
