Chiesa
Cisgiordania: Comboniane, nel deserto di Giuda dodici campi estivi per seminare speranza e pace
Dopo quasi un mese e mezzo si sono conclusi i dodici campi estivi organizzati nelle comunità beduine del deserto di Giuda, a est di Gerusalemme. Un percorso iniziato nell’incertezza, pochi giorni dopo l’entrata in vigore di una tregua, e portato avanti settimana dopo settimana grazie anche alla fiducia delle famiglie. “Venite, fatelo, perché non sappiamo se la prossima settimana saremo ancora qui”, racconta al Sir suor Maria Lourdes Garcia, missionaria comboniana, ricordando le parole ricevute dalle comunità locali.
Le comunità beduine accompagnate dalle missionarie vivono in un contesto segnato da povertà, precarietà e insicurezza. Nella zona di Khan al-Ahmar sono presenti 14 villaggi, dove le comboniane portano avanti da anni una presenza fatta di ascolto, educazione e accompagnamento. Dopo il 7 ottobre 2023, secondo quanto riferiscono i residenti, sono aumentate l’insicurezza e le incursioni dei coloni, mentre permane il rischio di trasferimento delle comunità.
In questo scenario, la missione delle comboniane assume soprattutto il volto dei bambini. Più di 400 hanno partecipato ai campi estivi appena conclusi. “Il nostro impegno è teso a costruire relazioni di fiducia con queste famiglie, tutte musulmane. Cerchiamo di essere loro vicine, ascoltando le loro storie e rispondendo ai bisogni”, spiega suor Garcia. Le religiose sostengono inoltre cinque asili nei villaggi beduini, offrendo ai più piccoli uno spazio sicuro per imparare a leggere e scrivere, giocare e crescere.
Durante i campi estivi, il filo conduttore è stato quello dei valori, racchiusi in quattro semplici affermazioni: “Io sono speciale”, “Non sono solo, ho tanti amici”, “Io posso fare la differenza” e “Io posso seminare la pace”. I bambini sono stati accompagnati a riconoscere il proprio valore, a scoprire la forza dell’amicizia e a comprendere che anche i piccoli gesti possono contribuire a cambiare la realtà. “Ci hanno anche insegnato che la pace si costruisce rispettando gli altri, accogliendo le differenze, chiedendo perdono e imparando a vivere insieme”, testimonia suor Lourdes. Tra le esperienze più significative ci sono state le escursioni, per molti bambini un’esperienza completamente nuova. Ma ancora più preziosi sono stati gli incontri con le famiglie e con le animatrici beduine. “In alcuni villaggi la familiarità era tale che ci invitavano perfino a indossare gli abiti tradizionali beduini, un gesto semplice ma ricco di affetto che ci ha fatto sentire davvero a casa”, racconta.
I campi sono iniziati con temperature più miti e si sono conclusi sotto i 46 gradi del deserto. La fatica non è mancata, ma alla fine resta soprattutto la gratitudine. “Abbiamo potuto riconoscere la presenza di Dio, che ha camminato con noi e ha sostenuto la nostra missione”, dice suor Garcia.
Nel deserto, dove spesso sembra non esserci una strada sicura per il futuro, la missione continua così a essere anzitutto una presenza. Tornare, ascoltare, educare, condividere: gesti quotidiani attraverso i quali costruire relazioni di fiducia e seminare, insieme ai bambini e alle loro famiglie, semi di dignità, speranza e pace. “Ancora una volta Dio ci ha mostrato che sa aprire strade proprio là dove sembrano non esistere”.
