L’omelia di mons. Checchinato dal Santuario del Crocifisso (Messa in diretta Tv)

“Io sono il pane vivo, disceso dal cielo”

È la cifra per la quale contempliamo e adoriamo il pane eucaristico: il segno di una vita fatta cibo per gli altri, tutti gli affamati di senso, di bene, di luce, di libertà, di perdono e misericordia. Un dono che ha una lunga storia, una storia che viene dal cielo e che mette insieme l’infinitamente grande e l’infinitamente piccolo, Dio Creatore e le creature, il cielo e la terra, l’amore che non sceglie di elargire beni o titoli, ma di farsi prossimità, arrivando fino al dono totale di sé per la vita del mondo. In quel pane disceso dal cielo non c’è l’invito alla ripetizione di un rito, ma uno stile di vita da apprendere per farlo diventare proprio stile di vita. È in effetti un pane vivo, non la consegna di una eredità monetizzabile, ma un processo che ci porta ad attraversare la vita facendo diventare nostri gli ambienti preferiti dal Maestro, quelli affollati di gente alla ricerca del bene, un bene semplice e quotidiano, ma anche un bene che si trasforma in stella polare del cammino, che ci indica un “senso” nel valore di significato e di direzione.

“Io sono il pane vivo, disceso dal cielo”

È ancora l’indicazione di una dimensione spaziale: un pezzo di pane alle nostre latitudini vale meno di niente e spesso si butta via. Le nostre mamme e le nostre nonne non buttavano mai il pane: “il pane non si butta”! e avevano nei confronti del pane un rispetto speciale che abbiamo perduto. È troppo piccolo e costa poco: usiamo per il pane la stessa categoria che si è imposta per le persone e per il nostro quotidiano; ciò che è piccolo, ciò che si esprime con numeri limitati, ciò che non ha valore economico significativo sembra non aver valore nel nostro tempo. Non era così per il Signore che sceglie un pezzo di pane condiviso e un goccio di vino per significare la sua vita: cose semplici, presenti nelle case di tutti, cose che rallegrano il cuore e la mente, che parlano di festa, di gioia, di momenti felici. Il mistero dell’Eucaristia stava al cuore della visione della fede cristiana di san Francesco d’Assisi e nei suoi Scritti è il tema teologico preminente. Ne scrive a tutte le categorie di persone. Non solo perché aveva accolto l’Eucaristia come la sintesi vitale ed esemplare della sua scelta minoritica – imitare l’umiltà di Dio nella piccolezza del pane eucaristico –, ma anche perché si era fatto carico personalmente, con grande sensibilità ecclesiale, delle istanze del magistero della Chiesa, che a partire dal Concilio Lateranense IV (1215), si era impegnata a riportare al centro della pastorale il mistero eucaristico.

“Io sono il pane vivo, disceso dal cielo”

Francesco d’Assisi ha a cuore che la celebrazione della Messa – che egli definisce «il vero sacrificio del santissimo corpo e sangue del Signore nostro Gesù Cristo» (LOrd 14: FF 218) – sia nel suo Ordine un’espressione di povertà: egli prega che sia fatta «con intenzione santa e monda, non per motivi terreni, né per timore o amore di alcun uomo», cioè escludendo il lucro e i favoritismi, e solo per l’interesse di Cristo, che istituendola ha chiesto espressamente: «Fate questo in memoria di me» (Lc 22,19; 1Cor 11,24). La memoria Christi, poi, deve provocare in noi l’imitazione di Cristo e della sua spogliazione radicale: «Tutta l’umanità trepidi, l’universo intero tremi e il cielo esulti, quando sull’altare, nella mano del sacerdote, è presente Cristo, il Figlio del Dio vivo. O ammirabile altezza e stupenda degnazione! O umiltà sublime! O sublimità umile, che il Signore dell’universo, Dio e Figlio di Dio, si umili a tal punto da nascondersi, per la nostra salvezza, sotto poca apparenza di pane! Guardate, fratelli, l’umiltà di Dio, e aprite davanti a lui i vostri cuori; umiliatevi anche voi, perché siate da lui esaltati. Nulla, dunque, di voi trattenete per voi, affinché tutti e per intero vi accolga Colui che tutto a voi si offre» (LOrd 26-29: FF 221).

In questa eucaristia che stiamo celebrando dal Santuario del Crocifisso della Riforma a Cosenza, che conosce la lunghissima presenza dei Padri Cappuccini, e che è Santuario Francescano in quest’anno Giubilare abbiamo voluto contemplare il mistero del Corpo e del Sangue di Cristo con gli occhi stessi del Poverello di Assisi. Con una sua preghiera concludiamo questa omelia “O santissimo Padre nostro: creatore, redentore, consolatore e salvatore nostro. Dacci il nostro pane quotidiano, il tuo Figlio diletto, il Signore nostro Gesù Cristo, dà a noi oggi: in memoria, comprensione e reverenza dell’amore che egli ebbe per noi e di tutto quello che per noi disse, fece e patì.” (Parafrasi del “Padre Nostro” (FF 266, 271-275). Amen!

  • Arcivescovo metropolita di Cosenza- Bisignano