San Francesco di Paola compie 610 anni

Nacque il 27 marzo 1516 da Giacomo Martolilla e Vienna Da Fuscaldo

San Francesco di Paola, santo patrono della Calabria e compatrono dell’arcidiocesi di Cosenza – Bisignano, compie 610 anni. Nacque infatti nel 1416. Per l’occasione, al santuario regionale di Paola sono in corso diverse celebrazioni, precedute da un triduo presso la Casa natale del Santo. Nell’ultimo giorno del triduo il provinciale dei frati Minori padre Mario Chiarello ha recato una reliquia di San Francesco d’Assisi.

Questo pomeriggio, alle ore 17.30, la santa Messa solenne sarà presieduta da mons. Stefano Rega, vescovo di San Marco Argentano – Scalea.

Biografia

Francesco nacque il 27 marzo 1416 a Paola (Cosenza) da Giacomo Martolilla e Vienna da Fuscaldo. Già in età avanzata, i genitori attribuirono la nascita del loro primogenito all’intercessione di S. Francesco, e per questo gli diedero il nome del Santo assisiate e promisero di rivestirlo dell’abito votivo dei Francescani.All’età di quindici anni Francesco fu accompagnato presso i Conventuali di S. Marco Argentano (Cosenza) per sciogliere il voto e prestare l’anno di famulato. Qui Francesco manifestò la sua propensione alla preghiera e le sue doti di pietà, accompagnate da manifestazioni soprannaturali, le stesse che, successivamente, avrebbero alimentato la sua fama di grande taumaturgo. Si recò ad Assisi, toccando Montecassino, Roma, Loreto e visitando gli romitori che costellavano Monte Luco. La visita di Roma lo turbò profondamente: secondo il suo primo anonimo biografo, Francesco redarguì lo sfarzo di un cardinale con le parole: “Nostro Signore non andava così”. L’episodio mostra come nell’animo del giovane andasse ormai maturando l’idea di una riforma della vita ecclesiale basata sulla povertà.

Il pellegrinaggio costituì motivo di riflessione e di decisioni per il suo futuro. Ritornato a Paola, Francesco espresse ai suoi genitori il desiderio di condurre vita eremitica. Attorno al 1435, si ritirò fuori dell’abitato di Paola, in un terreno di proprietà della famiglia, suscitando grande stupore fra i concittadini per l’austerità del suo modo di vivere. L’esperienza di Paola lo forgiò alla contemplazione, al lavoro, alla solitudine e alle privazioni e mortificazioni corporali.

Ben presto iniziarono ad affluire al suo eremo molte persone desiderose di porsi sotto la sua guida spirituale e di condividere lo stesso austero genere di vita.

Col trasferimento a Paola, agli inizi del 1470, dell’ex visitatore che assumerà il nome di P. Baldassarre da Spigno, inizia l’iter giuridico che porterà al riconoscimento ufficiale del movimento eremitico fondato da Francesco. La prima tappa è costituita dal nulla osta rilasciato da mons. Caracciolo il 30 novembre 1470.

Al romitorio di Paola seguirono quelli di Paterno Calabro (1472), Spezzano della Sila (1474), Corigliano Calabro (1476) e Milazzo (1480). La vita di questi eremiti era regolata dagli “ordinamenti e statuti” che, in parte, confluirono nelle successive stesure della regola.

Fin dall’inizio, Francesco ebbe fama di grande taumaturgo. I prodigi accompagnarono tutta la sua vita, a partire dalla costruzione dei primi conventi fino alla sua andata in Francia.

Portata dai mercanti napoletani, la fama di Francesco giunse in Francia, alla corte di Luigi XI, allora infermo, il quale chiese a papa Sisto IV di far arrivare l’Eremita paolano al suo capezzale. Fu l’inizio del “capitolo diplomatico” della vita di Francesco. Il pontefice, desideroso di un riavvicinamento alla Francia, con la quale avrebbe voluto un accordo per l’abolizione della Prammatica Sanzione di Bourges del 1438, accolse favorevolmente l’ambasceria francese e altrettanto fece il re di Napoli. Furono però necessari molti mesi per convincere Francesco, il quale accettò di partire solo quando il papa glielo impose. Fu per l’Eremita un’obbedienza difficile: aveva 67 anni, la sua Congregazione si era da poco estesa anche in Sicilia e, soprattutto, aveva ritrosia ad andare a vivere in una reggia con un appannaggio sovrano, dopo aver vissuto per più di trent’anni in un romitorio. Il sacrificio richiestogli di lasciare il Regno di Napoli sarebbe poi stato largamente compensato dal favore della corte francese verso il suo Ordine e dagli interventi della medesima presso la Curia Romana.

Lasciato l’eremo paternese il 2 febbraio 1483, Francesco fu accolto a Napoli trionfalmente sia dal popolo, sia dalla corte, che dalla sua andata in Francia sperava in un allontanamento della paventata invasione del Regno da parte dei Valois. Il re Ferdinando I avrebbe preteso un rapporto preferenziale dal suo suddito. A Roma Sisto IV lo ricevette più volte, affidandogli delicati incarichi. Al suo arrivo al castello di Plessis–les–Tours, Luigi XI si inginocchiò di fronte a lui, chiedendogli la benedizione. Il sovrano non ottenne la guarigione, ma l’azione a corte del Paolano portò ad un lungo periodo di buoni rapporti tra il papato e la monarchia francese, di cui beneficiarono anche i Regni di Spagna, Boemia e Napoli.

Francesco fu subito benvoluto a corte e – nonostante la non conoscenza della lingua – fu avvicinato dai semplici, come dai dottori della Sorbona, desiderosi di riforma personale questi ultimi e in cerca di interventi prodigiosi i primi. Francesco visse in Francia circa venticinque anni e si creò il suo mondo lavorando un appezzamento di terra, presentandosi come riformatore della vita religiosa e con l’aureola di uomo di Dio penitente, eremitico, un nuovo Giovanni Battista. Per questo suo austero stile di vita viene scelto da alcuni benedettini, francescani ed eremiti, che lasciano le rispettive famiglie religiose per aggregarsi a Francesco. Il loro arrivo, oltre a internazionalizzare la Congregazione calabrese, determinò un profondo cambiamento al suo interno, in quanto fu abbandonato l’eremitismo e fu introdotta la vita cenobitica. Tale svolta porterà alla nascita dell’ Ordine dei Minimi, seguita dalla fondazione prima del Terz’Ordine secolare e poi delle Monache. Le rispettive regole furono definitivamente approvate da Giulio II il 28 luglio 1506.

Francesco si spense a Tours il 2 aprile 1507. La fama di questo taumaturgo, attraverso i tre rami della famiglia Minima (frati, monache e terziari), si diffuse in Europa, favorendo la sua beatificazione (7 luglio 1513) e la sua canonizzazione (1° maggio 1519) avvenuta a soli dodici anni dalla morte.

Patrono della Gente di mare italiana – Pio XII lo dichiarò tale il 27 marzo 1943 – e di diversi regni, tra cui Francia, Spagna, Napoli, Boemia, è invocato in modo particolare per la prole. L’emigrazione delle popolazioni del Sud d’Italia – Francesco è patrono della Calabria con breve di Giovanni XXIII del 1963 – e le conquiste territoriali della corona di Spagna hanno contribuito molto a diffondere il culto e alcune pratiche devozionali da lui suggerite. É uno dei santi più conosciuti della cristianità e il suo nome è dato a molti, perpetuando tradizioni familiari.

La festa liturgica ricorre il 2 aprile.