80 anni Assemblea Costituente, Mattarella: “Costituzione un solenne patto di amicizia e fraternità di tutto il popolo italiano”

“Non fu agevole la strada che portò al referendum e alla elezione della Assemblea Costituente”: è ricordando le tappe irte di ostacoli e di drammi che portò l’Italia a uscire dalla guerra e trasformarsi in democrazia, che il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha aperto la cerimonia per gli 80 anni dalla prima seduta della Costituente, svoltasi oggi nell’Aula di Montecitorio alla presenza dei presidenti di Camera e Senato Lorenzo Fontana e Ignazio La Russa, della premier Giorgia Meloni e del presidente della Corte Costituzionale Giovanni Amoroso, e apertasi rigorosamente con l’inno nazionale. “Fu un prezzo alto quello che consentì agli italiani di conquistare il diritto di dettare le regole della propria convivenza civile dopo la dittatura e la guerra”, ha affermato il Capo dello Stato, attribuendo alla Resistenza il merito di aver reso possibile un’Assemblea realmente sovrana: “Fu tutto questo che consentì alla Costituente di essere assemblea sovrana”, ha detto, citando il contributo dei partigiani, dei militari internati in Germania e degli ebrei italiani deportati nei campi di sterminio. Richiamando l’appello di Carlo Sforza all’insediamento della Consulta nazionale nel 1945, Mattarella ha ricordato i martiri dell’antifascismo – “Matteotti, Amendola, don Minzoni, Gramsci, Carlo e Nello Rosselli” – sottolineando come quella memoria abbia accompagnato la rinascita democratica fino alla Costituente. Citando Umberto Terracini, il Presidente ha definito la Costituzione “un solenne patto di amicizia e fraternità di tutto il popolo italiano”, respingendo la lettura della Carta come esito di un “baratto” tra le forze politiche: la Costituente, ha detto, realizzò invece un “sapiente indirizzo dell’equilibrio tra i diritti dei cittadini e quelli della comunità”.

“Tra quei banchi dell’Assemblea Costituente si sedettero donne e uomini divisi da solchi ideologici apparentemente incolmabili”, ha esordito il presidente del Senato Ignazio La Russa, ricordando come “la comune urgenza di restituire dignità e speranza al popolo italiano fu più forte di qualsiasi divisione”. Richiamando De Gasperi, Nenni e Togliatti, La Russa ha osservato che i Costituenti “seppero parlarsi, seppero ascoltarsi” e che “il senso di responsabilità trionfò sugli steccati di partito”. La Russa ha poi definito la Carta non un freddo monumento del passato ma “una materia viva, destinata a misurarsi e a confrontarsi costantemente con lo scorrere del tempo”, purché ogni cambiamento avvenga “nel solco dell’Unità nazionale, nel rispetto della sovranità popolare”, definita “faro supremo e argine democratico del nostro ordinamento”. Ha chiuso il suo intervento con un “Viva l’Assemblea Costituente, viva la Repubblica, viva l’Italia”. Il presidente della Camera Lorenzo Fontana ha ricordato che con la Costituente il popolo italiano tornò a trovare “la pienezza della propria sovranità nell’istituzione democratica” dopo “gli anni bui della dittatura fascista”, sottolineando come “per la prima volta, 21 donne elette fecero il loro ingresso a Montecitorio”.

“La vera forza” dell’Assemblea, ha detto Fontana, fu la pluralità delle culture politiche, capaci di riconoscersi “in un comune dovere verso il Paese”. Richiamando l’appello alla “concordia nazionale” di Vittorio Emanuele Orlando, ha osservato che da un confronto “intenso, a volte acceso” nacque infine “una Carta che non apparteneva a una sola parte politica, ma all’intera comunità nazionale”. Guardando all’attualità, segnata da “profonde trasformazioni” e “crescenti polarizzazioni”, il presidente della Camera ha invitato ad “anteporre il dialogo alla contrapposizione, il bene comune agli interessi particolari”, ricordando che “spetta a tutti noi, ciascuno nel proprio ruolo, preservare e valorizzare questa preziosa eredità”. La giornata è iniziata con la visita del Capo dello Stato alla mostra “1946: nasce la Repubblica, l’Assemblea Costituente a Montecitorio”, allestita nella Sala della Lupa, lo stesso spazio dove furono proclamati gli esiti del referendum istituzionale del 1946. Al termine degli interventi si è esibita l’orchestra e il coro del Teatro dell’Opera di Roma, diretti dal maestro Michele Mariotti, con un repertorio verdiano.

Fonte: 9Colonne