In Italia lavoro minorile per 1 su 15

Farmworkers pick strawberries at Lewis Taylor Farms, which is co-owned by William L. Brim and Edward Walker who have large scale cotton, peanut, vegetable and greenhouse operations in Fort Valley, GA, on May 7, 2019. More: Mr. Brim talks about the immigration and disaster relief challenges following Hurricane Michael. USDA helped this farm with the Farm Service Agency (FSA) Emergency Conservation Program (ECP) for structural damage cleanup. He also mentions the importance of having Secretary Sonny Perdue, a person with agricultural background, come visit and listen to 75 producers six months ago, in southern Georgia.

The farm’s operation includes bell peppers, cucumbers, eggplant, squash, strawberries, tomatoes, cantaloupe, watermelon and a variety of specialty peppers on 6,500 acres; and cotton and peanuts on 1,000 acres. Near the greenhouses is a circular crop of long-leaf pines seedlings under a pivot irrigation system equipped with micro sprinklers. Long-leaf pines are an indigenous tree in the Southeast. Growers are working to increase the number of this slower growing hearty hardwood tree in this region.

USDA Photo by Lance Cheung. Original public domain image from Flickr

“Lo sfruttamento del lavoro minorile costituisce una violazione intollerabile dei diritti dei bambini e continua a incidere in modo profondo e duraturo sulle loro vite, compromettendone la crescita, la salute e l’equilibrio psicologico. Milioni di bambine e bambini nel mondo vengono privati dell’infanzia, esposti a condizioni che ne mettono a rischio l’integrità fisica e negano loro l’accesso all’istruzione e alle opportunità di sviluppo. Anche in Italia persistono situazioni di sfruttamento spesso sommerse, che colpiscono i più piccoli, ostacolandone lo sviluppo armonico e limitandone fortemente il futuro, in palese contrasto con i principi fondamentali di tutela e protezione dell’infanzia”.

Lo dichiara Giorgia D’Errico, direttrice Relazioni Istituzionali di Save the Children, in occasione della Giornata internazionale contro il lavoro minorile, che si celebra oggi in tutto il mondo. Secondo le stime della ricerca “Non è un gioco” – condotta da Save the Children in collaborazione con la Fondazione Di Vittorio nel 2023, ma i cui dati sono ancora oggi gli unici a tracciare il fenomeno del lavoro precoce – in Italia quasi un minore su 15 tra i 7 e i 15 anni (il 6,8%) svolgeva o aveva svolto l’anno prima una attività lavorativa, ma la percentuale cresce tra i 14-15enni. In questa fascia d’età un adolescente su 5 (il 20%) svolgeva o aveva svolto l’anno prima un’attività lavorativa e poco più di un 14-15enne su 4 (il 27,8%, circa 58mila adolescenti) era stato impegnato in lavori particolarmente dannosi per i percorsi educativi e il benessere psicofisico perché svolti in maniera continuativa durante il periodo scolastico, oppure in orari notturni o comunque percepiti da loro stessi come pericolosi.

I settori in cui è maggiore l’incidenza del lavoro minorile sono la ristorazione (25,9%) e la vendita al dettaglio nei negozi e in attività commerciali (16,2%), ma i minori lavorano anche in campagna (9,1%) o nei cantieri (7,8%) e dal rapporto emergono anche  forme di lavoro online (5,7%). Dati che si collegano a quanto emerge dalla ricerca “Domani (Im)possibili”, pubblicata dall’organizzazione nel 2024, la quale ha evidenziato che il 43,7% degli adolescenti tra i 15 e i 16 anni intervistati aiutasse la famiglia ad affrontare le spese in diversi modi: tra questi, il 18,6%  aveva svolto o svolgeva qualche attività lavorativa per coprire le proprie spese senza pesare sulla famiglia e il 12,3% per contribuire alle spese della famiglia.  “I minori che lavorano precocemente  hanno maggiori probabilità di abbandonare la scuola o di frequentarla in modo discontinuo, aumentando il rischio di  avere  in futuro  un lavoro a basso reddito oppure di rimanere  intrappolati nella condizione di NEET – sottolinea D’Errico –

Per prevenire e contrastare davvero il lavoro minorile servono misure concrete che agiscano su più fronti: dati solidi e aggiornati per rendere visibile il fenomeno, interventi di contrasto alla povertà economica delle famiglie e azioni strutturali contro la dispersione scolastica, garantendo percorsi efficaci di inserimento, reinserimento e riorientamento scolastico. È inoltre fondamentale potenziare un sistema di presa in carico a livello territoriale dei minori che subiscono lo sfruttamento lavorativo e del loro nucleo familiare, con un raccordo tra servizi pubblici e terzo settore per garantire un percorso di protezione e reinserimento; promuovere l’introduzione di piani di sostegno personalizzati per i ragazzi e le ragazze che rischiano di interrompere gli studi anticipatamente e assicurare un sistema capillare di controlli sul territorio”. Save the Children è impegnata dal 2022 nel progetto Liberi dall’invisibilità, implementato nella “fascia trasformata” in provincia di Ragusa, un contesto legato allo sfruttamento del lavoro agricolo, in partenariato con l’associazione I tetti colorati Onlus e la Caritas diocesana di Ragusa. Il progetto realizza attività per minori e famiglie che vivono in condizioni di vita disagiate, spesso in stato di isolamento e marginalizzazione. Liberi dall’invisibilità, attraverso il quale sono state supportate dal 2022 a fine 2025 665 persone, di cui 309 adulti e 356 minori – vuole rimuovere gli ostacoli che impediscono a bambine/i e ragazze/i e alle loro famiglie di raggiungere una migliore condizione di vita e l’accesso a diritti ed opportunità di crescita sana.

Fonte: 9Colonne

Dal Sir:

“Lo sfruttamento del lavoro minorile costituisce una violazione intollerabile dei diritti dei bambini e continua a incidere in modo profondo e duraturo sulle loro vite, compromettendone la crescita, la salute e l’equilibrio psicologico. Milioni di bambine e bambini nel mondo vengono privati dell’infanzia, esposti a condizioni che ne mettono a rischio l’integrità fisica e negano loro l’accesso all’istruzione e alle opportunità di sviluppo. Anche in Italia persistono situazioni di sfruttamento spesso sommerse, che colpiscono i più piccoli, ostacolandone lo sviluppo armonico e limitandone fortemente il futuro, in palese contrasto con i principi fondamentali di tutela e protezione dell’infanzia”. Lo dichiara Giorgia D’Errico, direttrice Relazioni istituzionali di Save the Children, in occasione della Giornata internazionale contro il lavoro minorile, che si celebra oggi in tutto il mondo.
Secondo le stime della ricerca “Non è un gioco” – condotta da Save the Children in collaborazione con la Fondazione Di Vittorio nel 2023, ma i cui dati sono ancora oggi gli unici a tracciare il fenomeno del lavoro precoce – in Italia quasi un minore su 15 tra i 7 e i 15 anni (il 6,8%) svolgeva o aveva svolto l’anno prima una attività lavorativa, ma la percentuale cresce tra i 14-15enni. In questa fascia d’età un adolescente su 5 (il 20%) svolgeva o aveva svolto l’anno prima un’attività lavorativa e poco più di un 14-15enne su 4 (il 27,8%, circa 58mila adolescenti) era stato impegnato in lavori particolarmente dannosi per i percorsi educativi e il benessere psicofisico perché svolti in maniera continuativa durante il periodo scolastico, oppure in orari notturni o comunque percepiti da loro stessi come pericolosi. I settori in cui è maggiore l’incidenza del lavoro minorile sono la ristorazione (25,9%) e la vendita al dettaglio nei negozi e in attività commerciali (16,2%), ma i minori lavorano anche in campagna (9,1%) o nei cantieri (7,8%) e dal rapporto emergono anche forme di lavoro online (5,7%).
Dati che si collegano a quanto emerge dalla ricerca “Domani (Im)possibili”, pubblicata dall’organizzazione nel 2024, la quale ha evidenziato che il 43,7% degli adolescenti tra i 15 e i 16 anni intervistati aiutasse la famiglia ad affrontare le spese in diversi modi: tra questi, il 18,6% aveva svolto o svolgeva qualche attività lavorativa per coprire le proprie spese senza pesare sulla famiglia e il 12,3% per contribuire alle spese della famiglia.

Dal Sir

“La vergogna mondiale del lavoro minorile in epoca contemporanea esige dai cittadini italiani un duplice sguardo: quello rivolto al coinvolgimento di ognuno di noi nel ruolo di consumatore ai tempi di una globalizzazione ormai pienamente consolidata e quello di prossimità, legato ad una consapevolezza della pratica nella nostra Nazione”: così il presidente nazionale dell’Anmil, Amedeo Bozzer, in occasione della Giornata mondiale contro il lavoro minorile che ricorre oggi.
“Quando affrontiamo nel dettaglio la piaga lavorativa del caporalato, oggi estesa ad una molteplicità di comparti, o le pratiche scorrette che con frequenza e modalità sempre più incalzanti emergono dai nuovi lavori su piattaforma, la postura che Anmil assume e diffonde per mezzo di un manifesto etico è rivolta ad un’azione civica di massa capace di disincentivare gli enormi profitti derivanti dallo sfruttamento di manodopera, incentivando – invece – un consumo consapevole”, spiega Bozzer sottolineando quanto sia importante il 12 giugno ricordare che, “dietro e dentro quelle variegate forme di sfruttamento, il compito di protezione dei diritti inalienabili del lavoratore si estende alle potenzialità di un futuro dignitoso per i loro figli. Dietro all’azione di contrasto alla libera circolazione di prodotti macchiati dal sangue proveniente da Paesi lontani, il rischio che quel sangue sia di infanzie spezzate è sempre più reale”.
“In questi giorni segnati dall’orrore dei fatti di Amendolara – continua Bozzer – è importante sottolineare che, a due passi dalle nostre case, lo stato di bisogno di migliaia di lavoratori segregati in condizioni inumane di sfruttamento si nutre di altrettanti bambini, bambine e adolescenti che, oltre a crescere nelle baraccopoli del fallimento del Piano urbano integrato del 2022 (volto alla sostituzione di tali alloggi con edifici ristrutturati dai fondi del Pnrr), vengono utilizzati in prima persona per le operazioni di raccolta nei campi”.
I dati sull’abbandono precoce dei percorsi scolastici in Italia “supera gli indici della media europea, così come quelli afferenti la povertà educativa, vale a dire il portare avanti il percorso dell’obbligo non acquisendo i livelli minimi di competenza – ricorda il presidente di Anmil –. Il dato complessivo racconta specularmente una variegata frattura sociale, alimentata da fragilità socioeconomiche e culturali che collide aspramente con gli articoli 31 e 34 della nostra Carta Costituzionale e che cela, nella gran parte dei casi, l’impiego di manodopera minorile irregolare atta a supportare il nucleo familiare colpito da indigenza”.
Un’analisi di Anmil sui dati Inail relativi all’ultimo quinquennio consolidato disponibile allo scorso mese di gennaio mostra come gli incidenti che investono lavoratori minorenni siano cresciuti costantemente soprattutto per le adolescenti. “Non dimentichiamo che l’impiego di lavoratori di età inferiore a quella minima legale di ammissione al mercato del lavoro (16 anni in Italia) non può che venire rintracciata nella voragine del lavoro nero, vale a dire nella più totale assenza di tutela e misure di prevenzione del rischio, sfuggendo completamente alle statistiche ufficiali”, rimarca Bozzer, per il quale “contrastare l’iniquità del lavoro minorile rientra nell’attuazione di quella rivoluzione di giustizia sociale demandata da tempo e per la quale il tempo è lungamente scaduto”.