Chiesa
Striscia di Gaza: Romanelli (parroco), “Accordo Usa‑Iran è una speranza, ma qui la vita resta una croce quotidiana”
Una possibile svolta sul piano internazionale, ma una quotidianità che continua a “pesare come una croce”. È il quadro tracciato da padre Gabriel Romanelli, parroco della Sacra Famiglia a Gaza, che in un messaggio diffuso via social commenta le notizie dell’accordo tra Stati Uniti e Iran e riflette sulla vita della popolazione nella Striscia. “Gli Stati Uniti e l’Iran sarebbero arrivati a un accordo per porre fine alla guerra”, afferma il sacerdote. I dettagli restano “contraddittori”, ma “il fatto che si fermi il conflitto è già un bene”. Da qui l’auspicio che “cessino tutti i fronti di guerra” e che anche a Gaza “si possa tornare a respirare un po’, affinché la gente possa ricominciare a vivere e a sperimentare che esiste una speranza, che esiste un futuro”. Accanto a questa cauta apertura, padre Romanelli descrive con realismo la condizione quotidiana, definita “dura, monotona, segnata da sofferenza diffusa. Lo vediamo nei bambini, nei giovani, negli adulti e negli anziani: persone che hanno perso qualcuno, persone malate, persone che sono o si sentono abbandonate”. È proprio in questa dimensione quotidiana che il parroco colloca il senso più profondo dell’esperienza umana e cristiana. “La quotidianità è una croce – spiega – per il semplice scorrere del tempo. Come esistono stagioni diverse nell’anno, così ci sono stagioni diverse nell’animo delle persone, emotive e spirituali. Ed è proprio nella vita quotidiana che ci si gioca la santità”. Una croce che, tuttavia, non è priva di significato. “La croce e la benedizione sono una realtà unica: se è una croce, può diventare anche una benedizione”, sottolinea. Ma questo richiede una scelta: “Si può portare male la propria croce. Per questo bisogna cercare di portarla bene, soprattutto in momenti come questo”. Da qui l’invito rivolto a tutti: “Dobbiamo cercare di fare in modo che la croce della vita quotidiana diventi una benedizione, che ogni giorno sia un gradino per salire la scala verso il cielo”. Un messaggio che unisce realismo e speranza, mentre a Gaza, conclude il parroco, tra “caldo intenso e attività quotidiane portate avanti grazie a Dio, la popolazione attende segnali concreti di pace”.
