Sisma 4.7 ai campi Flegrei, l’allarme dei geologi della Campania

La scossa di terremoto di magnitudo 4.7 registrata ieri ai Campi Flegrei, la più forte dall’inizio della crisi bradisismica degli anni Ottanta, conferma la necessità di affiancare alla riduzione della vulnerabilità degli edifici anche una valutazione approfondita del rischio geologico del territorio. È l’appello lanciato dall’Ordine dei Geologi della Campania, che richiama l’attenzione sui crolli dei costoni tufacei verificatisi in seguito al sisma e sulla necessità di una prevenzione integrata.

“Le prime ricognizioni evidenziano danni a numerosi edifici, alcuni feriti, ma soprattutto diversi crolli di costoni tufacei con interessamento di abitazioni, infrastrutture e viabilità”, afferma il presidente dell’Ordine dei Geologi della Campania, Lorenzo Benedetto. “Si tratta di un aspetto che conferma quanto la comunità dei geologi sostiene da anni: la mitigazione del rischio sismico non può limitarsi esclusivamente alla vulnerabilità strutturale degli edifici”.

Secondo Benedetto, in un territorio complesso come quello dei Campi Flegrei gli effetti di un terremoto sono fortemente condizionati dalle caratteristiche geologiche e geomorfologiche dell’area. “Accanto agli interventi sugli edifici è indispensabile considerare la pericolosità geologica, con particolare riferimento ai fenomeni di amplificazione sismica locale e ai processi di instabilità dei versanti, che possono determinare conseguenze anche molto gravi, come dimostrano i crolli verificatisi ieri”.

Il presidente dell’Ordine ricorda come i costoni tufacei, che caratterizzano vaste porzioni del territorio flegreo, rappresentino elementi di particolare fragilità. L’azione combinata del bradisismo, della sismicità ricorrente e dei naturali processi di alterazione può infatti comprometterne progressivamente la stabilità, aumentando il rischio di distacchi e crolli anche in occasione di terremoti di moderata intensità.

Per questo, l’Ordine dei Geologi della Campania chiede di rafforzare le attività di monitoraggio e controllo delle pareti rocciose, aggiornare costantemente gli studi di microzonazione sismica e integrare le valutazioni geologiche nei programmi di prevenzione e nella pianificazione di Protezione civile. L’Ordine rinnova inoltre la propria disponibilità a collaborare con il Dipartimento della Protezione Civile, la Regione Campania, i Comuni dell’area flegrea e le altre istituzioni competenti.

“La sicurezza delle comunità passa inevitabilmente attraverso una visione integrata del rischio, nella quale la componente geologica costituisce un elemento essenziale e non accessorio”, conclude Benedetto. “La crisi bradisismica dei Campi Flegrei ci sta insegnando che la prevenzione non può essere settoriale: la sicurezza dei cittadini dipende dalla capacità di affrontare congiuntamente il rischio sismico, quello geologico e quello geomorfologico, trasformando la conoscenza del territorio nel principale strumento di protezione”.

Fonte: 9Colonne