Scoperti due ambienti battesimali nella cattedrale dell’antica città cristiana di Hippos

Il sito è menzionato poco nei Vangeli ma è forse la città citata da Gesù nel Discorso della Montagna

Gli scavi condotti da un gruppo di studiosi dell’Università di Haifa, guidati dagli archeologi Michael Eisenberg e Arleta Kowalewska, hanno riportato alla luce due siti battesimali nei resti della cattedrale di Hippos, antica città della Decapoli greco-romana, situata sulle alture del Golan, a circa 2 km a est del Mare di Galilea, in Israele. Sono indicati con il vocabolo “photisterion”, che rimanda al luogo dell’illuminazione nel quale i nuovi fedeli ricevevano il battesimo, facendo ufficialmente il loro ingresso nella comunità dei credenti. I due luoghi sono separati fa loro: il più grande, collocato nella zona settentrionale e risalente al VI secolo, era destinato alla somministrazione del rito per gli adulti, che venivano immersi completamente; il più piccolo, sul versante meridionale, fu aggiunto in un secondo momento ed era ad uso esclusivo dei bambini, che venivano immersi parzialmente o ricevevano direttamente l’acqua sul capo. Il rinvenimento di un reliquiario e di altri oggetti liturgici suggerisce, inoltre, un legame tra il rito sacro e il culto destinato alle vittime della fede cattolica: il photisterion meridionale doveva essere uno spazio adibito alla venerazione dei martiri. Le novità non finiscono qui. Gli studiosi si sono imbattuti in un blocco marmoreo con tre cavità emisferiche, forse usato per contenere oli sacri per il battesimo. Quest’ultimo oggetto comprova un’antica pratica descritta nei testi paleocristiani, che prevedeva varie unzioni e più fasi durante il rituale. La cattedrale di Hippos era, forse, l’unico edificio nel quale poteva essere celebrato il sacramento di iniziazione cristiana, molto sentito e rispettato, visto che le altre chiese non possedevano sorgenti. L’abside principale conserva, infatti, traccia di un tubo di piombo che portava l’acqua verso i fonti battesimali. I pavimenti del photisterion settentrionale preservano, inoltre, delle iscrizioni musive che aiutano a datare la basilica. Si ipotizza una fase costruttiva non ancora databile, a cui sono seguiti dei restauri nel 571 d.C. e dei rifacimenti consistenti verso la fine del VI secolo. Il photisterion meridionale risale all’ultima fase, quindi è databile tra la fine del VI e gli inizi del VII secolo. Le ultime scoperte si aggiungono a quelle fatte in passato, comprendenti un mosaico con la raffigurazione dei pani e dei pesci, tesori d’oro, splendidi gioielli, edifici monumentali, un grande contenitore marmoreo per custodire le spoglie di un santo, un candelabro in ottone e un piedistallo di marmo. Questi cimeli confermano la raffinatezza artistica della comunità cristiana dell’epoca e la prosperità, sia economica che culturale, di Hippos. La città fu abitata fin dal Neolitico e, col passare del tempo, si ritrovò prima sotto il dominio dei Tolomei (III secolo a.C.), poi sotto quello dei Seleucidi (II secolo a.C.), da cui prese il nome di “Antiochia Hippos” (“Antiochia” da “Antioco”, famoso nome seleucide, e “Hippos” che significa “cavallo”). Entrò a far parte della Decapoli, mantenendo una forte identità greco-romana, quindi incontrò un notevole sviluppo sotto i romani e, tra il IV e il VI secolo d.C., anche sotto i bizantini, con l’edificazione di otto chiese, di una cattedrale imponente, di un’infrastruttura liturgica poderosa e di vari monasteri. Hippos continuò a progredire anche dinnanzi all’invasione della Palestina da parte degli Omayyadi. La sua fine, purtroppo, è legata al terremoto del 749 d.C., che distrusse mezza Tiberiade. Tre le macerie riuscì a salvarsi il complesso meridionale della cattedrale, e rimasero in piedi il “diakonikon”, la sacrestia laterale, e il “photisterion”, custodi di oggetti e di strutture varie. Da quel momento il sito non fu mai più ricostruito e di esso non si seppe più nulla, per molto tempo. Risulta poco menzionato nei testi evangelici, rispetto ad altre città ubicate attorno al lago di Tiberiade. La sua esistenza è attestata nelle opere dello storico ebreo Flavio Giuseppe (I secolo d.C.) e nella “Naturalis Historia” di Plinio il Vecchio. La città e la zona circostante hanno una certa importanza, perché da qui transitò Gesù che diffuse il suo messaggio di pace e vi operò dei miracoli (l’indemoniato di cui parla Matteo e il sordomuto di cui parla Marco). Alcuni sostengono che fosse questa la città a cui il Messia pensava quando disse: “non può restare nascosta una città collocata sopra un monte” (Mt 5, 14-16). I primi scavi archeologici iniziarono nel 1885 grazie a Schumacher, con il ritrovamento di alcuni caseggiati della zona chiamati “sussita” (“cavallo” in aramaico). I lavori proseguirono con gli archeologici francescani dello Studium biblicum di Gerusalemme, quindi nel 1950 con Segal e, infine, con l’Università di Haifa. Hippos è il più grande centro per il battesimo dei primi cristiani.