Chiesa
Don Nazareno Lanciotti oggi beato. E’ stato condotto dall’amore
Oggi a Jauru la beatificazione del missionario, ucciso in odio alla fede
A Castrolibero oggi, 13 giugno, ore 18, la presentazione del volume del postulatore don Enzo Gabrieli
Pellegrino della Parola e dell’Eucarestia, instancabile camminatore tra i luoghi più impervi, come le foreste, missionario dell’amore e della carità. Don Nazareno Lanciotti il 13 giugno diventa beato.
Nato a Roma il 3 marzo 1940, ordinato sacerdote il 29 giugno 1966, abbraccio l’Operazione Mato Grosso e, con il permesso del suo Vescovo, si recò in Brasile.
La sua storia è raccontata dal postulatore della causa di beatificazione, don Enzo Gabrieli, sacerdote dell’arcidiocesi di Cosenza – Bisignano, nel volume “Condotto dall’amore. Don Nazareno Lanciotti primo martire del Mato Grosso”, edito da Ancora. Don Lanciotti è martire perché l’11 febbraio 2001 ricevette un attentato per mano di due malviventi, che ne disapprovavano l’impegno cristiano. In odio alla fede.
In don Lanciotti operano, insieme, annuncio, liturgia e carità. Don Gabrieli, nel suo libro, ne tratteggia il carattere, l’amore per la famiglia, la passione sacerdotale che lo accompagneranno in una missione difficile, ma nella quale si spese anima e corpo pur di recare a tutti il Vangelo di Gesù Cristo. Della vita di Lanciotti, per come riportate nel testo, colpiscono soprattutto le parole che egli pronunciò lungo la sua vita sacerdotale.
“Mi aspettano, aspettano soprattutto Gesù Eucarestia e la sua Parola”, soleva dire il sacerdote romano addentrandosi il più delle volte solo nella foresta. Pellegrino, battezzava e istruiva i fedeli, confessava per ore, riconosceva e additava la bellezza e il valore dell’adorazione eucaristica. Le lettere inviate in Italia sono testimonianza delle preoccupazioni ma anche dell’amore per Gesù che don Lanciotti aveva. Per telefonare ai cari, era spesso costretto a ore e ore di cammino, perché non riusciva a prendere linea.
L’Operazione Mato Grosso è un’azione missionaria in un vasto territorio del grande Brasile. Nazareno Lanciotti vi aderì, e lì iniziò un’avventura straordinaria. Scrive don Gabrieli nel suo libro: “L’azione caritativa più urgente e necessaria fu quella di restituire dignità alle persone, ripartendo dalle basi della socialità, dell’igiene, della cura, dalla scuola e dal senso di famiglia e di comunità civile e religiosa”. E ancora: “egli ribadiva sempre la priorità del lavoro insieme alla centralità della persona”, impegnato com’era sul fronte “educativo e della promozione umana”.
Il testo di don Enzo Gabrieli trasmette alcuni fotogrammi dell’apostolato di don Nazareno Lanciotti. Educatore e predicatore del Vangelo, “abituò i suoi fedeli anche all’adorazione eucaristica, che divenne il cuore del suo apostolato”.
Prete dal cuore grande, grazie all’Operazione Mato Grosso don Nazareno Lanciotti riuscì a reperire i fondi necessari per la costruzione di un ospedale utile a tutta la popolazione dei luoghi e, “per rispondere all’emergenza dell’abbandono degli anziani e dei malati mentali e fisici, a causa dell’ignoranza o della grande povertà, a don Nazareno venne in mente anche di avviare una casa di riposo”.
Le foto, che corredano il libro, sono una testimonianza del “sogno” di don Nazareno Lanciotti, di come egli abbia voluto “sporcarsi” le mani per annunciare il Vangelo, anche a costo della vita. La scelta di aderire al Movimento Sacerdotale Mariano, nel 1987, è stata un’ulteriore tappa del cammino i cui fili d’oro sono stati intrecciati dalla Provvidenza. Il martirio diventa la cifra della pienezza dell’impegno e di una testimonianza ancora viva e forte.
