Zelensky scrive a Putin, spiragli di dialogo. Moretti (Mean): “È un segnale importante di dialogo”

Tra apertura diplomatica e conflitto sul campo, Kiev propone un incontro diretto a Mosca. Moretti parla di “un segnale importante”. Un’Europa più protagonista e una diplomazia concreta: si tratta di uno scenario nuovo che, tra difficoltà, potrebbe aprire a possibili percorsi reali di pace duratura

Una lettera aperta indirizzata al Cremlino. Volodymyr Zelensky apre una porta e avanza la proposta di un faccia a faccia con Vladimir Putin proponendo di fissare una data chiara per un incontro. E la risposta del portavoce del Cremlino non si fa attendere: Zelensky – dice – può venire a Mosca a incontrare Vladimir Putin “in qualsiasi momento”. Trump, dagli Stati Uniti, segue e commenta: “Sono contento che stiano parlando di incontrarsi. Sarebbe bellissimo se lo facessero. Credo che il mio contributo in tal senso sia stato notevole. Entrambi dovranno scendere a compromessi”. E mentre le cancellerie si mandano missive, la guerra in Ucraina non si ferma. Attacchi russi hanno causato anche questa notte, la morte di tre persone in diverse regioni dell’Ucraina. Lo riferiscono le autorità regionali. Oltre a un uomo di 75 anni ucciso nella città di Kherson, nel sud dell’Ucraina, una donna è rimasta uccisa in un attacco di droni a Zaporizhzhia, in cui sono rimaste ferite altre 16 persone, secondo quanto riferito dai servizi di emergenza. Il governatore regionale Oleksandr Ganzha ha dichiarato su Telegram che una donna è stata uccisa da droni e artiglieria russi nel distretto di Pavlograd, nella provincia di Dnipropetrovsk.

Angelo Moretti (Foto Mean)

Dall’Italia, Angelo Moretti, presidente del progetto “MEAN” – Movimento Europeo di Azione Nonviolenta, segue con attenzione i tentativi di trattiva in atto. “È un segnale di dialogo, ed è un segnale importante”, dice subito. “Questa lettera rimette al centro l’importanza che due capi di Stato possano parlarsi. È già un passo avanti rispetto allo scenario di qualche tempo fa”. Un elemento significativo è che Zelensky afferma che l’Europa è al suo fianco. “Questo rende Zelensky più sicuro nel poter invitare Putin a un incontro, anche senza il sostegno diretto degli Stati Uniti. C’è evidentemente un protagonismo dell’Europa che prima non c’era”. Moretti sottolinea anche “la grande intelligenza diplomatica” che Zelensky dimostra in questa lettera. “Non adotta toni aggressivi né cerca di umiliare l’avversario. Si muove con una diplomazia concreta. Propone infatti di incontrarsi in un Paese neutrale, evita di mettere l’avversario in difficoltà, creando le condizioni per un dialogo finalizzato a porre fine alla guerra. Credo che questo sia il momento di riconoscere a Zelensky il merito di aver compiuto il passo giusto.

È un passo che tutti attendevano sul piano della diplomazia internazionale”.

A questo punto sorge una domanda: si può credere all’offerta di Zelensky e alla risposta russa oppure siamo di fronte all’ennesimo tentativo destinato a fallire? “È possibile che emergano anche elementi di provocazione, ma non dal lato ucraino”, osserva Moretti, “perché è evidente che l’Ucraina ha tutto l’interesse a porre fine alla guerra il prima possibile. La Russia, invece, deve ancora dimostrare se le convenga davvero concludere il conflitto. Ad oggi, infatti, Mosca non ha pienamente raggiunto gli obiettivi per cui ha avviato la guerra — non ha conquistato stabilmente né il Donetsk né il Lugansk — e quindi si trova in una fase delicata: deve riuscire a uscire dal conflitto senza apparire sconfitta o umiliata. Per questo motivo dobbiamo credere e sostenere questo processo. È noto, inoltre, che Putin è stato richiamato anche alle pressioni interne, come quelle della banca centrale russa, perché il consenso a una guerra a oltranza non è illimitato.

Nella storia, le guerre sono spesso state interrotte da tregue dovute a ragioni economiche, tattiche o a particolari momenti storici. E proprio queste pause hanno spesso rappresentato l’inizio di veri percorsi di pace”.

Dopo 19 missioni in Ucraina, il Mean si sta preparando a ripartire. Dal 25 al 28 agosto, attivisti di movimenti e associazioni, giovani universitari e scout, rappresentanti della società civile e sindaci saranno a Odessa con un programma di incontri e preghiera, azioni concrete di volontariato e manifestazioni simboliche a sostegno della resistenza ucraina (flashmob, balli in piazza, concerto per organo, clown in piazza, partita di calcio presso i salesiani). All’iniziativa – che avrà come slogan “Adesso, Odessa” – parteciperanno anche il nunzio apostolico di Kiev, mons. Visvaldas Kulbokas, il vescovo cattolico latino di Odessa mons. Stanislav Szyrokoradyuk e quello greco-cattolico mons. Mykhaylo Bubniy. Appena tornato da Odessa, Moretti racconta: “Ho percepito una città intera già orientata al futuro. Certo, il presente resta segnato dal dolore: ci sono ancora bombardamenti, ferite aperte, sofferenza diffusa. Ma, nonostante tutto, prevale una spinta verso un futuro di pace. È come se Odessa vivesse sospesa tra due dimensioni: da una parte la durezza della guerra, dall’altra una forte tensione verso la ricostruzione e la normalità. In fondo, quello che si coglie è un popolo che non si arrende al presente, che non accetta di essere definito solo dalla guerra, ma che continua a immaginare e costruire il proprio futuro”. Per chi desidera partecipare, le iscrizioni sono ancora aperte.