Chiese di Calabria
Tragedia di Amendolara, nota di Libera: “è l’ennesima tragedia annunciata”
“Ad Amendolara, in provincia di Cosenza, si è consumato l’ennesima tragedia annunciata, dove ancora una volta i braccianti sono vittime di un sistema che umilia, sfrutta e uccide. Un sistema malato, quello del caporalato, un ambito di quell’economia mafiosa che paga, quando paga, al di sotto delle tariffe stabilite dai contratti collettivi, con orari di lavoro senza limiti, riposi ridotti al minimo, e nessuna misura di sicurezza, comportando maggiori rischi di incidenti e infortuni mortali. Un sistema criminale, come raccontato dal superstite della tragedia immane di Amendolara, alimentato, beffardamente, da propri connazionali che diventano i primi carnefici. Un crimine che umilia le persone nel nome della logica del profitto, funzionale ad un’economia, anch’essa malata, che richiede manodopera a bassissimo costo così da poter abbassare i costi di produzione, creando in tal modo una concorrenza criminale che penalizza le aziende sane a vantaggio di chi sfrutta e ricatta i lavoratori in campagna, nei cantieri, in edilizia e in molte imprese dove si lavora come schiavi del capitalismo e del consumismo. In tutto questo hanno facile gioco le mafie: quelle internazionali che gestiscono la tratta e quelle locali che controllano il caporalato o assoldano manodopera criminale a basso costo fra i disperati. Ma a prosperare è anche un sistema di illegalità che non è mafioso in senso stretto, eppure con le mafie condivide il disprezzo per la vita umana. Purtroppo, fatti non nuovi come raccontano i precedenti nella vicina Basilicata o le 36 inchieste che collocano la Calabria tra le prime regioni sul grave fenomeno dello sfruttamento lavorativo e del caporalato nel settore agricolo e non solo.” In una nota Libera sulla tragedia di Amendolara, dove quattro braccianti sono stati bruciati vivi.
“Ma alla commozione di queste ore bisogna far seguire azioni vere e concrete per fare in modo che questo ennesimo sacrificio non sia stato vano. Quei quattro corpi carbonizzati– conclude nella nota Libera– devono gridare forte alle nostre coscienze, devono inchiodarci alle nostre responsabilità. Un’assunzione di responsabilità, anzitutto, da parte della politica complice attraverso una serie di politiche sull’immigrazione che costringe tanti migranti a vivere come fantasmi, privandoli del semplice diritto di esistere sul suolo italiano e quindi senza poterli rivendicare come lavoratore, o da inquilino, o da malato, o semplicemente come essere umano. Fantasmi alimentati da una politica miope che non vede gli alloggi sovraffollati o le condizioni disumane dei ghetti, come nel caso della baraccopoli di San Ferdinando. Oggi abbiamo una buona legge sul caporalato, che però, per volontà o negligenza, non viene messa in condizione di funzionare. Non ultimo, anche come consumatrici e consumatori, cittadine e cittadini siamo chiamati alle nostra assunzione di responsabilità scegliendo consumi compatibili con la dignità della persone, denunciando le complicità agli alti livelli: dagli imprenditori “presentabili” che rifiutano di vigilare sulle assunzioni in subappalto, agli amministratori “ciechi” che non vogliono rovinare la reputazione dei loro territori, fino ai manager della grande distribuzione che strozzano le produzioni agricole sostenibili. Servono più occhi lucidi, ma non di commozione passeggera: ma di impegno quotidiano, di consapevolezza rispetto alle aberrazioni di un sistema per non morire anche noi di indifferenza e rassegnazione.”
