L’IA e la sua applicazione alla medicina

Immaginate una biblioteca con oltre un miliardo di volumi, ciascuno contenente il disegno di una molecola fondamentale per la vita. È questa l’impresa compiuta da Biohub, istituto di ricerca biomedico no-profit, che ha messo a disposizione della comunità scientifica il più grande archivio di strutture proteiche mai realizzato, costruito grazie all’intelligenza artificiale.

Le proteine sono le “macchine” del nostro corpo: costruiscono i tessuti, combattono le infezioni, regolano il metabolismo. Ogni proteina ha una forma precisa, e da quella forma dipende il suo funzionamento. Quando qualcosa va storto — quando una proteina si deforma o interagisce in modo anomalo — possono nascere malattie gravi come il cancro, il Parkinson o le malattie autoimmuni. Capire la forma delle proteine è quindi il primo passo per trovare i farmaci giusti. Fino a pochi anni fa, questo richiedeva anni di esperimenti costosissimi.

Nel 2021, il sistema AlphaFold di Google — che nel 2024 è valso ai suoi creatori il Premio Nobel per la Chimica — aveva già compiuto un’impresa straordinaria, mappando circa 200 milioni di proteine note. Ma si trattava di una piccola fetta della biologia reale. Il nuovo sistema di Biohub va molto oltre: porta online oltre un miliardo di strutture, includendo proteine trovate nel suolo, negli oceani e in ambienti estremi, spesso del tutto sconosciute. L’intelligenza artificiale è in grado di riconoscere somiglianze tra queste molecole misteriose e quelle già studiate, aprendo la strada a scoperte altrimenti impossibili.

È qui che la notizia diventa concretamente rilevante per la salute. Il team di Biohub ha già usato questo sistema per progettare molecole capaci di agire contro bersagli legati al cancro e alle malattie del sistema immunitario, con alcuni candidati già testati in laboratorio con risultati incoraggianti.

Le implicazioni sono profonde. Questo strumento potrebbe accelerare enormemente la scoperta di nuovi farmaci: invece di cercare a tentoni tra migliaia di molecole, i ricercatori possono identificare subito quelle più promettenti, riducendo tempi e costi. Apre poi prospettive concrete per le malattie rare, spesso trascurate perché la ricerca è economicamente poco attraente: con un archivio aperto e gratuito, anche piccoli laboratori universitari possono partecipare. E in caso di nuove epidemie, capire rapidamente la struttura di un agente patogeno sconosciuto è il presupposto per sviluppare vaccini e terapie in tempi brevi.

Un ulteriore elemento di rilievo è proprio la scelta di rendere il sistema accessibile a tutti, a differenza di molti strumenti analoghi sviluppati da grandi aziende private. Questo potrebbe cambiare gli equilibri della ricerca biomedica globale, mettendo tecnologie avanzate nelle mani di chi lavora senza scopo di lucro, nei paesi con meno risorse.

Va mantenuto un approccio realistico. Le strutture di questo archivio sono previsioni dell’intelligenza artificiale, non certezze sperimentali. Prima che una molecola identificata al computer diventi un farmaco reale, deve superare anni di test in laboratorio, poi sull’animale, poi sull’uomo. La strada è lunga.

Ma il valore di questa svolta sta nell’accelerare il punto di partenza: ridurre il tempo che separa un’idea scientifica dalla sua verifica, aprire piste di ricerca prima invisibili. In un campo dove ogni anno di anticipo può significare migliaia di vite salvate, anche questo è già moltissimo.

Sir