La preghiera pronunciata da mons. Checchinato al termine della processione del Corpus

Signore Gesù, ti abbiamo accompagnato con fede per le vie della nostra città, adorandoti nell’Eucaristia. Il nostro santo Padre, Leone XIV, nella messa celebrata stamattina a Madrid ha detto ai nostri fratelli e sorelle nella fede: “Il Corpus Domini non è una delle tante feste del calendario liturgico, ma un ritornare alle radici della fede per rinnovare l’amore e la fedeltà a Dio… Non si tratta di una manifestazione esteriore, di una sopravvivenza folkloristica o di un semplice ornamento estetico: qui si tratta della fede nella presenza del Signore Risorto, che è vivo e passa ancora in mezzo a noi, che si fa pane per la nostra fame di vita e visita gli angoli del nostro cuore e della nostra storia, anche quelli più oscuri. Così, se nella Celebrazione eucaristica Cristo si dona come alimento, la processione dice che Egli non rimane chiuso nel tempio ma, anzi, esce incontro a noi. Gesù cammina per le strade, attraversa le piazze, visita i nostri quartieri, abita i luoghi della nostra vita quotidiana, come il Dio vicino che cammina con il suo popolo, come il Signore della storia, consolazione dei deboli, luce per le famiglie, speranza per i più fragili, pace per chi soffre. Il Cristo che passa per le strade nell’ostensorio è lo stesso che si identifica con i poveri, i malati, i soli e gli scartati… Non si tratta solo di portare fuori un ostensorio, quanto di lasciarci noi stessi portare fuori dall’egoismo, dall’indifferenza, da una fede comoda e privata, per rispondere al suo invito alla conversione, a cambiare sguardo, accogliendo la sua presenza che ci cambia e ci rende costruttori di un mondo nuovo”.

E anche noi stasera abbiamo portato la tua benedizione nei luoghi quotidiani, tra le storie e le fatiche della gente, nelle pieghe di vite ordinarie che cercano un senso. Tu conosci e custodisci ogni realtà in modo invisibile ma concreto, donando la tua grazia per il nostro vero bene. Spesso, però, siamo troppo distratti per accorgerci del bene che semini nel presente.

Ci lasciamo affascinare dal male che fa rumore, ignorando il bene silenzioso che cresce nelle nostre case. Tu, al contrario, vedi il tuo Regno nei gesti di chi lavora con onestà, nei sacrifici di tanti genitori e nell’impegno dei giovani verso il futuro. Talvolta siamo così sedotti anche noi dal potere dei numeri che arriviamo a pensare che siano i numeri a costruire la realtà. Anche al tuo tempo qualcuno voleva fare i conti per sperimentare l’ebbrezza di sentirsi grande: ma la storia, ci dice che la tua parola vivente nasceva altrove, in luoghi sconosciuti, in cui non contano i numeri ma la gente.

Mentre noi guardiamo l’esterno, tu continui a scrutare i cuori. Conosci il desiderio di infinito che abita in ogni persona e dialoghi con loro in modo intimo e rassicurante superando con infinito amore le logiche da ragionieri della Grazia, privi di speranza e di futuro.

Aiutaci, Signore, a guarire dalla nostra cecità. Donaci occhi nuovi per riconoscere la tua opera silenziosa e un cuore generoso per assumerci la nostra missione, diventando testimoni credibili e portatori di speranza per questa nostra città. Amen.

  • Arcivescovo metropolita di Cosenza – Bisignano