Eurispes: gli stranieri producono quasi il 9% del Pil

Quasi cinque milioni di migranti regolari, un contributo pari al 9% del pil, versamenti previdenziali che sostengono oltre 600mila pensioni e imprese che danno lavoro a centinaia di migliaia di italiani. Eppure l’immigrazione continua a essere affrontata “quasi esclusivamente come un fatto di ordine pubblico”, invece che come una componente strutturale del sistema economico e sociale del Paese. È quanto emerge dall’Indagine sulla condizione degli immigrati in Italia presentata dall’Eurispes. “L’Italia da zona di transito è diventata nel tempo una meta stabile per milioni di persone che fuggono da guerre, povertà e crisi climatiche. I dati ci dicono che le potenzialità dei cittadini stranieri sono largamente sottoutilizzate: nel lavoro, nella scuola, nella formazione professionale. Continuare a sprecare questo capitale umano è un danno per loro e, al tempo stesso, lo è per il Paese”, afferma il presidente dell’Eurispes, Gian Maria Fara. Secondo l’istituto di ricerca, la mancata valorizzazione del contributo degli immigrati rischia di pesare sempre di più su un Paese che invecchia e che fatica a trovare manodopera. Per questo l’Eurispes propone una gestione di lungo periodo del fenomeno, con canali di ingresso calibrati sui fabbisogni dei territori e delle imprese e percorsi di integrazione sociale, linguistica ed economica, per contrastare sfruttamento e marginalità.quasi cinque milioni di migranti regolari, un contributo pari al 9% del pil, versamenti previdenziali che sostengono oltre 600mila pensioni e imprese che danno lavoro a centinaia di migliaia di italiani. Eppure l’immigrazione continua a essere affrontata “quasi esclusivamente come un fatto di ordine pubblico”, invece che come una componente strutturale del sistema economico e sociale del Paese. È quanto emerge dall’Indagine sulla condizione degli immigrati in Italia presentata dall’Eurispes. “L’Italia da zona di transito è diventata nel tempo una meta stabile per milioni di persone che fuggono da guerre, povertà e crisi climatiche. I dati ci dicono che le potenzialità dei cittadini stranieri sono largamente sottoutilizzate: nel lavoro, nella scuola, nella formazione professionale. Continuare a sprecare questo capitale umano è un danno per loro e, al tempo stesso, lo è per il Paese”, afferma il presidente dell’Eurispes, Gian Maria Fara. Secondo l’istituto di ricerca, la mancata valorizzazione del contributo degli immigrati rischia di pesare sempre di più su un Paese che invecchia e che fatica a trovare manodopera. Per questo l’Eurispes propone una gestione di lungo periodo del fenomeno, con canali di ingresso calibrati sui fabbisogni dei territori e delle imprese e percorsi di integrazione sociale, linguistica ed economica, per contrastare sfruttamento e marginalità.

L’indagine restituisce anche l’immagine di un’immigrazione ormai stabile. Il 52% degli intervistati dichiara di voler restare in Italia per sempre e un ulteriore 30,9% prevede di rimanere ancora per diversi anni. Le ragioni principali della partenza sono la povertà (23,3%), la mancanza di lavoro (18,5%) e la ricerca di condizioni di vita migliori (14,8%), mentre la scelta dell’Italia è spesso legata alla presenza di familiari o conoscenti già residenti nel Paese. Sul lavoro, il 78,1% degli immigrati intervistati risulta occupato. Tuttavia, quasi un quarto dei lavoratori (23,8%) dichiara di non avere alcun contratto e il 24,3% afferma di aver ricevuto almeno una proposta di lavoro illegale. Oltre un terzo svolge attività stagionali o periodiche e il lavoro viene trovato soprattutto attraverso reti informali di amici, parenti o connazionali. Più di otto immigrati su dieci non si sono mai rivolti a sindacati o patronati. Restano inoltre criticità sul piano abitativo e dell’integrazione. Più della metà vive in affitto, quasi il 36% non dispone ancora di un’abitazione autonoma e il 42,2% incontra difficoltà con la lingua italiana. Il 57,8% riferisce di aver assistito almeno una volta a episodi di razzismo e il 53,2% di esserne stato vittima. Nonostante ciò, circa sei immigrati su dieci dichiarano di essere interessati sia al diritto di voto sia all’ottenimento della cittadinanza italiana.