Concluso il progetto Unindipendenti

L’obiettivo è contrastare le dipendenze, lavorare sulle cause e offrire strumenti per chiedere aiuto

“Non riesco a capire cosa provo”. Non riuscire a riconoscere le proprie emozioni può aprire la porta a nuove forme di dipendenza. All’Università della Calabria questo segnale non è passato inosservato. UNInDipendenti è il progetto che punta a intercettare il disagio prima che diventi un problema più grande. Sostenuto dal Dipartimento per le Politiche contro la Droga della Presidenza del Consiglio dei Ministri e realizzato insieme all’Asp di Cosenza, con il supporto della Regione Calabria e del Comune di Rende, l’obiettivo non è solo contrastare le dipendenze, ma lavorare sulle cause, offrendo strumenti per comprendere se stessi e chiedere aiuto. Venerdì, presso la Sala multimediale del Dices si è tenuto l’evento conclusivo del progetto nato dalla necessità di ascolto dei bisogni degli studenti e delle studentesse. La finalità è di quelle importanti: la promozione la cultura del benessere psicologico e fisico. In questo, un ruolo fondamentale l’ha avuto il servizio di counseling psicologico di Ateneo: “Negli ultimi anni c’è stato un aumento di richieste notevole: si è passati dalle 300 pervenute nel 2023 alle oltre 800 nello scorso anno. Questo non è un dato per forza negativo, perché evidentemente c’è un’apertura maggiore delle nuove generazioni nel chiedere un supporto psicologico, e noi abbiamo implementato questo servizio non soltanto fornendo gratuitamente il servizio di counseling psicologico agli studenti e ai dipendenti, ma abbiamo anche aumentato con un servizio di psicoterapia breve, perché ci siamo resi conto che sebbene molte condizioni dei nostri studenti e studentesse può essere risolto anche con un confronto specialistico in pochi incontri, con un setting ben specifico, con degli obiettivi specifici. In alcune situazioni molte associazioni hanno richiesto il bisogno in qualche modo di continuare un percorso, e per questo abbiamo implementato. Inoltre, l’obiettivo di questo progetto è stato proprio quello di non ascoltare non soltanto le richieste della nostra comunità accademica, ma attivare laboratori, workshop e incontri alla pari che possano promuovere il benessere psicologico, non soltanto in una situazione di richiesta o emergenziale, ma in forma preventiva”, ha raccontato a PdV Francesco Craig, delegato al benessere e counseling psicologico. La fotografia è chiara: dai report sulle richieste pervenute al servizio di counseling “non sempre lo studente viene con difficoltà di studio, alcuni non sono sicuri della scelta fatta e hanno paura di cambiare il loro percorso; in alcuni casi a queste paure si accompagnano ansia, sintomi depressivi e difficoltà legate alla nutrizione. In questo caso abbiamo attuato una convenzione con i nostri partner, come il Ser.D di Cosenza, a cui indirizziamo gli studenti nel momento in cui la situazione lo richiede”. La cultura del benessere c’è, l’università smette di essere semplicemente istituzione per essere “un luogo in cui vivere la nostra comunità, questo grazie anche ad altri progetti finanziati che ci vedono come capofila. Stiamo cercando di attuare una serie di attività di promozione gratuita, aperta a tutti, che va da corsi di mindfulness a yoga, teatro sociale, laboratori esperienziali e attività che promuovono l’inclusione. L’università per noi non è soltanto l’istituzione, ma un cammino degli studenti, oi dobbiamo dare loro gli strumenti non tanto professionali per il mondo del lavoro, ma anche personali, quando queste due cose vengono unite allora l’università diventa un percorso favorevole alla crescita”, sottolinea. Parallelamente è in corso una ricerca in cui “abbiamo indagato sia quali possono essere degli indicatori della salute mentale del benessere psicologico degli studenti sia quali possono essere i comportamenti più a rischio confrontandoci con altri atenei italiani. Si è vista non solo la presenza di livelli di stress accademici, ansia, sintomi depressivi, ma anche comportamenti a rischio legati all’utilizzo di alcol, sigarette elettroniche, cose che vanno ad incidere sullo stile di vita degli studenti e avere delle ripercussioni sui ritmi di studio”. Connessione e presenza, ma anche promozione e modifica dei cambiamenti; “gli studenti sono stati protagonisti della campagna di comunicazione attraverso reel e poster. Il problema della dipendenza riguarda anche comportamenti da cambiare, nello stare insieme in maniera diversa, riuscire a divertirsi anche senza bere alcol. Ci sono poi le dipendenze comportamentali come la dipendenza da smartphone, il gioco di azzardo. Occorre accogliere le persone e il dolore, dobbiamo però cercare di arrivare prima che le persone accedano al servizio”, ha raccontato al nostro settimanale la dottoressa Mariafrancesca Amendola, consulente del Dipartimento Dices sul progetto Unindipendenti. Un messaggio che sa di speranza: intervenire in tempo significa evitare la caduta.