Cultura
La Calabria tra memorie e ripartenze nel libro di Vasta
Ogni fine è un punto di partenza per una nuova rinascita e per un percorso di crescita personale
La Calabria si conferma terra di partenze e di silenzi, di memorie e di identità profonde, di bellezze ancestrali e di rovine inimmaginabili. La nostra regione è al centro del nuovo libro dello scrittore lametino Mauro Vasta, dal titolo “Istruzioni per la fine del mondo: Le vite degli Altri” (Castelvecchi 2026), di recente presentato al Salone Internazionale del Libro di Torino, presso lo stand dedicato alla Regione Calabria. Il volume parla della storia di Marco, detto “gemelluzzu”, proveniente da una famiglia di contadini del Sud Italia, sopravvissuto ad una gravidanza gemellare. Vive su di sé il fenomeno dello sradicamento dalla sua terra, nel momento in cui viene allontanato dalla sua famiglia e portato dagli zii benestanti in città. Marco riesce a stare al mondo, vivendo al confine tra bellezze e perdite, tra fine e rinascita. Impara a condurre una vita cittadina, caratterizzata da silenzi e studi, pur mantenendo uno stretto legame con la sua terra natia. Il racconto dell’infanzia calabrese è accompagnato da riferimenti alla fisica quantistica, alla filosofia antica, ai ricordi personali e alla tradizione delle radici ancestrali contadine. Tra gli altri personaggi della storia spicca nonna Nina che dona al protagonista il “quadernetto nero”, una sorta di testamento spirituale dall’alto significato simbolico, contenente citazioni latine, espressioni presocratiche e formule scientifiche, che devono aiutare il ragazzo a trovare la propria strada per cavarsela in una realtà difficile. Il tema dell’amore risplende nelle pagine di Vasta, grazie all’affetto mai perduto che il ragazzo ha sempre nutrito per Margherita, che ritrova dopo tanti anni. Il romanzo parla anche di speranza e di circolarità del tempo: dinnanzi a tante “fini del mondo” e a tante morti che riempiono l’esistenza, c’è uno spazio occupato dal mondo vissuto e condiviso, che sta tra l’inizio e la fine, e nel quale la vita può migliorare dividendosi tra ricordi e futuro. La fine del mondo, per lo scrittore, non è una catastrofe inimmaginabile ma un’esperienza personale che illumina un nuovo percorso, perfino quando si risiede in un Sud dimenticato da tutti. Mauro Vasta si riconferma un bravo intellettuale, capace di analizzare i meandri dell’animo umano con dettaglio e precisione, di decantare l’amore per la vita e la possibilità di nuove occasioni. Residente nella sua Calabria e vincitore del Premio Internazionale “Lorenzo Calogero”, ha sviluppato una letteratura rara e una prosa incantatrice, che sanno guarire dalle sofferenze e sanno trasformare il dolore in occasione di ripresa e di miglioramento. “Osservo, totalmente permeabile alle sensazioni altrui, ai loro sentimenti, alle facce, agli occhi, alle parole non dette eppure parlanti: io introietto … Tutto si ammassa dentro di me e poi un giorno qualsiasi, in un momento qualsiasi, da uno spunto qualunque, alcune parole iniziano a saltellare nella mia mente … Così perdo tre, quattro, sette giorni della mia vita a scrivere senza sosta, senza respiro, senza tregua”, le parole di Vasta sul senso della sua scrittura. La Calabria è protagonista con i suoi paesaggi, le sue memorie e il suo passato culturale in altri suoi libri, tra cui “La Castellana” (1995) e “Cinquantasette secondi prima di morire” (2007).
