Comunità e vita concreta nel Libro dei Numeri

Il volume di Settembrini-Anselmo amplia e completa la ricerca svolta da Cardellini in passato

Esce per Paoline Editoriale Libri “Numeri 10,11 – 36-13. Nuova versione, introduzione e commento”, a cura dei teologi Marco Settembrini e Vincenzo Anselmo. Il volume aggiorna e completa lo studio iniziato dal compianto padre Innocenzo Cardellini, il quale aveva redatto un primo commentario del quarto libro della Bibbia cristiana nel 2013. I due esperti si sono avvalsi della miriade di approcci interdisciplinari, storico-critici e filologici dell’esegesi contemporanea, traducendo la versione ebraica (testo masoretico), annotandola e interpretandola nei particolari. La prima parte descrive la società dell’Antico Israele, mentre la seconda si concentra sul commento vero e proprio dei singoli versetti, tenendo presente le connessioni con il contesto culturale della letteratura postesilica, di epoca achemenide, e i legami con l’Antico e il Nuovo Testamento. Siamo abituati a chiamare il noto rotolo storico con il vocabolo “Numeri”, secondo la tradizione latina, perché all’inizio tratta dei numeri del censimento, a cui segue la narrazione della marcia degli Israeliti verso la Terra Promessa. In ebraico si usa la parola “bemidbàr” (“nel deserto”) che rimanda chiaramente ai quarant’anni trascorsi dagli Israeliti nel deserto, una volta usciti dalla terra d’Egitto, e a come questo luogo isolato li abbia raffinati e purificati, facendo emergere quanto portavano nel cuore e cosa intendevano fare nella Terra di Canaan. Emerge l’idea di una comunità ebraica (“edah”), descritta come il popolo eletto che ha accettato la legge di Dio, come forma di obbedienza verso di Lui che l’ha riscattato. La ricerca di Settembrini-Anselmo assume una certa rilevanza se si considera che, oltre all’opera sintetica di D.A.N. Nguyen, la letteratura accademica italiana ha sempre un po’ messo da parte il Libro dei Numeri. Quest’ultimo, in realtà, insegna a guardare, con interesse, alle grandi vicende storiche come a quelle di Mosè (simbolo della legge divina) e di Aronne (emblema del sommo sacerdote), ma insegna pure a guardare al futuro delle nuovi generazioni di leader, a cui appartengono Giosuè ed Eleazaro, chiamati a guidare il popolo d’Israele. Si ripone, quindi, ogni speranza nella generazione che viene, che deve farsi forza sull’insegnamento dei padri. La novità di questo testo sacro è che raccorda la narrazione dei patriarchi a quella dell’esodo, insieme a redazioni post-deuteronomiste comprendenti la conquista della terra tanto desiderata. Nello specifico, Settembrini ha tradotto e commentato, con competenza filologica, Nm 10, 11-20,29, concentrandosi sulla transizione dalla generazione dell’Esodo a quella che entrerà a Canaan, caratterizzata da sfide, disobbedienza e fedeltà a Dio. Anselmo, invece, ha focalizzato l’attenzione sui capitoli 21-36, riguardanti la parte finale del viaggio degli Israeliti nel deserto, la preparazione per entrare nella Terra Promessa e le leggi per la vita a Canaan. Il Libro dei Numeri presenta un certo grado di complessità, dovuto alle tante prospettive teologiche legate ai diversi gruppi sociali e religiosi presenti a Giuda o in diaspora (Egitto o Oriente). L’eterogeneità della comunità politico-religiosa in cui matura (sacerdoti, laici, leviti, popolo) ne rende ancora più ostica la lettura. Si avvertono, infatti, le posizioni di chi è legato al Tempio di Gerusalemme, i punti di vista di chi ha vissuto la diaspora, emergono le figure sacerdotali di Mosè, dei leader e degli anziani, oltre alle tensioni con i Leviti. Presenti anche gli stranieri nella moltitudine mista del popolo in peregrinazione, forse all’origine delle mormorazioni. Alcuni brani parlano anche di chi vive fuori Israele (tribù di Ruben, Gad e Manasse). Il Libro dei Numeri è stato redatto all’interno della comunità dell’Antico Israele da un gruppo di scribi, che l’aggiornarono in base all’evoluzione della situazione politico-culturale. Questi si sono avvalsi delle loro conoscenze mentali affini, e hanno creato dei collegamenti con i testi del Pentateuco e della letteratura profetica. Per questo motivo, unità letterarie divergenti e vari supplementi sono stati aggiunti e connessi fra loro. Un dato fondamentale è che il Libro dei Numeri riunisce racconti di natura sacerdotale e non sacerdotale, ma anche testi narrativi, legislativi e cultuali provenienti da diverse tradizioni e accostati senza uno schema preciso, presente invece nel Pentateuco. L’attualità di questo scritto sacro è che parla della concretezza dell’esistenza di chi vive lontano dalla patria, al confine o in transizione, e deve costruirsi un futuro dopo aver affrontato un viaggio, fatto di fatiche ma anche di benedizioni dal cielo.