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Report Svimez – Bcc 2025, la Calabria cresce al 5,2%
Si è svolto a Napoli, presso il Complesso monumentale di Santa Maria la Nova, il convegno “Banche di Credito Cooperativo, Istituzioni e Mezzogiorno. Un’agenda per lo sviluppo sociale e territoriale”, promosso dalla Federazione delle Banche di Comunità Credito Cooperativo Campania e Calabria. Nel corso dell’iniziativa è stato presentato il report “Misurare il valore dei territori. Il BCC Credit Index per i Comuni di Campania e Calabria”, realizzato da SVIMEZ e BCC, che analizza l’evoluzione economica del Mezzogiorno, il ruolo del credito cooperativo e introduce un nuovo indicatore per misurare la competitività territoriale dei 954 comuni di Campania e Calabria.
A illustrare i principali risultati della ricerca è stato Gaetano Vecchione, consigliere scientifico della SVIMEZ, che ha evidenziato come “il report offre un quadro del Mezzogiorno in grande crescita per il quarto anno consecutivo, in particolare in Campania e Calabria. L’economia va bene grazie soprattutto al tono espansivo delle politiche pubbliche, anche se permangono fragilità strutturali che riguardano la demografia, la migrazione dei giovani laureati e un tessuto industriale ancora poco sviluppato. Da questo punto di vista il tessuto creditizio di banche di prossimità delle BCC rappresenta un’importantissima leva e un moltiplicatore anche per la politica pubblica”.
Nel quinquennio il Mezzogiorno si conferma l’area più dinamica del Paese, con una crescita cumulata del +9,5%, contro il +7,1% nazionale e il +6,6% del Centro-Nord. Anche nel 2025 il Sud (+0,7%) cresce leggermente più della media italiana (+0,5%) e del Centro-Nord (+0,5%), secondo solo al Centro (+1,0%). Il differenziale favorevole riflette però fattori in larga parte irripetibili — l’onda lunga degli incentivi edilizi, l’effetto espansivo del PNRR nella sua fase più matura, la chiusura del ciclo di coesione 2014-2020 — più che un mutamento strutturale del divario.
Le due regioni mostrano traiettorie divergenti. La Campania registra la crescita cumulata 2021-2025 più elevata tra le regioni italiane, +11,3% (+0,9% nel 2025). La Calabria si ferma a +5,2% cumulato (+0,8% nel 2025), scontando un’economia meno diversificata e una più lenta uscita dalla lunga fase recessiva avviata nel 2008.
Un fattore di rischio specifico è la svolta protezionistica statunitense. Secondo le stime SVIMEZ, i dazi del 2025 potrebbero sottrarre all’Italia circa 6,3 miliardi di valore aggiunto e quasi 90.000 occupati, di cui 13.300 nel Mezzogiorno. Per la Campania — prima regione del Sud per export verso gli USA (1,93 miliardi) — l’impatto stimato è di -239 milioni di valore aggiunto e circa 4.700 occupati, concentrato in farmaceutica e agroalimentare; per la Calabria, di -31 milioni e 800 occupati, su una base export piccola ma ad alta specializzazione agroalimentare.
Le fragilità strutturali
Dietro i dati di crescita permangono fragilità profonde. Sul fronte demografico, le proiezioni SVIMEZ al 2050 indicano per il Mezzogiorno una perdita di 3,5 milioni di residenti: la Calabria scenderebbe da 1,83 a 1,47 milioni (-19,6%), la Campania da 5,59 a 4,67 milioni (-16,5%), entrambe ben oltre le medie nazionali. Continua l’emorragia di capitale umano qualificato: nel quinquennio più recente il Sud ha perso oltre 90.000 giovani laureati, con un saldo cumulato di -25.550 per la Campania e -12.617 per la Calabria; negli ultimi vent’anni la migrazione interna qualificata è costata al Mezzogiorno circa 132 miliardi di euro.Il mercato del lavoro, pur in recupero, resta segnato da bassa partecipazione — specie femminile, attorno al 32-33% nelle due regioni — da elevata precarietà e da una perdita reale di potere d’acquisto dei salari che nel 2021-2025 raggiunge il -9% in Italia e il -10,2% nel Mezzogiorno, la più ampia tra le grandi economie europee. Il divario infrastrutturale — sanità, alta velocità, accessibilità delle aree interne — completa un quadro in cui la Campania si conferma “Nord del Sud” mentre la Calabria sconta i ritardi più marcati.Le BCC: un credito di prossimità con effetto di addizionalità
Le Banche di Credito Cooperativo presidiano esattamente i territori che il mercato bancario tradizionale tende ad abbandonare. In Campania le BCC sono presenti in 106 comuni su 550 e in 52 comuni (il 10%) sono l’unico sportello bancario; in Calabria, in 57 comuni su 404, di cui 30 (il 7%) a presidio esclusivo. Senza la rete cooperativa, oltre 80 comuni delle due regioni resterebbero privi di qualsiasi intermediazione finanziaria fisica.In Campania le BCC destinano il 54% degli impieghi a imprese con meno di 50 addetti, contro il 31% del sistema bancario complessivo; in Calabria, il 52% contro il 25%: oltre 20 punti percentuali di scarto, ossia la quota di credito alle piccole imprese che resterebbe scoperta senza il presidio cooperativo. La specializzazione settoriale è coerente con l’economia reale dei territori, con una sovra-rappresentazione in commercio (+8 pp in Campania, +12 pp in Calabria), costruzioni e agricoltura. Tra il 2016 e il 2024 la raccolta BCC è cresciuta del 50% in Campania e del 53% in Calabria, oltre il doppio del ritmo del sistema bancario (+30% e +25%), con una distribuzione provinciale più equilibrata che trattiene il risparmio nelle aree interne.Il BCC Credit Index: competitività reale e fragilità persistenteIl BCC Credit Index è un indicatore composito che misura, per ciascuno dei 954 comuni e per sei anni (2018-2023), la competitività territoriale lungo tre dimensioni — economico-produttiva, socio-demografica e finanziaria — aggregando 15 indicatori. Il valore 100 rappresenta la media regionale dell’anno base sulla specifica dimensione.
I risultati delineano un miglioramento diffuso ma disomogeneo: la media sale di 3,5 punti in entrambe le regioni (Campania da 98,0 a 101,5; Calabria da 96,1 a 99,6), trainata dalle dimensioni economica e finanziaria. La posizione relativa resta però persistente: il 65% dei comuni rimane nello stesso quintile e i territori partiti da valori bassi vi restano. Alcune province che presentano i maggiori recuperi individuali, si trovano in arretramento nella quota di comuni di vertice. Ciò mostra che partire da lontano non basta a spostare il baricentro.Il segnale più rilevante per le scelte di credito è il sottoindice socio-demografico, l’unico che resta stagnante in entrambe le regioni. In 78 comuni campani (14%) e 79 calabresi (20%) peggiora tra il 2018 e il 2023, nella quasi totalità dei casi nonostante una crescita economica parallela: territori “buoni oggi, fragili domani”, dove il motore produttivo gira ancora ma la base demografica si assottiglia. È una vulnerabilità di lungo periodo destinata prima o poi a trasferirsi sulla qualità del portafoglio.
