Diocesi
Luciani (Ufficio Scuola e Irc): Il ruolo della scuola e del docente di religione, la “didattica delle emozioni”
Pubblichiamo la relazione integrale di Rodolfo Luciani, direttore dell’Ufficio Scuola e Irc dell’arcidiocesi di Cosenza – Bisignano all’incontro di formazione tenutosi lo scorso 3 luglio presso il palacultura “Giovanni Paolo II” di Rende. Nella prima parte della giornata il direttore Luciani ha commentato la Nota pastorale della Cei “L’insegnamento della religione cattolica. Laboratorio di cultura e dialogo”, pubblicata in data 25/11/2025, quale aggiornamento della precedente Nota pastorale del 1991, visti gli importanti cambiamenti intervenuti nei rapporti tra Stato e Chiesa con l’Intesa del 2012, nonché le numerose riforme che a partire dagli anni 2000 si sono succeduti nelle scuole di ogni ordine e grado.
Parlare oggi della funzione della scuola non è proprio facile, poiché molto spesso ci troviamo di fronte a visioni diverse da parte di docenti, di alunni e di genitori. C’è chi ritiene che la scuola debba formare l’uomo solo attraverso la cultura, considerandola uno spazio di passaggio di apprendimenti, di nozioni e di conoscenze; c’è, invece, chi ritiene fondamentale per la scuola la sua attività educativa, al pari della formazione culturale che riesce a dare ai giovani, proiettati verso gli studi universitari.
Nel nostro caso è d’obbligo fare prima riferimento alle caratteristiche richieste ai docenti per l’Irc, tenuti a prestare un servizio educativo in favore delle giovani generazioni che San Giovanni Paolo II ha definito un servizio “volto a formare personalità giovanili ricche di interiorità, dotate di forza morale e aperte ai valori della giustizia, della solidarietà e della pace, capaci di usare bene della propria libertà” (Discorso alla XXIV Assemblea della CEI).
Dunque un servizio educativo che intende rispondere alle domande dei giovani e offrire la possibilità di conoscere i valori essenziali per la loro formazione integrale. Visto che la grande maggioranza di genitori e di giovani scelgono di avvalersi dell’Irc, vogliamo augurarci che gli Idr cerchino di stabilire con gli alunni un rapporto più profondo e autentico, suscitando in loro domande religiose e bisogni spirituali.
Oggi, nonostante la profonda crisi che, insieme a tante altre istituzioni, investe anche la scuola, grazie anche a molti validi docenti insegnanti di religione o docenti di formazione cattolica di altra disciplina, si sta tentando di restituire alla scuola il suo compito di comunità educativa, dove la cultura sia sempre un servizio della persona e promozione di valori umani, civile e spirituali.
A tale fine non si può pensare all’insegnamento solo come una fredda trasmissione di conoscenze ma l’acquisizione nei giovani di senso critico e l’apertura dell’orizzonte del sapere all’intera esperienza umana, comprensiva delle esigenze interiori e spirituali, particolarmente viva nei giovani. All’interno di questa ampia prospettiva educativa e culturale, insieme a tutte le altre discipline si colloca l’Irc, offrendo il suo specifico contributo al pieno sviluppo della personalità degli allievi, mediante l’acquisizione della cultura religiosa e la cultura in generale.
L’Idr, quindi, non è un corpo estraneo al processo scolastico ma si inserisce armoniosamente nel contesto della vita della scuola, rispettandone finalità e metodi. In effetti l’Irc è un servizio educativo che non viene offerto solo agli alunni che si dichiarano cattolici ma a tutti gli alunni disposti a considerare i grandi problemi dell’umanità, nonché il ruolo che in questi problemi ha la realtà religiosa, accettando di confrontarsi con i suoi valori. Possiamo senz’altro affermare l’Irc risponde pienamente ai compiti propri della scuola pubblica, chiamata a favorire negli alunni l’attitudine al confronto, al dialogo, alla tolleranza e alla convivenza democratica, perseguendo così la loro crescita integrale. Tutto ciò poggia la sua forza sul fatto che il cattolicesimo è parte integrante del patrimonio storico e attuale di memoria, di valori, di esperienze, tramandato e vissuto dalla Comunità cattolica e che costituiscono l’identità del nostro Popolo nelle sue radici storiche e culturali. Peraltro il riferimento al Cattolicesimo offre alle famiglie e agli alunni che si avvalgono dell’Irc garanzia di un insegnamento culturale altamente formativo, presentando nel suo percorso non una cultura religiosa generica ma la conoscenza della cultura cattolica e della sua rilevanza culturale e storica nel nostro Paese.
Per quanto riguarda l’altra tematica di questo intervento, si può affermare che, pur tra contraddizioni e momenti di crisi, la Scuola è una istituzione fondamentale per la formazione dei giovani, a condizione che non le si dia un ruolo statico, se vogliamo fare i conti con la crisi che investe altre istituzioni fondamentali, a cominciare dalle famiglie i cui genitori, in molti casi separati, non riescono più a seguire la formazione dei figli soprattutto per motivi di lavoro, ma non solo; spesso, infatti, dobbiamo fare i conti con la disgregazione delle famiglie, per cui molti ragazzi e giovani hanno come ultima speranza di trovare accoglienza nella scuola, magari non trovano disponibili tutti i docenti a capirli e ascoltarli, ma sicuramente una buona parte dei docenti sono impegnati per una rifondazione e riqualificazione del loro ruolo e, pertanto, sono pronti ad accoglierli e a favorirne la loro crescita e formazione integrale.
Sicuramente vi saranno dei docenti più disponibili a cogliere le difficoltà degli alunni e a favorire un ambiente positivo ed inclusivo in classe, dove sarà più facile costruire una buona empatìa, chiave del successo di ogni educazione. Come insegnare la cooperazione e la condivisione agli alunni, come fare scuola in modo efficace, positivo, appassionato e divertente? Sicuramente occorre lavorare da subito per la promozione del benessere e la prevenzione del disagio, azioni di per sé fortemente educative.
Vedremo come ottenere subito dei risultati positivi utilizzando la Didattica delle emozioni, un particolare format educativo, studiato e validato scientificamente da diversi Atenei Universitari italiani e un Centro internazionale di biotecnologie avanzate. E’ stato verificato che l’applicazione di questo metodo incide anche su alcuni aspetti biologici degli allievi, assicurando uno sviluppo del cervello più sano, riducendo lo stress e l’aggressività, aumentando l’empatìa, la cooperazione e la condivisione, nonché sviluppando un sistema immunitario più efficace. Come accade da diverso tempo in tutti i settori della nostra vita, ognuno pensa di avere la ricetta o la soluzione in mano. Sarà colpa dei social o di una certa televisione, ma ogni volta che succede un evento di cronaca, c’è chi pensa di sapere tutto di tutto.
Anche sulla scuola e sull’insegnare ognuno esprime giudizi lontani tra loro e contrapposti, tanto da aver causato la rottura del patto educativo, determinando a volte liti e veri scontri fisici tra genitori e docenti. E’ difficile che vengano sentiti i pareri degli esperti e di chi ha vissuto nella scuola.
Vi sono però delle certezze che occorre ricordare:
– La formazione e l’educazione sono ambiti scientifici e occorre parlarne con tale consapevolezza. Non son sono sicuramente ambiti ideologici, morali, burocratici.
– L’educazione è una cosa seria, sia quella che si dovrebbe avere in famiglia, sia quella che dovrebbe aversi a scuola. Purtroppo negli ultimi anni tra questi due mondi, famiglia e scuola, non vi è continuità ma discontinuità, tanto che ad una caduta delle funzioni educative della famiglia, si propone alla scuola un recupero sempre più pressante. Tanti sono infatti i genitori che tendono ad invadere il campo della scuola e dei docenti, cercando di dettare leggi, disconoscendo il ruolo degli stessi insegnanti, difendendo sempre e comunque i propri figli, facendo ricorso al TAR per ottenere promozioni, anche spesso senza riuscirci. Possiamo affermare che la scuola è sotto attacco ma bisogna difenderla e non arretrare. Oggi non può più reggere la vecchia affermazione. “La famiglia educa, la scuola insegna”. Non è più così, la scuola deve educare; deve accompagnare gli alunni, sin da quando sono piccoli, ad essere autonomi, ad avere autostima, a gestire relazioni positive. Di questo c’è bisogno! Ne consegue la necessità di operare in tal senso:
– Rilanciare il concetto di scuola come comunità educante, non solo nella definizione, ma nei fatti; una scuola cioè che aiuti a crescere, che costituisca un’opportunità più funzionale alle esigenze dei nostri tempi. In altri termini occorre investire di più sulla scuola.
– E’ ovvio, però, che occorrono interventi legislativi a favore di tutti i docenti, in modo da portarli al passo con i tempi, ridefinendo ruoli, contratti, formazione e stipendi adeguati alle nuove competenze. Occorre anche fare chiarezza sul tema dell’educazione sentimentale, educazione al rispetto, educazione all’affettività e alle emozioni. Educare al rispetto, al sentimento e all’affettività è un’azione già intrinseca all’insegnamento e i docenti da sempre si muovono in questa direzione: attraverso le loro competenze, la loro esperienza, la loro sensibilità; attraverso anche i tanti contenuti delle discipline curriculari. Purtroppo non si parla affatto della dimensione scientifica e sull’utilità dei metodi che si basano sullo sviluppo dell’Intelligenza emotiva, raccomandata da Agenzie internazionali dedicate, compresa l’Organizzazione mondiale della Sanità. In questo momento storico, occorre accompagnare bambini e giovani dalla pulsione (volere tutto e subito) alle emozioni, più gestibili e più modulabili. Tutto ciò è il senso profondo di una scuola moderna ed efficace. Tali metodologie sono messe in atto in molte scuole europee, mentre in Italia è stato studiato e validato scientificamente un metodo di intervento chiamato “Didattica delle Emozioni”. Questo metodo ha delle evidenze scientifiche importanti, anche di ordine biologico. Ne consegue che occorre introdurre nelle scuole programmi di educazione emotiva, con evidenze scientifiche comprovate e chiare.
La “Didattica delle emozioni” è un intervento educativo da utilizzare in classe, finalizzato alla promozione del benessere e a prevenire situazioni di disagio. Il bullismo, la dispersione scolastica, l’abuso di tecnologia e degli strumenti elettronici. Abbiamo già detto che questo metodo di lavoro ha evidenze scientifiche, ci sono voluti circa venti anni per mettere a punto questo programma di intervento, in grado di produrre cambiamenti evolutivi profondi e duraturi nei bambini e nei giovani, in particolare nei giovanissimi. Le sperimentazioni hanno messo in evidenza come l’utilizzo delle tecniche proposte risulti tanto più efficace quanto più bassa è l’età del soggetto e, pertanto, sarebbe opportuno cominciare ad intervenire con questa metodologia prima dei tredici anni; si potrà verificare un aumento delle competenze emotive e ciò costituirà un fattore di protezione nel periodo dell’adolescenza, stabilizzandosi come tratto di personalità. Utilizzando questa tecnologia della Didattica delle emozioni in età precoce si aiutano i bambini a gestire pulsioni, stati d’animo e sensazioni.
In base alle sperimentazioni, è stato possibile verificare i seguenti risultati:
– I bambini potenziano esperienze emotive e cognitive che favoriscono l’emergere del sé e alcune competenze enfatiche;
– I preadolescenti aumentano sensibilmente l’efficacia della relazione con il gruppo dei pari e con gli adulti, proteggendosi da percorsi di sviluppo rischiosi;
– Gli adolescenti, con l’aiuto della Didattica delle emozioni, stabilizzano e consolidano l’identità del sé. Nelle sperimentazioni la Didattica delle emozioni si è rivelata uno strumento importante per gli alunni a riconoscere, gestire e modulare le emozioni, con funzioni protettive circa lo sviluppo della personalità. In sede di sperimentazione su alunni di 7- 8 anni, si sono misurati, attraverso tre prelievi della saliva, i valori di cortisolo ed altre sostanze dello stress, con risultati molto interessanti.
I livelli di cortisolo (l’ormone dello stress) si sono abbassati fortemente; questa diminuzione ha influito sulle condotte dei bambini, allenandoli ad una migliore gestione del proprio mondo emotivo. Si è verificato sperimentalmente che la minore produzione di cortisolo è associata ad uno sviluppo del cervello migliore, ad una diminuzione dell’aggressività, ad un aumento di condotte empatiche e cooperative, ad un aumento del profitto e perfino ad una maggiore efficienza del sistema immunitario. Possiamo concludere che l’utilizzo della didattica delle emozioni a scuola rende gli alunni più sani, più sereni. Più collaborativi, più empatici; il loro cervello, con meno concentrazioni di cortisolo, si sviluppa con più armonia e in modo più adattivo, derivandone maggiori competenze emotive, capacità di affrontare le frustrazioni, maggiore empatìa, più senso di appartenenza alla scuola, maggiore profitto.
Ovviamente dalla sera alla mattina non sarà possibile utilizzare una sperimentazione sulla base delle poche informazioni che abbiamo potuto cogliere sulla Didattica delle Emozioni e, tuttavia, questa veloce panoramica sull’argomento può essere utile per capire il comportamento dei nostri alunni che ogni anno sembrano avere qualche problema in più: più agitati, più indisciplinati, meno motivati, sempre annoiati e spesso indolenti e ai quali di studiare importa sempre meno.
Rodolfo Luciani – Direttore Ufficio Scuola e Irc Arcidiocesi Cosenza – Bisignano
