Cultura
Storia e tradizione della Vergine del Carmelo a Scala Coeli
Nel quaderno di Parola di Vita (n. 34) dal titolo La Madonna del Carmine. La storia e il culto a Scala Coeli, Raffaele Iaria, collaboratore del nostro giornale, ricostruisce la tradizione legata alla venerazione per la Vergine del Carmelo. Il suo rapporto affettivo e intimo con la mamma celeste, “ai cui piedi è cresciuto”, ha dato vita a questo volumetto, intriso di memoria e di spiritualità. L’autore parte dalla fondazione dell’Ordine dei Frati Carmelitani sul Monte Carmelo (fine XII – inizi XIII secolo), nel periodo dell’occupazione saracena della Palestina e delle spedizioni crociate, per poi ripercorre le diverse tappe del suo sviluppo e della sua affermazione in tutto il mondo. Dopo la sua nascita, la comunità mendicante consolida il suo carisma, incentrato sulla sequela Christi e sull’imitazione dell’esistenza monastica del profeta Elia. Tra il 1206 e il 1214 riceve, su sua richiesta, la “formula di vita” da Alberto, patriarca di Gerusalemme, che prevede, tra le altre cose, l’edificazione di una chiesetta dedicata a Santa Maria, diventata il cuore della spiritualità mariana dei “Fratelli della Beata Vergine Maria del Monte Carmelo”. Nel 1247 Innocenzo IV approva la Regola, apportando delle integrazioni allo stile di vita evangelico-apostolico dei fraticelli. La Solennità della Madonna del Carmelo, che ricorre il 16 luglio, esalta il dono dello Scapolare (o Abitino) del Carmine, l’habitus di Maria, donato dalla Vergine a san Simone Stock il 16 luglio 1251, simboleggiante la continua protezione della Madre di Dio e la devozione verso di Lei. I Pontefici, nel corso degli anni, hanno riconosciuto questa tradizione, e il Concilio Vaticano II ha addirittura confermato l’indulgenza plenaria, legata al culto carmelitano. Un’attenzione particolare è riservata all’arrivo dei Carmelitani in Calabria e, in particolare, alla venerazione per la Madonna del Carmine a Scala Coeli, comune dell’Alto Ionio Cosentino dov’è nato l’autore del testo. Qui è presente la chiesa matrice dedicata a Santa Maria Assunta, nella quale è conservata una statua della Madonna del Carmine, adorata come “figura materna simbolica” sia dagli scalesi, che vivono in questo centro, che dagli emigrati che hanno portato il costume religioso altrove. Iaria descrive la tradizione radicata nel suo paese, la chiesetta, la statua lignea a mezzo busto della Vergine del Carmelo e la sua storia iconografica, aggiungendo perfino delle preghiere, delle poesie e dei canti, scritti in onore alla Madonna, anche dagli scalesi. La prefazione del libro è a cura di mons. Maurizio Aloise, Arcivescovo di Rossano-Cariati, mentre la postfazione è a firma di Giovanni Grosso, archivista generale dei Carmelitani.
